Quanto pesa un commento sotto una foto? Cosa succede quando si viene esclusi da una chat? Quanto conta chi ha visualizzato una storia, chi ha risposto, chi invece ha scelto di ignorarla? E soprattutto: quanto di tutto questo arriva agli adulti?
È da queste domande che nasce “Connessioni fragili”. Il progetto promosso da Anche Io APS, in collaborazione con VareseNews e Materia, prova a entrare nella vita digitale degli adolescenti da una prospettiva diversa: non spiegando ai ragazzi come dovrebbero usare internet, ma cominciando ad ascoltare come lo vivono.
Il primo passo è un questionario completamente anonimo rivolto ai giovani tra i 15 e i 20 anni della provincia di Varese.
Non vogliamo sapere come si chiamano o che scuola frequentano. Chiediamo invece di raccontare esperienze, sensazioni e situazioni vissute attraverso social, chat e relazioni digitali, il rapporto con la propria immagine, il giudizio degli altri, le amicizie e le relazioni online, i conflitti, l’esclusione, il cyberbullismo, il sexting. In altre parole, quello che accade dentro una parte della vita quotidiana che spesso rimane fuori dallo sguardo degli adulti.
Digitale non è il contrario di “vita reale”
I numeri aiutano a capire la dimensione del fenomeno. Secondo i dati richiamati nel progetto, quasi la metà degli adolescenti italiani tra gli 11 e i 19 anni trascorre oltre cinque ore al giorno online, mentre nella fascia tra i 17 e i 19 anni praticamente tutti hanno almeno un profilo social. Ma il punto non è stabilire se siano troppe o poche.
Per chi oggi ha quindici, sedici o diciotto anni, la vita digitale non è una parentesi separata dalla cosiddetta vita reale. È uno dei luoghi nei quali si costruisce la propria identità, si cercano conferme, si fanno amicizie, ci si innamora, si litiga e, a volte, si soffre.
Eppure una parte importante di ciò che accade lì resta invisibile. Il progetto nasce proprio dalla constatazione che conflitti, esposizione, giudizio e fragilità vissuti online spesso non trovano uno spazio nel quale essere raccontati e compresi.
Tre sguardi sulle stesse storie
Le testimonianze raccolte non resteranno dentro un questionario. Saranno affidate a un gruppo di professioniste che le leggerà da prospettive differenti.
La psicologa Federica Basile lavorerà sulla dimensione emotiva e psicologica delle esperienze raccontate. La pedagogista Barbara Boggio porterà lo sguardo educativo e relazionale. L’avvocata Marisa Maraffino, che si occupa anche di reati informatici, privacy e cyberbullismo, aiuterà invece a leggere gli aspetti giuridici e le responsabilità che possono nascondersi dietro comportamenti vissuti online.
L’idea è semplice: una stessa storia può avere molti livelli. Può dire qualcosa di come ci si sente, di come si costruiscono le relazioni e, in alcuni casi, anche di ciò che è lecito oppure no.
Il progetto prova a tenere insieme questi sguardi senza trasformare le esperienze dei ragazzi in casi da studiare, ma facendo emergere ciò che possono raccontare di una generazione.
Dallo schermo al palcoscenico
Poi quelle storie cambieranno forma. Diventeranno contenuti giornalistici ma soprattutto arriveranno a teatro.
A lavorare sulla restituzione scenica sarà Al Borde, compagnia teatrale di Milano, che trasformerà le testimonianze raccolte in materiale drammaturgico, mantenendo un legame con le esperienze dalle quali tutto è partito.
Ed è forse questo il passaggio più particolare di “Connessioni fragili”: una storia raccontata da soli, davanti a uno smartphone e protetti dall’anonimato, potrà diventare qualcosa in cui altri ragazzi, genitori o insegnanti possono riconoscersi.
Il percorso porterà infine a momenti pubblici aperti alle scuole e alla comunità, nei quali il lavoro delle professioniste, il racconto giornalistico e il teatro si incontreranno in uno spazio di confronto.
Un territorio che si interroga sulla vita digitale dei ragazzi
“Connessioni fragili” nasce in un momento in cui anche il territorio varesino sta cercando nuovi strumenti per affrontare il rapporto tra giovani e digitale. Nel febbraio 2026 la Prefettura di Varese ha promosso i Patti digitali di Comunità, coinvolgendo istituzioni, scuole e università in un’alleanza educativa attorno all’uso di smartphone e social media.
Il progetto si muove sullo stesso terreno, ma scegliendo una strada complementare: partire dalle voci dei ragazzi.
Non soltanto dalle regole che gli adulti ritengono necessarie, dunque, ma da quello che gli adolescenti vivono realmente nelle loro relazioni digitali.
Il sostegno della Fondazione Comunitaria del Varesotto
“Connessioni fragili” è realizzato con il sostegno della Fondazione Comunitaria del Varesotto, nell’ambito di Cultura per il Sociale 2026. Un sostegno che permette di mettere in rete competenze e realtà del territorio e di utilizzare la cultura come strumento per far emergere e condividere bisogni che spesso rimangono sommersi.
Il questionario anonimo rivolto ai ragazzi tra i 15 e i 20 anni è già online ed è il punto di partenza dell’intero percorso.
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