I tempi del Ruvido: da Saronno ai grandi palchi la memoria e la lezione della musica indipendente italiana
Mentre Saronno si prepara a rendere omaggio a Cristiano Baldo con due giorni di concerti, il consigliere comunale Mauro Rotondi ricorda una stagione d’oro in cui la provincia lombarda era un vulcano elettrico in ebollizione
Ad un anno dalla scomparsa di Cristiano “Ruvido” Baldo, Saronno si prepara a rendergli il dovuto omaggio. Per capire chi è stato il Ruvido non basta ricordarlo come manager di palco di razza di cantanti e gruppi oggi conosciuti e meno conosciuti: occorre raccontare la storia della scena indipendente italiana di allora e di cui Cristiano era un protagonista attivo. Sui palchi di tutta Italia per lui la musica non è mai stata una scelta lavorativa, ma un modello di vita rigoroso, etico e viscerale, ancorato ai valori politici e sociali della Socialdemocrazia.
Uomo chiave dietro le quinte, Cristiano univa una competenza smisurata a una straordinaria capacità organizzativa. È stato manager di palco e pilastro logistico per le più importanti realtà del rock nostrano, dai Punkreas a Omar Pedrini. Era la garanzia assoluta che sul palco la macchina della produzione funzionasse alla perfezione. Professionista impeccabile, era Ruvido solo di nome e in apparenza, in realtà era di rara generosità. Per i musicisti era un compagno di strada di cui fidarsi ad occhi chiusi. Amante dei leggendari The Clash, che aveva conosciuto di persona, portava ovunque quell’etica combat appresa dalla lezione del punk-rock britannico: tra palco e mixer, mai sul piedistallo. I suoi racconti al Bar al ritorno dalle sue tourneè avevano qualcosa di unico. Da luì sapevi retroscena e le anticipazioni
Gli anni ’90 e 2000
Parlare dei “tempi del Ruvido” significa mappare una stagione d’oro in cui la provincia lombarda, le province italiane, le periferie metropolitane non erano un deserto di centri commerciali e di dormitori, ma un vulcano elettrico in ebollizione, stretti tra la voglia di emergere ed esprimersi e le insidie della droga e di un clima politico spesso tormentato, Ruvido non solo era artefice tecnico di quel movimento, ma anche un cittadino esemplare che portava con coerenza la stessa identica dedizione nel volontariato della Croce Azzurra di Rovellasca.
Era l’era delle Fanzine, del Bar Tabacchi di via Larga, dei circoli ARCI e dei centri sociali, delle Feste dell’Unità e delle feste popolari come Festoria a Saronno di cui Cristiano è stato motore. Si suonava tanto e si sperimentava nelle sale prove e nei seminterrati, i festival erano autoprodotti nei prati e nei parcheggi di cemento.
Una rete potente che vedeva sul palco la colonna sonora di una generazione: Afterhours, Gang, Timoria, Subsonica, Diaframma, Casino Royale, Strike, CCCP, Ritmo Tribale e Punkreas a un giovane d’oggi magari non dicono niente ma hanno fatto la storia della musica indipendente italiana. In totale libertà, non condizionata dal mercato. Nessun grande sponsor: le feste si reggevano sulle braccia dei volontari; chi montava i palchi, chi serviva in cucina, chi puliva i prati all’alba.
La politica dell’essenziale e l’eredità per la città
Da cittadini che guardano a Saronno con una precisa visione sociale, la vita di Cristiano Ruvido definisce cos’è — e cosa dovrebbe ancora essere — la vera cultura popolare: accessibilità reale con concerti gratuiti o a prezzi accessibili, spazi per fare musica e arte, partecipazione dal basso e solidarietà concreta contro l’isolamento.
Proprio per celebrare questa immensa eredità umana e professionale, sabato 26 e domenica 27 settembre al Parco ex Seminario prenderà vita “Ruvido Live’n’Loud”. Una maratona di musica dal vivo a ingresso libero che vedrà riuniti tantissimi compagni di viaggio del Ruvido, dai Punkreas a Omar Pedrini a tutti gli artisti. Il ricavato dell’evento e delle magliette sarà interamente devoluto alla Croce Azzurra ODV di Rovellasca..
Oggi molti spazi storici hanno chiuso e la burocrazia rischia di soffocare le iniziative indipendenti; ricordare i tempi del Ruvido significa rivendicare un modello di città e di comunità: il bisogno di spazi pubblici aperti ai giovani, di luoghi dove il “rumore” sia riconosciuto come socialità positiva. Da soli non siamo niente, insieme si costruisce il futuro.
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