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Il disagio dei giovani? Lo psicologo Matteo Lancini lapidario: “Gli adulti se ne fregano”

Lo psicologo e psicoterapeuta ribalta il racconto sul disagio giovanile: «Magari gli adulti fossero solo distratti». E sulla scuola: «Funziona come nel 1923 ma non si può cambiare»

Primo giorno di scuola a Varese

Non è una questione di gap tecnologico e nemmeno di distrazione. Matteo Lancini, psicologo, psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro e docente universitario, sarà relatore agli Stati Generali della Scuola Digitale a Varese.  Interverrà nel panel “Non ci resta che l’intelligenza artificiale: adolescenti nell’epoca del bullismo degli adulti”.

Ci dedica pochi minuti, in un momento davvero difficile dove il mondo giovanile è sotto accusa, e la sua analisi è chiara: «la crisi del mondo giovanile ha una causa precisa: il mondo adulto». Un’analisi senza sconti, che parte dall’intelligenza artificiale e arriva fino al sistema scolastico e a quello pensionistico.

L’intelligenza artificiale e la “funzione materna” che manca

Come può l’AI diventare un’alleata degli adolescenti? «In questo momento svolge quella funzione materna che la politica, i genitori, la scuola e qualsiasi adulto non sanno svolgere –  spiega Lancini, che a questo tema ha dedicato un capitolo del suo libro (“Mentre cercavamo il padre è mancata la madre”). Per lo psicologo viviamo in una società che non legittima in nessun modo le emozioni dei giovani. L’AI invece ascolta sempre, aiuta a pensare i propri pensieri e a esprimere le emozioni negative. «Oggi nemmeno gli psicologi ti ascoltano più, trasformandosi in educatori».

È per questo, osserva, che chi soffre arriva a parlare di suicidio con un’intelligenza artificiale: con gli adulti non si può, perché «sono sempre impegnati a guardare il cellulare». Lancini non sa dove porterà questa tecnologia, ma sa perché oggi i ragazzi la cercano: è l’unica che ascolta.

«Magari fossero distratti»

Lancini respinge sia la tesi del gap tecnologico sia quella della distrazione degli adulti. «Magari fossero distratti. Esistono adulti che non hanno vergogna e fanno tutto quello che gli pare dalla mattina alla sera e se ne fregano dei giovani».

Lo psicoterapeuta non fa sconti:«Hanno disboscato il pianeta, chiuso cortili e giardini, vivono costantemente sui social, geolocalizzano i figli, li inquadrano fin dalla nascita, usano il registro elettronico. Poi, attribuiscono il malessere dei giovani ai trapper, alla musica, ai social, ma sono incuranti davanti alle immagini di violenza, guerre e devastazioni che accadono nel mondo».

Il paradosso, aggiunge, è evidente: «il Papa ha un profilo Twitter, si governano i mondi attraverso i social network, e insegnanti e psicoterapeuti di successo stanno sui social per parlare male dei social».

matteo lancini

Il prof Matteo Lancini

Da dove nasce lo stupore davanti alle ribellioni

Qui sta il punto che Lancini considera centrale: «lo stupore degli adulti davanti ai vandalismi, alle accoltellate, al nichilismo dei ragazzi nasce dal fatto che non li guardano davvero. I minori –  ricorda – sono sempre meno in Italia, non votano e finiscono al centro della cronaca solo quando c’è una violenza terribile. Non si parla quasi mai, inoltre, perché non «fa odio», dei ragazzi che si suicidano o si ritirano da scuola. Sono storie invisibili».

Più che tornare alla «vecchia sana relazione educativa», secondo lo psicologo bisognerebbe capire perché gli adulti ce l’hanno così tanto con i giovani.ì: «Instaurare una vera relazione educativa richiederebbe tempo e rinuncia: servirebbe che gli adulti si togliessero dal cellulare e dai social, chiudessero i gruppi WhatsApp dei genitori e costruissero un mondo in cui fanno qualcosa per e con i propri ragazzi».

Il consiglio agli adulti: tre volte la stessa domanda

Il suggerimento del professor Matteo Lancini è semplice e scomodo: «Prima di ogni intervento con un ragazzo, che si sia genitore, insegnante, psicologo, politico, educatore, allenatore o parroco, ci si dovrebbe chiedere tre volte: “Lo sto facendo per me o per te?”. Se l’adulto avesse un minimo di coscienza e di umanità, risponderebbe “per me”, e ,a quel punto dovrebbe chiedere scusa. Se invece volesse davvero fare qualcosa per il ragazzo, dovrebbe togliersi qualcosa e aggiungere a loro. Servirebbero dei «no» per gli adulti: il mondo adulto ha perso etica e sistema valoriale, ma continua a vietare ai ragazzi».

La scuola: «Funziona come nel 1923»

Per questo giudica inefficace il divieto dei cellulari in classe, una misura che non educa. «Parlare dei cellulari serve a distrarre dal vero problema: la scuola italiana funziona come nel 1923, quando fu fondata, all’epoca di Gentile. Invece di parlare della scuola si parla del telefono. Invece di parlare degli insegnanti, di cui almeno la metà non voleva fare questo mestiere, si discute di social».

Esistono, riconosce, docenti che provano a fare qualcosa, c‘è qualche dirigente che innova ma se prova a fare una scuola per gli studenti e non per gli adulti, “viene cacciato in un minuto”.

«La scuola –  afferma –  è oggi il luogo che crea più disagio di ogni altra esperienza nelle nuove generazioni».
È un modello basato sul nozionismo puro: «Gli studenti memorizzano e ripetono cose che trovano in Internet, spiegate da insegnanti più bravi dei loro. Ma usciti dalla scuola dimenticano tutto. Non perché siano «dementi digitali», ma perché stanno liberando memoria, che non serve loro, per iniziare a vivere in questo mondo».

Le istruzioni per cambiare la scuola

Lo psicologo ha una sua ricetta  ed è convinto che funzionerebbe meglio di quanto fatto in anni di studi dai Ministri dell’Istruzione e del merito: « Innanzitutto occorre abolire le materie. Le discipline «non le ha avute Mosè sul Monte Sinai»: sono una suddivisione arbitraria del sapere, nata prima di Internet. Al loro posto si devono inserire nuove aree di sapere».

Superare la valutazione numerica: « È il  segnale della massima insicurezza e fragilità dell’adulto, che fa passare la voglia di studiare fin dal bollino rosso o verde delle elementari. La valutazione dev’essere qualitativa: quando sbagliano, hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a capire come migliorare».

Insegnare a fare le domande: «Le aziende non assumono più chiedendo quando è nato Freud o facendo recitare Pascoli, ma chiedendo al candidato di fare tre domande: se sono quelle giuste, lo assumono».

Il professor Matteo Lancini si dichiara contro il divieto della tecnologia in classe: «Gli insegnanti più bravi fanno tradurre subito il testo all’intelligenza artificiale e dedicano l’ora a spiegarne difetti e limiti, a chiedersi quale sarà il ruolo del traduttore in futuro. Altri leggono con gli studenti un libro che non hanno mai letto, la tecnica si chiama “vuoto degli apprendimenti” ed è  l’unica metodologia che serve oggi».

Perché non cambierà: il sistema pensionistico

Se tutto questo è noto, perché non si fa? «Perché è un sistema blindato». Lancini cita i 1.200.000 dipendenti del ministero, «l’industria più grande d’Europa», e gli 800.000 insegnanti: una macchina che tiene insieme il sistema pensionistico del Paese e che non si può toccare finché sarà così. A questo si somma la contraddizione dei genitori, che lavorano in un mondo diverso ma vogliono una scuola identica a quella che hanno frequentato loro, senza smartphone e senza intelligenza artificiale. «Ecco il piano perfetto per rendere disperati dei ragazzi».

Il professor Lancini interverrà agli Stati Generali della Scuola digitale

13/11/2026 · 09:45

Non ci resta che l’IA: essere adolescenti nell’epoca del bullismo degli adulti
Relatore con Loredana Cirillo
Sala Convention Villa Napoleonica – Ville Ponti – Piano Terra

13/11/2026 · 10:50

Firma copie con Loredana Cirillo, Emanuele Frontoni, Giuseppe Lavenia
Open space Villa Napoleonica – Ville Ponti – Primo Piano

Via Confalonieri, 5

Castronno

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Alessandra Toni
alessandra.toni@varesenews.it
Sono una redattrice anziana, protagonista della grande crescita di questa testata. La nostra forza sono i lettori a cui chiediamo un patto di alleanza per continuare a crescere insieme.
Pubblicato il 21 Ottobre 2026
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