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Mario Clerici racconta il Parco Pineta: “Custodire il bosco significa proteggere l’uomo”

Ospite della rubrica «La Materia del Giorno» il presidente Mario Clerici ha spiegato le sfide di un'area protetta che si estende su tre province tra tutela della biodiversità e lotta all'abbandono

mario clerici la materia del giorno

Il Parco Pineta non è solo un polmone verde tra le province di Varese e Como, ma un organismo vivo che cresce e si prende cura del territorio. Ne abbiamo parlato approfonditamente mercoledì 22 aprile all’interno della nostra rubrica «La Materia del Giorno», ospitando il presidente dell’ente Mario Clerici. Dalla sua fondazione nel 1983 alla gestione dei PLIS della Valle Olona, il Parco si pone l’obiettivo di superare la logica della semplice riserva per diventare un punto di riferimento nella custodia dell’ambiente e nella divulgazione scientifica.

Un argine all’urbanizzazione e la sfida della custodia

Nato in una stagione di grande fermento legislativo, il Parco Regionale della Pineta di Appiano Gentile e Tradate è sorto per porre un limite alla tendenza di urbanizzazione selvaggia degli anni ’80. «I parchi vengono istituiti con legge regionale – l’analisi di Mario Clerici, presidente del Parco Pineta – e questo determina confini che superano i piani regolatori dei singoli comuni, diventando uno strumento di salvaguardia fondamentale».

Tuttavia, proteggere non significa abbandonare. Il concetto espresso da Clerici è quello di custodia: un equilibrio delicato tra il mantenimento del bosco e il suo rinnovo naturale. «Difendere il territorio alle nostre latitudini – spiega Clerici – è sinonimo di custodirlo. Questo significa regolare il taglio delle piante perché il bosco possa rinnovarsi e intervenire per preservare habitat preziosi come la brughiera, che ha un valore ecologico enorme per la biodiversità».

Il problema del bosco abbandonato e la frammentazione

Una delle criticità maggiori emerse durante l’intervista riguarda la frammentazione delle proprietà private. Molti boschi, un tempo considerati la dote delle famiglie, sono oggi divisi in piccoli lotti di pochi metri quadrati. Questo rende la gestione ordinaria estremamente complessa e costosa.

«Il bosco è diventato quasi completamente antieconomico – sottolinea Clerici –. Se un privato volesse regalarlo al Comune o al Parco, i costi burocratici del passaggio di proprietà supererebbero il valore del terreno stesso». Questa parcellizzazione è un limite enorme alla possibilità di fare interventi su larga scala, fondamentali anche per la prevenzione del dissesto idrogeologico e degli incendi boschivi.

Dalla Pineta alla Valle Olona: un ecosistema integrato

Dal 2019, il Parco Pineta ha accettato una nuova sfida gestionale: il coordinamento dei Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (PLIS) lungo la Valle Olona. Questa visione ha portato sotto un’unica regia aree che vanno dal confine svizzero fino alle porte di Castellanza, includendo la Valle dell’Anza, il Medio Olona e il Bosco del Rugareto.

«Il Parco Pineta rimane se stesso – chiarisce Clerici – ma si fa carico di un’area più vasta. Le risorse umane restano le stesse, ma cerchiamo di mettere in campo progettualità comuni». In questo contesto, il ruolo dei volontari è vitale: dalle Guardie Ecologiche Volontarie (GEV) ai gruppi antincendio, fino ai volontari civici che si occupano della piccola manutenzione e dell’accoglienza durante gli eventi.

Scienza e natura al Centro Didattico di Tradate

Il cuore dell’attività educativa batte a Tradate, presso il Centro Didattico Scientifico. Qui la natura incontra l’astronomia in un binomio inscindibile. «L’idea è quella di unire la terra al cielo – racconta il presidente Clerici – perché tutto è interconnesso: la fotosintesi esiste grazie al sole e il ciclo dell’acqua lega le nuvole al sottosuolo».

Oltre alle attività per le scuole, il Centro è aperto ogni domenica per le famiglie con cacce al tesoro e laboratori didattici. Fiore all’occhiello della struttura è l’EcoPlanetario, nato da un progetto Interreg. Non è solo un luogo per osservare le stelle, ma uno strumento per raccontare gli ecosistemi e l’arte locale. «Lo spettacolo inizia quando si scende dall’auto – conclude Clerici – perché è la camminata stessa nel bosco a far parte dell’esperienza».

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Pubblicato il 22 Aprile 2026
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