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Cinque anni fa l’uccisione dell’ambasciatore Luca Attanasio, la famiglia aspetta ancora la verità

Oggi ricorre il quinto anniversario dell’agguato in Congo in cui persero la vita l’ambasciatore, il carabiniere Vittorio Iacovacci e l’autista Mustapha Milambo. Mentre a Limbiate la comunità si stringe nel ricordo con una messa solenne, la famiglia non si arrende e presenta nuovi nomi alla Procura di Roma: «L’Italia è sotto ricatto».

Generico 01 Jul 2024

Il rintocco delle campane della chiesa di San Giorgio, a Limbiate, ha segnato questa mattina l’inizio di una giornata carica di commozione. È domenica 22 febbraio e la comunità si è ritrovata unita per celebrare una messa in onore di Luca Attanasio, il diplomatico che proprio tra queste strade era cresciuto prima di portare l’Italia nel mondo.

Ma se la preghiera offre conforto, il tempo non ha scalfito il dolore, né ha messo a tacere quella domanda di giustizia che da cinque anni rimbalza tra le colline del Nord Kivu e le aule giudiziarie di Roma. Quello che doveva essere solo un giorno di memoria si è trasformato, ancora una volta, in un grido di battaglia per una verità che sembra sfuggire tra le pieghe della diplomazia internazionale e i silenzi di Stato.

Quel tragico mattino sulla strada per Rutshuru
Tutto ebbe inizio il 22 febbraio 2021. Il convoglio del Programma Alimentare Mondiale (PAM) su cui viaggiava l’ambasciatore fu assaltato in una zona considerata “sicura” ma infestata dalle milizie. Un tentativo di rapimento finito nel sangue lungo la strada che da Goma porta a Rutshuru. Insieme ad Attanasio, morirono il carabiniere scelto Vittorio Iacovacci, che tentò fino all’ultimo di proteggerlo, e l’autista congolese Mustapha Milambo. Un attacco che scosse il mondo e che lasciò l’Italia orfana di uno dei suoi servitori più giovani e brillanti, capace di portare il sorriso della solidarietà nei contesti più difficili.

L’ombra del ricatto e i nuovi nomi alla Procura
A cinque anni dalla tragedia, la vicenda giudiziaria resta un nervo scoperto. Sebbene la giustizia congolese abbia emesso condanne all’ergastolo per sei uomini, la famiglia Attanasio non ha mai smesso di denunciare le lacune di quel processo e le responsabilità dei “pesci grossi”. Come riporta oggi il Corriere della Sera in un lungo approfondimento, la battaglia legale sta segnando un nuovo, decisivo capitolo. I legali della famiglia sono pronti a consegnare alla Procura di Roma, titolare del fascicolo per terrorismo, un elenco di nomi inediti: persone che saprebbero o che addirittura erano presenti sul luogo dell’agguato, insieme a informazioni aggiuntive.

Si delinea uno scenario d’ingaggio inquietante, di cui parla il padre Salvatore proprio tra le colonne del Corriere. Si tratterebbe di un intreccio di «questioni, affari e malaffari fra Stati», dove la morte di un ambasciatore diventa il tassello di un puzzle molto più grande. Salvatore Attanasio usa parole durissime, citate dal quotidiano milanese, parlando di un’Italia «che si trova sotto ricatto altrimenti non si sarebbe comportata come si è comportata». Una dichiarazione che riaccende i riflettori sulla necessità, ribadita anche in sede parlamentare alla Camera dei Deputati lo scorso settembre, di riaprire con forza il caso per fare luce sulle omissioni di sicurezza e sui reali mandanti.

“Sono trascorsi cinque anni dal giorno in cui fu commesso l’omicidio dell’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio, del carabiniere della sua scorta Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo, e quel reato rimane purtroppo ancora impunito”, ha scritto sui social Maria Chiara Gadda, vicepresidente del gruppo di Italia Viva.

“Tre vite spezzate, con i nomi degli esecutori materiali e dei mandanti rimasti nell’ombra. Siamo purtroppo ancora molto lontani dall’avere verità e giustizia. Per le famiglie la mancanza non potrà mai essere colmata, ma è necessario che quell’orribile fatto di sangue che ha sconvolto l’Italia e tutta la comunità internazionale trovi risposte perché sono stati uccisi dei servitori dello Stato nell’esercizio delle loro funzioni. Rinnovo l’invito al ministro degli Esteri Tajani e della presidente del Consiglio Meloni di intensificare gli sforzi diplomatici e consentire almeno la verità processuale per dare finalmente pieno riconoscimento al sacrificio di Attanasio e Iacovacci”, conclude.

Il messaggio di Mattarella 

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Sindaco del Comune di Limbiate, Antonio Domenico Romeo e alla famiglia dell’Ambasciatore Luca Attanasio questo messaggio: «L’iniziativa per commemorare il quinto anniversario della cruenta scomparsa dell’Ambasciatore Luca Attanasio, del Carabiniere Scelto Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo richiama a riaffermare, con profonda commozione, la più sentita vicinanza della Repubblica ai familiari delle vittime e all’intera comunità.
Nel drammatico scenario di crisi che ancora funesta la Repubblica Democratica del Congo, il ricordo dell’Ambasciatore Attanasio e della sua missione resta quanto mai esemplare. La sua dedizione incarna i nobili ideali dell’Italia repubblicana che guarda al continente africano con spirito di cooperazione e sentimenti di umanità.
Il valore dell’impegno quotidiano dei servitori della Repubblica Italiana che, con coraggio e senso del dovere, operano in territori segnati da instabilità e pericoli, si ripropone nella figura di Luca Attanasio e di quanti erano con lui.
Le manifestazioni promosse dal Comune di Limbiate rappresentano un giusto tributo a chi è caduto nell’adempimento del dovere.
Nell’esprimere gratitudine agli organizzatori e a quanti sono oggi presenti, sono certo che il sacrificio dell’Ambasciatore Attanasio e di chi lo accompagnava rimarrà patrimonio vivo della memoria collettiva di ciascuno».

Ciao Luca, orgoglio di Limbiate e di tutta Italia

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Redazione Saronnonews
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Pubblicato il 22 Febbraio 2026
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