Italia ultima per crescita economica nel 2027. La Commissione Ue: “Pesa la guerra in Medio Oriente”
Bruxelles taglia le stime sul Pil italiano. Lo shock energetico legato al conflitto in Medio Oriente spinge l'inflazione al 3,2% quest'anno. Il deficit scende sotto il 3% nel 2026 e 2027, ma il rapporto debito/Pil è atteso in crescita per tutto il triennio
L’economia italiana crescerà dello 0,5% nel 2026, allo stesso ritmo registrato nel 2025, e accelererà appena allo 0,6% nel 2027. Sono le cifre contenute nel capitolo dedicato all’Italia delle Spring 2026 Economic Forecast pubblicate oggi, giovedì 21 maggio, dalla Commissione europea. Stime riviste al ribasso rispetto a quelle dello scorso autunno, quando Bruxelles indicava una crescita dello 0,8% sia per il 2026 sia per il 2027.
A pesare sul nuovo scenario è in primo luogo lo shock energetico innescato dal conflitto in Medio Oriente, che la Commissione cita esplicitamente come fattore che «si prevede influisca su tutte le componenti della domanda». La crescita italiana nel 2026 sarà sostenuta soprattutto dagli investimenti finanziati dal Pnrr, mentre i consumi delle famiglie rallenteranno a causa della perdita di potere d’acquisto e le esportazioni nette continueranno a sottrarre punti al Pil. Nel 2027, il modesto recupero allo 0,6% dipenderà dall’attenuarsi dello shock inflazionistico e dalla ripresa del commercio internazionale.
Investimenti e consumi: il motore Pnrr che si esaurisce
Nel 2025 il Pil italiano è cresciuto dello 0,5%, trainato dai consumi delle famiglie (+1,1%) e da una crescita degli investimenti del 3,5%. L’edilizia residenziale ha continuato a contrarsi per il progressivo esaurimento dei bonus casa, mentre l’edilizia non residenziale e gli investimenti in macchinari e beni intangibili sono cresciuti sostenuti dai fondi del Pnrr.
Per il 2026 la Commissione si aspetta un rallentamento degli investimenti fissi lordi (+1,7%, contro il +3,5% del 2025), che nel 2027 si ridurranno ulteriormente al +0,7% per effetto della fine del Recovery e del calo dell’attività nelle costruzioni. I consumi privati cresceranno di un modesto 0,5% nel 2026 e 0,6% nel 2027. Sul fronte estero, le esportazioni segneranno appena +0,5% quest’anno per poi rimbalzare al +1,9% nel 2027, anche grazie all’attenuarsi delle tensioni internazionali.

L’inflazione torna a salire: 3,2% nel 2026
Il dato più sensibile dell’aggiornamento riguarda i prezzi. L’inflazione armonizzata, che nel 2025 si era attestata all’1,7%, balzerà al 3,2% nel 2026 per poi scendere all’1,8% nel 2027. Un’impennata che la Commissione attribuisce al brusco aumento dei prezzi energetici a partire da marzo 2026, destinato a trasferirsi rapidamente sugli altri beni e servizi. Solo la moderazione attesa sui prezzi delle materie prime energetiche dovrebbe riportare l’inflazione sotto il 2% l’anno prossimo, mentre la componente alimentare e dei servizi rimarrà elevata.

Lavoro: disoccupazione al 5,7%, salari in moderazione
Il mercato del lavoro tiene. Il tasso di disoccupazione, dopo essere sceso al 6,1% nel 2025, è atteso al 5,7% sia nel 2026 sia nel 2027, ai minimi storici. La crescita dell’occupazione, però, rallenterà visibilmente: dal +1,1% del 2025 al +0,2% nei due anni successivi, conseguenza del calo della popolazione in età lavorativa e della stabilizzazione del tasso di partecipazione. Le retribuzioni cresceranno sotto il 3%, con le pressioni inflazionistiche che non si trasferiranno integralmente sui salari.
Deficit sotto il 3%, ma il debito vola al 139,2%
Sul fronte dei conti pubblici la fotografia è a luci e ombre. Il deficit, che nel 2025 è sceso al 3,1% del Pil dal 3,4% del 2024, dovrebbe collocarsi al 2,9% sia nel 2026 sia nel 2027. Bruxelles certifica così l’uscita dell’Italia dalla soglia psicologica del 3% prevista dal Patto di stabilità, in linea con gli obiettivi del governo. Il miglioramento è dovuto principalmente all’aumento delle entrate correnti, in particolare dei contributi sociali, e nonostante un previsto incremento della spesa per interessi di 0,3 punti di Pil nel 2026 a causa dei rendimenti più elevati, soprattutto sui titoli indicizzati all’inflazione.
Il dato critico è invece quello del debito pubblico. Il rapporto debito/Pil, secondo le previsioni della Commissione, salirà dal 137,1% del 2025 al 138,5% nel 2026, fino a toccare il 139,2% nel 2027. Una traiettoria in crescita che la Commissione spiega con il differenziale sfavorevole tra tassi di interesse e crescita nominale e con i grandi aggiustamenti stock-flussi legati ai crediti d’imposta del Superbonus, che continuano a pesare sui conti per effetto di operazioni contabili relative agli anni passati. Solo nel 2027, sempre secondo le proiezioni della Commissione, l’Italia diventerà il Paese più indebitato dell’Unione, superando la Grecia, attesa in calo costante.
La cornice europea
I dati italiani vanno letti nel contesto del peggioramento generale delle stime europee. La Commissione, nelle previsioni di primavera, ha rivisto al ribasso anche le proiezioni di crescita per l’area euro (0,9% nel 2026 e 1,2% nel 2027, contro l’1,2% e 1,4% di novembre) e per l’intera Unione (1,1% nel 2026 e 1,4% nel 2027). Lo scenario macroeconomico è stato modificato sostanzialmente dallo scoppio del conflitto in Medio Oriente, che ha provocato un nuovo shock dei prezzi energetici e una caduta della fiducia.
Le previsioni complete e il documento integrale (European Economic Forecast – Spring 2026, Institutional Paper 341) sono disponibili sul sito della Direzione generale Affari economici e finanziari della Commissione europea.
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