Oltre 5mila persone a Solferino per la Fiaccolata: l’abbraccio globale della Croce Rossa
Il movimento si riunisce nel luogo simbolo per celebrare l'umanità e sostenere le popolazioni colpite da sismi e conflitti. Il presidente Valastro: "L'aiuto non ha confini, il dolore non è solo nei libri di storia"
Più di 5 mila persone si sono ritrovate a Solferino (Mantova) per celebrare la nascita del Movimento della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Quattro giorni di eventi che hanno visto volontari, arrivati da ogni angolo del mondo, confrontarsi sulle sfide umanitarie dei nostri giorni.
La novità di questa edizione è il Villaggio CRI, allestito in quella che diventerà la sede stabile per i prossimi anni. Uno spazio di incontro dove, tra tavole rotonde e momenti di approfondimento, è emersa con chiarezza la dimensione internazionale del Movimento. Erano presenti rappresentanti di circa 60 Società Nazionali, uniti nel discutere la protezione dell’azione umanitaria.
Il momento più atteso è stato la storica Fiaccolata di sabato sera. Migliaia di luci hanno illuminato il percorso da Solferino a Castiglione delle Stiviere, trasformando la strada in un lungo corteo di solidarietà.
In Piazza Castello, la Presidente della Federazione Internazionale (IFRC), Kate Forbes, ha lanciato la campagna globale “Light in the darkness”. Un invito a riflettere concretamente su come rafforzare la pace.
«Mentre camminiamo insieme oggi, ricordiamo che non stiamo semplicemente seguendo le orme di chi ci ha preceduto. Stiamo portando avanti una fiamma che ci è stata affidata: una fiamma di umanità, compassione e pace. E mentre oggi portiamo le nostre luci, ricordiamo anche che questo viaggio non finisce a Solferino» ha dichiarato Forbes.
Il Presidente della Croce Rossa Italiana, Rosario Valastro, ha ricordato le origini del Movimento, riportando il pensiero al 25 giugno 1859. Un momento storico in cui, tra la sofferenza dei soldati, nacque l’idea di un soccorso senza discriminazioni.
«Cambiano le sofferenze, cambiano i disastri, ma il percorso è sempre lo stesso: è quello del 25 giugno del 1859. La battaglia di Solferino era finita; un esercito se ne andava vittorioso, mentre un altro era in rotta, e i feriti sapevano di non doversi aspettare alcun aiuto, alcuna compassione. Come i vulnerabili di oggi: sanguinanti, umiliati, privati della loro dignità, addirittura moribondi, continuavano ad essere considerati dei nemici. Lo erano per tutti, tranne per quei primi soccorritori che si misero a disposizione senza discriminare nessuno» ha sottolineato Valastro.
Il Presidente ha poi ribadito l’impegno costante dell’organizzazione, ricordando che il dolore non appartiene solo al passato.
«In questo percorso ci sono i veri vincitori. Sono gli uomini e le donne capaci di vedere le sofferenze di un altro uomo, di un’altra donna; capaci di portare aiuto e di ascoltare. Noi non ci metteremo il cuore in pace mai, e continueremo a dire che non occorre lasciare solo nessuno, che occorre lasciare agire la Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa ovunque, perché l’aiuto non ha confini. Occorre capire che le immagini di devastazione che vediamo non sono lontane, e il dolore non è confinato nei libri di storia» ha aggiunto.
Il discorso di chiusura è stato anche un momento di vicinanza internazionale. Valastro ha rivolto un pensiero alla popolazione del Venezuela, colpita nei giorni scorsi da un devastante sisma.
«Con queste fiaccole camminiamo insieme a chi scappa dalle guerre e dalle sofferenze, e camminiamo assieme a tutte le nostre colleghe e ai colleghi che in Venezuela si sono dati da fare da subito per aiutare chi ha perso tutto» ha concluso il Presidente della CRI.
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