Dal Pronto Soccorso alla terapia intensiva: così il Niguarda accoglie i feriti di Crans-Montana
I vertici sanitari della struttura milanese hanno illustrato l’organizzazione dell’accoglienza, il percorso assistenziale e l’attività chirurgica avviata per i giovani italiani feriti nella tragedia di Capodanno
Il Niguarda di Milano si conferma il fulcro dell’assistenza per i giovani connazionali rimpatriati dopo il dramma di Crans-Montana. Mentre proseguono i voli sanitari dalla Svizzera, i vertici dell’ospedale milanese hanno illustrato il complesso piano di emergenza attivato per garantire cure immediate e interventi chirurgici delicati a chi ha già raggiunto la struttura.
Posti letto potenziati e sale operatorie
Per far fronte a questa emergenza, l’ASST Niguarda ha riorganizzato i propri spazi interni, aumentando la disponibilità di accoglienza per i casi più critici.
«Il Centro ustioni ha ampliato la propria capacità ricettiva, arrivando a 16 posti letto rispetto ai 12 abitualmente disponibili, anche per pazienti che necessitano di ventilazione assistita – spiega Alberto Zoli, direttore generale dell’ASST Ospedale Niguarda –. Sono garantite terapie intensive e sale operatorie per accogliere già oggi altri quattro pazienti. La maggior parte dei giovani è residente tra Milano, Como e altre aree della Lombardia e i trasferimenti avvengono esclusivamente sulla base della stabilità clinica».
I primi interventi sui feriti
L’attività chirurgica è già entrata nel vivo. Nella mattinata di oggi – venerdì 2 dicembre -, i chirurghi plastici sono intervenuti sul paziente che presentava il quadro clinico più preoccupante tra i primi tre arrivati in Italia.
«Abbiamo operato il giovane con la maggiore estensione di superficie corporea ustionata; il paziente è ora stabile ed è rientrato in terapia intensiva – dichiara Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, direttore del Centro ustioni –. Intervenire precocemente è fondamentale. Nel pomeriggio ci occuperemo della giovane paziente che ha una lesione importante a una mano. Le sale operatorie resteranno operative anche nel fine settimana per i casi più gravi. Il terzo ragazzo, fortunatamente meno grave, è in fase di medicazione e non necessita di chirurgia».
Una macchina da 25 sanitari per paziente
Ogni arrivo in elicottero attiva una procedura standardizzata e rapidissima. Il passaggio dalla “shock room” del Pronto Soccorso agli esami diagnostici avviene in pochi minuti grazie a équipe multidisciplinari create ad hoc per questa emergenza.
«All’arrivo dei pazienti viene effettuata una valutazione immediata nella shock room per definire l’estensione delle ustioni ed escludere traumi interni – conclude Filippo Galbiati, direttore della Medicina d’urgenza e Pronto Soccorso –. Abbiamo attivato équipe dedicate con rianimatori, chirurghi del trauma team, chirurghi plastici e specialisti delle ustioni. Solo per la gestione dei primi tre pazienti sono stati impegnati contemporaneamente oltre 25 sanitari».
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