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Anche a Uboldo il nodo data center: l’opposizione contesta i tempi troppo rapidi della Giunta

Il Consiglio comunale ha approvato l'avvio della procedura per l'area ex Lazzaroni ma Uboldo Civica contesta la rapidità dell'iter, mentre il tema si inserisce nel dibattito che sta infiammando la Lombardia, da Cesate a Bollate

Ex Lazzaroni Uboldo

Anche Uboldo si aggiunge alla lunga lista di Comuni lombardi alle prese con il tema dei data center. Il Consiglio comunale ha approvato l’avvio della procedura che potrebbe condurre alla realizzazione di un impianto nell’area dell’ex Lazzaroni, uno dei siti dismessi più significativi del paese, la cui rigenerazione era attesa da un ventennio.

Il progetto e i numeri

La proprietà dell’area ha deciso di avviare la procedura regionale, un percorso che, secondo quanto riportato, porterebbe nelle casse del Comune di Uboldo 1 milione e 80mila euro di oneri di costruzione, a cui si aggiungerebbero ulteriori 4 milioni e 700mila euro per opere pubbliche. Il progetto non seguirà una semplice procedura edilizia, è stato spiegato dall’Amministrazione comunale, ma sarà sottoposto a una verifica di impatto ambientale di competenza ministeriale e a tutti i passaggi previsti dalla normativa nazionale e regionale.

Proprio in virtù dei vantaggi economici e della prospettiva di rigenerazione urbana dell’ex Lazzaroni, l’amministrazione del sindaco Luigi Clerici ha scelto di aderire alla proposta, cambiando la destinazione d’uso dell’area, da terziaria a produttiva.

Le critiche dell’opposizione

Di parere diverso il gruppo di opposizione Uboldo Civica, che contesta soprattutto i tempi con cui la pratica è stata istruita. Secondo la ricostruzione del gruppo, il passaggio dalla perizia della proprietà all’approvazione in Consiglio si sarebbe consumato in appena dieci giorni: dalla perizia del 18 luglio, all’istanza del 20, fino all’atto unilaterale, al parere tecnico favorevole e alla delibera del 28 luglio.

Per Uboldo Civica si tratta di una scelta che privilegia gli interessi del privato rispetto a un confronto più ampio con cittadini e Consiglio, tanto più mentre a livello nazionale è in discussione una legge dedicata proprio ai data center, che avrebbe potuto fornire un quadro normativo più definito prima di procedere. Il gruppo chiede quindi tempi più adeguati e maggiore chiarezza sui benefici concreti per la comunità e sugli impatti dell’intervento.

Un caso non isolato

Il caso di Uboldo si inserisce in un dibattito che negli ultimi giorni è esploso in diversi Comuni dell’area a nord di Milano. A Cesate, dove è previsto un impianto da 100 megawatt lungo circa 300 metri, il gruppo di minoranza Cesate Insieme ha chiesto che vengano diffusi i dati su consumi d’acqua, rumore, emissioni, calore prodotto e impatto sulla rete elettrica prima dell’approvazione del piano attuativo in Consiglio comunale. A Bollate, il progetto di Cassina Nuova aveva portato a un ricorso al Tar da parte di Legambiente Lombardia, poi ritirato dopo un accordo su compensazioni ambientali. Vicende simili riguardano anche Paderno Dugnano e Magenta, dove nell’area dell’ex Novaceta è in corso la valutazione di impatto ambientale per un campus di cinque edifici destinati ai server.

La contestazione è arrivata anche a livello più ampio: mercoledì scorso, a Rho, oltre 150 persone hanno partecipato a un’assemblea pubblica promossa dal Centro Sociale Fornace per chiedere una moratoria sui nuovi data center nel Rhodense e in Lombardia.

Il tema si intreccia con la nuova legge regionale sui data center, in vigore dal 20 giugno, che pur introducendo criteri e priorità per le aree dismesse è stata criticata dalle opposizioni in Regione per l’assenza di vincoli più stringenti sul consumo di suolo.

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Pubblicato il 04 Agosto 2026
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