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La Spagna che non conosciamo: Roberta Cavaglià racconta il Paese oltre gli stereotipi

Lunedì 1 giugno l'autrice sarà a Materia Spazio Libero di Castronno per raccontare cosa sta succedendo nella penisola Iberica e presentare il suo libro

Generico 25 May 2026

«Oggi, la Spagna è diversa sul serio. Non è più il Paese della paella, della corrida e del flamenco. O meglio, è ancora tutto questo, in alcuni luoghi, ma è anche molto di più. È un Paese variegato e diviso, spesso sottovalutato, specialmente dall’Italia, ossessionata dal “sorpasso” economico.»

Con queste parole Roberta Cavaglià apre, e in qualche modo sigilla, il senso di La Spagna è diversa (People, 2026), un saggio che arriva in libreria nel momento in cui il dibattito pubblico italiano sulla penisola iberica è al massimo dell’intensità e, forse proprio per questo, al minimo della profondità. Un libro necessario, scritto da una giornalista che da anni segue la Spagna con la cura e la pazienza di chi sa che capire un Paese richiede tempo, contesto e la disponibilità a farsi sorprendere.

Cavaglià, autrice della newsletter Ibérica, da cui questo volume è nato, costruisce il libro come un reportage per luoghi. Ogni capitolo parte da un luogo fisico preciso: il cimitero di El Mocanal alle Isole Canarie, una strada di Barcellona, un villaggio della Castiglia, le piste da sci di Navacerrada. Da lì si allarga, con metodo e rigore, verso le grandi questioni strutturali del Paese. È una scelta narrativa efficace, che restituisce al lettore la sensazione di muoversi davvero dentro la Spagna, non di leggerla dall’esterno.

Una rotta migratoria dimenticata

Il libro si apre con la morte. Un funerale collettivo a El Hierro, l’isola più remota delle Canarie, per tre migranti senza nome identificati solo con i numeri 31, 33 e 36. La rotta atlantica, quella che dall’Africa occidentale porta alle Canarie, è la più letale d’Europa, più del Mediterraneo: nel 2025, secondo i dati di Caminando Fronteras riportati da Cavaglià, 1.906 persone sono morte percorrendola. Eppure è quasi assente dal dibattito italiano. L’autrice la racconta senza retorica, con precisione documentale, mostrando come la Spagna, che si presenta come Paese accogliente, abbia costruito negli anni un sistema di esternalizzazione delle frontiere in Mauritania e Marocco finanziato con fondi pubblici. «Una narrazione che, come dimostrano i fatti descritti finora in questo capitolo, è vera solo a metà» scrive con disarmante onestà.

Il femminismo come laboratorio politico

Il capitolo sul femminismo spagnolo è forse il più denso e il più utile per un lettore italiano. Cavaglià ricostruisce con precisione il percorso che, dal femminicidio di Ana Orantes nel 1997, ha portato la Spagna a dotarsi di alcune delle norme più avanzate al mondo in materia di violenza di genere. Non è stata fortuna, né il merito di un singolo governo: è stato il risultato di decenni di pressione dal basso, di movimenti che hanno saputo, come spiega la storica Carme Molinero i Ruiz riportata dall’autrice, «cambiare l’agenda politica della transizione». Un modello complesso, con le sue fratture interne (il conflitto tra femminismo intersezionale e movimenti trans-escludenti, la divisione sul lavoro sessuale), che Cavaglià racconta senza semplificazioni.

La casa, il turismo, la memoria

I capitoli sulla crisi abitativa e sul turismo di massa sono i più utili per chiunque voglia capire perché nelle piazze di Barcellona, Palma o Tenerife i cittadini scendono in strada con i fucili ad acqua contro i turisti. L’autrice segue Jaime Palomera, ricercatore e cofondatore del Sindicat de Llogateres, che smonta punto per punto il mito del «basta costruire più case»: il suolo è una risorsa limitata, il mercato immobiliare non risponde alle leggi classiche della domanda e dell’offerta, e il modello franchista che puntava alla proprietà diffusa per creare una società «più conservatrice, più docile» ha lasciato un’eredità che i governi successivi, di ogni colore, non hanno mai davvero smantellato.

Il capitolo sulla memoria storica, ambientato a Priaranza del Bierzo, racconta la storia di Emilio Silva e della nascita dell’Asociación para la Recuperación de la Memoria Histórica: un pezzo di Spagna che in Italia è quasi sconosciuto, e che spiega molto su come il Paese abbia con fatica, con ritardi, tra resistenze politiche di destra  affrontato il lascito della dittatura franchista.

Sánchez: né eroe né villain

Il capitolo finale su Pedro Sánchez è quello che i lettori italiani troveranno forse più direttamente utile, dato il dibattito incessante su quanto «l’Italia dovrebbe fare come la Spagna». Cavaglià non cede né all’idealizzazione né alla demonizzazione. Riconosce a Sánchez la capacità di aver tenuto la sinistra compatta, di aver portato nell’agenda del PSOE temi come i diritti LGBTQIA+, l’ambiente e la lotta alla precarietà. Ma documenta anche i voltafaccia sul Sahara Occidentale, sulla legge bavaglio mai abolita e gli scandali che hanno attraversato il suo partito. «A prescindere dalle proprie posizioni, è impossibile non vedere in Pedro Sánchez la figura chiave degli ultimi dieci anni della politica spagnola» scrive. Un giudizio equilibrato, che è già di per sé una presa di posizione coraggiosa nel clima attuale.

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Un libro che ci riguarda

La Spagna è diversa non è un libro su un Paese lontano. È un libro sull’Europa che potrebbe essere, sulle politiche che funzionano e su quelle che non funzionano, sulle trappole dell’idealizzazione e sulla necessità di guardare la realtà per quello che è. «Dobbiamo tornare a guardare alla Spagna come un Paese reale, con problemi reali» scrive Cavaglià nella conclusione. Un invito che vale anche, e forse soprattutto, per noi.


L’incontro a Materia

Roberta Cavaglià sarà a Materia Spazio Libero di Castronno lunedì 1° giugno alle 21 per presentare il libro. Un’occasione per incontrare l’autrice, approfondire i temi del saggio e discutere di una Spagna che, come recita il titolo, è davvero diversa da quella che pensiamo di conoscere.

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Pubblicato il 31 Maggio 2026
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