Bullismo, un anno dopo Simone ha ripreso in mano la sua vita
Lo scorso anno il gorlese Simone Lorenti, giovanissimo appassionato di pattinaggio artistico a rotelle, aveva denunciato in un libro il bullismo subito proprio a causa della sua passione sportiva. A distanza di un anno, ecco com'è cambiata la sua storia
Una storia di rinascita e resilienza per un giovanissimo ragazzo di Gorla Minore che ha conosciuto il bullismo ed è sopravvissuto. Anzi, ha saputo trasformare il dolore in una storia di rinascita, condividendola con chi aveva attorno e cercando al contempo di trovare la sua strada.
È quanto successo a Simone Lorenti, 18enne che dalla Valle Olona, dove è cresciuto, ha girato un po’ ovunque raccontando la sua esperienza.
Nel 2024, con un gesto a metà fra il bisogno di salvarsi e quello di aiutare altre ragazze e ragazzi come lui, iniziò a scrivere.
Pagina dopo pagina, le sue parole divennero “Per sempre“, un libro in cui – senza veli e senza finzioni – si metteva a nudo, spiegando come la sua passione sportiva – il pattinaggio artistico su rotelle – seppe scatenare in alcuni suoi coetanei la voglia di isolarlo, farlo sentire inadeguato, in pratica bullizzarlo, per quello sport considerato “da femmine”.
E poco importava che Simone, intanto, con talento e allenandosi con costanza avesse ottenuto riconoscimenti e premi (nel 2022 e nel 2023 Simone è diventato campione nazionale nella sua categoria e nel 2024 è potuto entrare ufficialmente nella Federazione Italiana, ndr), poco importava – soprattutto – che quelle vessazioni lo facessero soffrire.
Simone attraversò momenti difficili, pensieri negativi, fino a trovare in sé – anche grazie al supporto della sua famiglia – la forza di reagire.
Mi chiamo Simone, ho 17 anni e vi racconto cosa è il bullismo
Il libro “Per sempre” e l’intervista a Varesenews furono alcuni passaggi fondamentali di questa rinascita, tasselli di un percorso che, un anno dopo, lo ha portato a scrivere un capitolo tutto nuovo della sua vita.

«L’ultimo anno è stato davvero denso di esperienze. È iniziato con la pubblicazione del mio libro, che mi ha portato a presentarlo in contesti diversi, anche attraverso un evento alla mia scuola di inglese. Ci fu poi la serata all’auditorium di Gorla Minore, dove raccontai la mia esperienza e diversi esperti parlarono di bullismo, approfondendo questo tema di cui, secondo me, si discute ancora troppo poco. Erano presenti Vincenzo Vetere di ACBS (Associazione Contro il Bullismo Scolastico ODV, ndr) e l’avvocato Stefano Solida dello studio Isolabella, che aveva discusso degli aspetti legali e la tutela per le vittime di bullismo. Insieme a loro, le ballerine della scuola Contemporaneamente Danza: Pro loco Gorla Minore ebbe la capacità di creare un evento molto bello, che porto nel cuore – confida Simone con emozione – Nel frattempo ci sono state le interviste e gli articoli sui vari giornali online e anche la presentazione del libro a Radio 24».


Il ragazzino, passo dopo passo, ha lasciato spazio a idee di adulto: «Parallelamente a tutto questo, ho iniziato a pensare sempre di più al mio futuro professionale. Ho aperto la partita IVA come graphic designer e fotografo freelance e ho creato un mio studio per le consulenze, a Gorla Minore, che si chiama SIMIDEA. È un progetto nel quale sto cercando di mettere insieme competenze, creatività e idee, con l’obiettivo di costruire qualcosa di concreto e guardare avanti».
«Anche la radio continua a far parte di questo percorso: ho partecipato a Story Time, dove ho raccontato SIMIDEA, i suoi obiettivi e i progetti che vorrei sviluppare in futuro. La puntata verrà trasmessa il 12 settembre. Insomma, è stato un anno pieno, fatto di tante esperienze diverse, ma con un filo conduttore molto chiaro: partire da ciò che sono stato e ho vissuto per iniziare a costruire il mio futuro attraverso il lavoro».
Simone smette di parlare, si alza e si avvicina alla finestra. Guarda fuori, con lo sguardo deciso, ma sereno.
Dentro di lui, da qualche parte, c’è il ragazzino che ha conosciuto il bullismo e ne ha sofferto.
Che ha avuto paura di non farcela, ma poi, ha rialzato la testa, scegliendo di prendersi cura di quel ragazzino spaventato. Un anno dopo resta ferma la sua volontà di essere un punto di riferimento per chiunque affronti questa pericolosa palude di odio.
E, intanto, di andare avanti e di credere in se stesso.
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