Il disastro del Challenger 40 anni dopo, l’appuntamento al Gat di Tradate
Serata rievocativa del GAT lunedì 26 gennaio al Cine Grassi
Come nella vita, anche nella scienza e nella tecnologia gli anniversari sono molto importanti. E di anniversari il Gat, Gruppo Astronomico Tradatese, ne ha parecchi da ricordare nella sua attività che dura da oltre mezzo secolo. Una di questi anniversari scade esattamente 40 anni fa ed è drammatico. Il 28 Gennaio 1986, alle 19,39 ora italiana lo shuttle Challander, 73 secondi dopo essersi sollevato da Capo Canaveral per la 51esima missione della navetta americana, si disintegrò in volo, causando una morte atroce per i sette astronauti di bordo.
Tra questi Christa McAuliffe, una maestra che aveva dato appuntamento ai suoi alunni per una lezione dallo spazio… Sarà questo l’argomento della serata organizzata dal GAT per il 26 Gennaio 2026 al Cine GRASSI, durante la quale il dott. Giuseppe Palumbo parlerà sul tema: 40 anni fa la tragedia del Challenger. A distanza di così tanto tempo ogni dettaglio di quel tragico giorno è stato chiarito, con la documentazione di gravissime responsabilità dei dirigenti della NASA di allora. La causa dell’incidente fu un guasto a una guarnizione circolare (un O-ring ) alla base di destra di uno dei due buster laterali del veicolo.
La rottura della guarnizione provocò una fuoriuscita di fiamme dal buster, che urtò il grande serbatoio esterno contenente idrogeno e ossigeno liquidi, provocandone la disintegrazione. Si scoprì che la guarnizione si era rotta in quanto infragilita dalla anomala bassissima temperatura di quel giorno ( – 1°C al posto dei i normali + 10°C della Florida in quel periodo) . Il volo andava sospeso e/o rimandato, ma la Nasa decise, per ragioni più politiche che tecniche, che bisognava assolutamente partire… Alcune parti dell’orbiter, in particolare la robusta cabina dove alloggiavano gli astronauti, resistette all’esplosione ed iniziò a scendere in caduta libera per 2,5 minuti da 14 km di altezza, fino a toccare il suolo a quasi 400 km/h: all’interno gli astronauti non morirono subito, ma in conseguenza di questo impatto catastrofico. Solo due di essi poterono essere identificati e riconsegnati alle famiglie (Dick Scobee e Michael Smoth). Gli altri invece, essendo irriconoscibili, vennero sepolti in un mausoleo comune nel cimitero nazionale degli eroi di Arlington, in Virginia
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