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Cocaina, sgominata banda di trafficanti e pusher: tre arresti nel Comasco

La Guardia di finanza ricostruisce oltre 3mila episodi di spaccio tra febbraio e giugno 2025. Secondo l’accusa, la droga veniva nascosta nelle auto e consegnata anche vicino a una scuola. Profitti stimati in oltre 120mila euro

Generico 28 Sep 2026

Un traffico di cocaina radicato nel Comasco, con oltre 3mila episodi di spaccio ricostruiti in pochi mesi e un giro d’affari superiore ai 120mila euro. È quanto emerge dall’indagine condotta dai finanzieri del Gruppo di Ponte Chiasso, con il supporto del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata, che ha portato all’esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti componenti di una famiglia di origine marocchina.

L’inchiesta, avviata nel 2025 e coordinata dalla Procura di Como, ha riguardato un gruppo che, secondo gli investigatori, sarebbe stato attivo da anni nel territorio provinciale. I provvedimenti sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari dopo gli interrogatori preventivi del 22 settembre. Due fratelli sono stati portati in carcere, mentre per un terzo sono stati disposti gli arresti domiciliari. Un quarto fratello risulta indagato.

Al centro dell’indagine una ditta individuale di Senna Comasco specializzata nel commercio di auto usate, intestata a uno degli indagati. Secondo la ricostruzione della Guardia di finanza, l’attività sarebbe stata utilizzata come base logistica per lo stoccaggio e la distribuzione della droga. Il titolare disponeva di un parco di circa cinquanta vetture che, secondo gli investigatori, sarebbero state utilizzate anche dagli altri componenti della famiglia per le consegne.

Per rendere più difficili i controlli attraverso i sistemi di lettura delle targhe, sulle auto sarebbero state utilizzate targhe prova. La cocaina, invece, veniva nascosta all’interno di appositi vani ricavati sulle vetture, tra cui il bocchettone del carburante. Uno dei fratelli, classe 1983, avrebbe avuto principalmente il compito di occuparsi dello stoccaggio e delle consegne, spesso direttamente in strada nei comuni di Como, Capiago Intimiano, Montorfano e Lipomo.

Le cessioni avvenivano anche in orario diurno e, secondo quanto ricostruito, il pusher indossava in alcuni casi una tuta da meccanico, così da confondersi con l’attività dell’autosalone.

Un altro aspetto dell’inchiesta riguarda le comunicazioni. Secondo la Guardia di finanza, il titolare della concessionaria avrebbe utilizzato i documenti forniti dai clienti per le pratiche relative all’acquisto delle auto, a loro insaputa, per attivare schede telefoniche destinate alle trattative per la droga.

Particolare attenzione è stata riservata alle cessioni avvenute nelle vicinanze di istituti scolastici. A Capiago Intimiano, in particolare, gli investigatori avrebbero accertato appuntamenti per la consegna delle dosi nei parcheggi adiacenti alla scuola primaria Giuseppe Verdi.

Le indagini, condotte attraverso intercettazioni e attività tecniche, riprese video, tracciamenti Gps, pedinamenti e servizi di osservazione, hanno consentito di ricostruire i ruoli dei diversi componenti del gruppo. Tra febbraio e giugno 2025 sarebbero state cedute oltre 3mila dosi di cocaina, per un profitto complessivo stimato in più di 120mila euro.

Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di detenzione, trasporto e cessione di sostanze stupefacenti, con l’aggravante delle condotte nei pressi di istituti scolastici. Al titolare dell’autosalone viene inoltre contestata la sostituzione di persona, in relazione all’utilizzo dei documenti della clientela per l’attivazione delle utenze telefoniche.

Dalle prime ore del mattino sono inoltre in corso perquisizioni a Como, Capiago Intimiano e Senna Comasco. Alle operazioni partecipano le unità cinofile antidroga e cash dog della Guardia di finanza, personale specializzato A.T.P.I. e un elicottero del Reparto aeronavale Lombardia.

I provvedimenti cautelari sono stati adottati sulla base degli elementi raccolti nella fase delle indagini e, come precisato dalla Guardia di finanza, per gli indagati vale la presunzione di innocenza fino alla definitività dell’eventuale sentenza di condanna.

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Pubblicato il 30 Settembre 2026
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