Disabilità e lavoro, il divario che l’Italia non può più ignorare
In Italia solo un occupato su tre tra le persone con disabilità: un gap di 25 punti rispetto al resto della popolazione che i dati delle nuove generazioni rendono ancora più urgente
Quasi tre milioni di persone con disabilità in Italia, un tasso di occupazione che si ferma a un terzo rispetto al 60% e oltre della popolazione senza disabilità, un divario che supera i 25 punti percentuali. Sono i dati che Aldo Montalbetti, esperto di cooperazione sociale, ha portato all’attenzione con un recente post su LinkedIn, tracciando il quadro di una delle principali criticità sociali del Paese.
Ma i numeri che pesano di più riguardano le nuove generazioni. Negli ultimi cinque anni gli studenti con disabilità certificata sono aumentati di circa 75.000 unità, raggiungendo quasi 359.000 alunni. Un incremento del 26%, con un’incidenza che è salita al 4,5% della popolazione scolastica. Le tipologie prevalenti riguardano disabilità intellettive, disturbi dello sviluppo psicologico e disturbi dell’apprendimento e dell’attenzione. Ragazzi che tra qualche anno busseranno alle porte del mercato del lavoro con bisogni complessi, spesso inediti per le strutture che dovrebbero accoglierli.
Il quadro demografico più ampio non semplifica le cose. Secondo un’analisi pubblicata da Equilibri Magazine, l’età media della popolazione italiana ha raggiunto i 47,1 anni nel 2025, il dato più alto in Europa, e le proiezioni per il 2035 la collocano stabilmente sopra i 50 anni. Le nascite, già scese a 355.000 all’anno, potrebbero calare ulteriormente fino a 250.000 o meno. Una società che si restringe e invecchia è anche una società in cui i servizi di cura e inclusione rischiano di essere schiacciati da una domanda crescente senza le risorse umane per sostenerla.
È in questo contesto che la cooperazione sociale di tipo B è chiamata a ripensare il proprio ruolo. Non più a gestire una domanda in calo, come Montalbetti osserva, ma a prepararsi a rispondere a bisogni sempre più articolati: percorsi personalizzati, accomodamenti ragionevoli, strumenti capaci di integrare lavoro, relazioni e progetto di vita. Una sfida che richiede investimento, visione e la capacità di tenere insieme urgenza del presente e orizzonte del futuro.
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