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Il Registro Tumori di Varese compie 50 anni: “Così abbiamo raccontato la salute del territorio”

L’epidemiologo Salvatore Pisani ripercorre la nascita del Registro Tumori della provincia di Varese voluto dal dottor Franco Berrino e il ruolo avuto negli studi scientifici italiani ed europei

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Cinquant’anni di dati, studi e analisi sulla salute del territorio. Il Registro Tumori della provincia di Varese, nato nel 1976 grazie all’intuizione del dottor Franco Berrino, è stato il primo in Italia e ancora oggi rappresenta uno strumento fondamentale per monitorare l’andamento delle patologie oncologiche, orientare la ricerca e programmare i servizi sanitari. A raccontarne la storia e l’evoluzione è l’epidemiologo Salvatore Pisani, per anni impegnato nell’analisi dei dati sanitari del territorio varesino.

“Il Registro Tumori di Varese è stato il primo in Italia”

«Il registro dei tumori è una raccolta di dati e informazioni legate alle patologie oncologiche dei residenti di un determinato territorio – spiega Pisani –. Quello di Varese è stato il primo attivato in Italia e risale al 1976».

L’idea fu del dottor Franco Berrino e del suo staff dell’Istituto Tumori di Milano, che individuarono nella provincia di Varese un territorio rappresentativo della Lombardia anche per la sua conformazione geografica.

«Il registro nasce con una doppia anima: monitorare lo stato di salute della popolazione dal punto di vista oncologico e allo stesso tempo orientare la ricerca scientifica» racconta Pisani.

All’inizio il lavoro era interamente cartaceo. Venivano raccolte le cartelle cliniche dei ricoveri ospedalieri, incrociate con i dati di mortalità e validate attraverso i referti di anatomia patologica.

«Oggi il sistema è completamente cambiato – spiega –. Le fonti informative sono informatizzate, le anatomie patologiche vengono raccolte digitalmente e i software aiutano anche nella codifica dei casi secondo standard internazionali».

Dalla ricerca scientifica agli studi internazionali

Il Registro Tumori di Varese è stato alla base di alcuni dei più importanti studi epidemiologici italiani ed europei. Tra questi c’è lo studio Ordet, coordinato proprio da Franco Berrino, che coinvolse migliaia di donne varesine sane, monitorate nel tempo attraverso questionari sulle abitudini alimentari e campioni biologici.

«Da quello studio emerse, per esempio, che le donne con determinati profili ormonali avevano un rischio maggiore di sviluppare il tumore al seno» spiega Pisani.

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Un altro grande progetto è stato Epic, studio europeo su alimentazione e tumori che ha coinvolto circa 500mila persone in tutta Europa: «Da quella ricerca sono nati centinaia di studi che ancora oggi rappresentano un riferimento internazionale» aggiunge l’epidemiologo.

Tra i progetti più importanti anche Eurocare, dedicato alla sopravvivenza dei pazienti oncologici nei diversi Paesi europei:  «L’Italia ha risultati molto buoni, anche se persistono differenze tra Nord e Sud» osserva Pisani.

Ambiente, inquinamento e tumori

Il Registro Tumori è stato utilizzato anche per studi ambientali, in particolare grazie al lavoro del dottor Paolo Cosignani: «Sono stati effettuati studi sulle leucemie e sul traffico, sui sarcomi dei tessuti molli e sul rapporto tra tumori polmonari e inquinamento atmosferico» racconta Pisani.

L’epidemiologia ambientale, spiega però lo specialista, è complessa: «I rischi legati all’ambiente spesso sono relativamente bassi, ma riguardano popolazioni molto ampie e quindi possono avere un impatto significativo sulla salute pubblica».

Oggi i tumori negli uomini diminuiscono

Grazie a quasi cinquant’anni di raccolta dati, oggi è possibile osservare l’evoluzione storica delle malattie oncologiche nel territorio varesino.

«Negli uomini l’incidenza dei tumori tende a diminuire, soprattutto grazie alla riduzione del fumo – spiega Pisani –. Nelle donne invece registriamo ancora un lieve aumento, legato proprio all’abitudine al fumo che si è diffusa più tardi».

Tra i dati più significativi emerge il calo dei tumori al colon-retto, favorito dagli screening: «È uno dei pochi screening che riesce addirittura a ridurre l’incidenza della malattia» sottolinea.

Anche il tumore del collo dell’utero mostra un’importante riduzione nel lungo periodo, mentre per il tumore al seno la crescita dei casi si è stabilizzata nelle fasce di popolazione coinvolte dagli screening mammografici.

Diverso il caso del tumore alla prostata: «Con l’introduzione del test Psa abbiamo visto un forte aumento delle diagnosi, ma oggi si presta maggiore attenzione al rischio di sovradiagnosi e gli interventi vengono valutati con più cautela».

Il libro “Un’altra pandemia” in presentazione a Varese

L’intervista con Salvatore Pisani si è conclusa parlando del suo ultimo libro, “Un’altra pandemia”, dedicato all’esperienza del Covid e alla gestione sanitaria e comunicativa dell’emergenza.

«Ho scritto questo libro perché tutti siamo stati profondamente segnati dalla pandemia – racconta –. Anche l’informazione, in alcuni casi, ha contribuito a creare difficoltà. È stata la prima vera pandemia nell’epoca dei social network».

Il volume sarà presentato giovedì 14 maggio alle 18.30 nella sede UnipolSai di piazza Monte Grappa a Varese.

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Pubblicato il 07 Maggio 2026
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