Daudi e Jildo, la storia dei martiri ugandesi raccontata in una mostra a Venegono Superiore
L'iniziativa rientra nella festa del Rione Santa Maria. La rassegna aprirà il 31 maggio e sarà visitabile tutti i giorni al Santuario di S. Maria alla Fontana fino al 15 giugno
Dal cuore dell’Uganda al Santuario di Santa Maria alla Fontana di Venegono Superiore: è questo il percorso spirituale e umano raccontato dalla mostra “La Chiesa nasce dal sangue dei martiri”, allestita dal 31 maggio al 15 giugno 2026 all’interno della Festa del Rione Santa Maria.
Promossa dall’associazione “Amici di Tibo ed Elio – APS”, l’esposizione propone un viaggio attraverso la storia dei Beati Daudi Okelo e Jildo Irwa, due giovani catechisti ugandesi uccisi nel 1918 a causa della loro fede cristiana. La mostra, composta da nove pannelli tra immagini, testimonianze e racconti, sarà ospitata negli spazi del Santuario di Santa Maria alla Fontana e sarà visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 20.30.
L’iniziativa si inserisce nel programma della tradizionale festa del rione e vuole offrire non solo una ricostruzione storica, ma anche uno spunto di riflessione sul significato della fede vissuta nella quotidianità. Daudi e Jildo erano poco più che adolescenti quando decisero di dedicarsi all’annuncio del Vangelo nelle comunità del nord Uganda. Provenienti da famiglie non cristiane e appartenenti a clan differenti, trovarono nella fede un punto di incontro capace di trasformare la loro amicizia in una testimonianza di vita condivisa.
Il percorso espositivo racconta il contesto storico in cui operarono i missionari comboniani tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento e mette in evidenza il ruolo fondamentale dei catechisti locali nella diffusione del cristianesimo. La loro missione si svolgeva nei villaggi, attraverso l’insegnamento del catechismo, la preghiera e l’accompagnamento delle comunità. Particolare rilievo viene dato alla devozione mariana che accompagnava la loro esperienza: la recita del Rosario rappresentava per i due giovani un sostegno quotidiano e un segno concreto di affidamento a Maria, elemento che crea un legame diretto con la Festa del Rione Santa Maria.
La mostra ripercorre anche gli ultimi momenti della loro vita. Nell’ottobre del 1918 i due catechisti furono arrestati e invitati ad abbandonare la loro missione. Entrambi rifiutarono. Daudi venne ucciso per primo; a Jildo fu offerta la possibilità di salvarsi, ma scelse di rimanere fedele alla propria fede fino alla morte. La Chiesa li ha proclamati beati nel 2002, riconoscendo il valore universale della loro testimonianza.
L’esposizione vuole così riportare l’attenzione su una santità vissuta nella semplicità e nella vita quotidiana, capace ancora oggi di parlare ai giovani e alle comunità. Una storia lontana geograficamente, ma profondamente attuale nel suo messaggio di amicizia, coraggio e fedeltà.
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