Il deputato varesino Ferrara (M5S) boccia la legge sulle botteghe dei centri storici: “Senza fondi salviamo le vetrine e perdiamo i negozi”
Intervento alla Camera sulla proposta della Lega per la tutela del commercio di prossimità: «Obiettivi condivisibili, ma il fondo da 900 milioni ipotizzato nel 2022 è sparito»
Tutelare i centri storici e il commercio di prossimità è un obiettivo condivisibile, ma senza risorse si rischia una legge fatta solo di buone intenzioni. È la posizione del deputato varesino del Movimento 5 Stelle Antonio Ferrara, componente della Commissione Attività produttive della Camera. Ferrara è intervenuto nella discussione generale sulla proposta di legge A.C. 362-A, presentata dalla Lega, per la valorizzazione delle attività commerciali e artigianali nei centri storici.
Ferrara ha legato il tema al territorio: «Il problema riguarda direttamente anche Varese e tutta la sua provincia, da Busto Arsizio a Gallarate, da Saronno ai tanti piccoli comuni. Quando chiude una bottega non perdiamo soltanto un’attività economica, ma anche posti di lavoro, servizi di prossimità e un pezzo dell’identità delle nostre comunità».
La critica principale riguarda i finanziamenti. Secondo il deputato, il testo presentato dalla Lega nel 2022 prevedeva un fondo da 300 milioni di euro all’anno per tre anni, 900 milioni in tutto, mai stanziati. Dopo quasi quattro anni di lavori parlamentari quel fondo è stato eliminato. Ferrara ha messo a confronto questa scelta con i circa 13,5 miliardi previsti per il Ponte sullo Stretto: «Quando si tratta delle grandi opere i miliardi si trovano, mentre per i piccoli commercianti bisogna accontentarsi dei regolamenti».
Ferrara ha richiamato anche le associazioni di categoria. Secondo queste, la crisi del commercio di prossimità dipende da problemi strutturali: affitti in aumento, costi energetici e concorrenza delle piattaforme digitali. La maggioranza invece, secondo il deputato, punta soprattutto su prescrizioni comunali e distanze minime tra gli esercizi. «Peccato che le bollette non si paghino con le buone intenzioni», ha detto.
Durante l’esame in Commissione il M5S aveva proposto un fondo da 50 milioni annui per le botteghe storiche. Aveva chiesto anche 150 milioni all’anno per la riqualificazione energetica degli immobili commerciali, con l’obiettivo di favorire il ricambio generazionale e l’apertura di nuove attività da parte dei giovani.
Ferrara ha precisato che il suo partito non contesta gli obiettivi della legge e ne riconosce i miglioramenti introdotti in Parlamento: «Il pensiero è giusto, è la pratica che non convince. Non si salvano i centri storici stabilendo soltanto la distanza minima tra due negozi».
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