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Confcooperative Insubria: terzo mandato per Mauro Frangi con voto segreto

L’assemblea si è svolta alla Camera di Commercio di Como. Con 187 voti favorevoli il presidente uscente ha superato il quorum dei due terzi dei votanti a quota 127

«Tutti sapete che avevo da tempo annunciato la mia intenzione di interrompere con questa assemblea le mie responsabilità di presidente. Non era “un vezzo”, come qualcuno mi ha rimproverato. Nei mesi che 
hanno preceduto l’assemblea molti dirigenti e molti cooperatori mi hanno chiesto di essere disponibile ad un nuovo mandato».
Con queste parole Mauro Frangi ha chiuso il suo discorso all’assemblea generale di Confcooperative 
Insubria. E considerati i numeri con cui è stato eletto, ben 187 voti (con un quorum di 127) espressi con scrutinio segreto, come previsto dallo statuto per il terzo mandato, devono essere stati in tanti a chiedergli di ricandidarsi.

IMPARARE A LEGGERE I SEGNALI

I delegati di Como e Varese intervenuti alla Camera di Commercio comasca hanno dunque gradito la scelta di Frangi che nella sua relazione ha affrontato temi che non riguardano solo il mondo cooperativo, a cominciare dalla visione necessaria per affrontare il nuovo tempo contrassegnato da crisi sistemiche. Secondo il presidente di Confcooperative Insubria, l’unica alternativa disponibile, se non vogliamo rassegnarci a subire il futuro, le nuove forme che le trasformazioni generano e le disuguaglianze che rinforzano, è provare a progettarlo e costruirlo, leggendo i segnali di cambiamento che lo anticipano.
Frangi, a dieci anni dalla costituzione dell’associazione, con la fusione delle unioni provinciali di Como e Varese, quei segnali ha imparato a leggerli e da cooperatore sa che quel futuro passa necessariamente «dalla riduzione delle disuguaglianze e delle fragilità, dalla capacità di prendersi cura tanto delle persone quanto degli ambienti che le persone abitano, dalla necessità di rendere le trasformazioni opportunità per tutti e non privilegio per pochi».

LA FUNZIONE SOCIALE DELLA COOPERAZIONE 

È questa la declinazione, concreta e sempre attuale, della “funzione sociale della cooperazione”, sancita dall’articolo 45 della Costituzione italiana. «Essere una risorsa per lo sviluppo delle nostre comunità» ha sottolineato il presidente. Del resto la cooperazione è una risorsa perché si basa sulla mutualità, l’unico antidoto efficace per combattere l’individualismo esasperato, alimentato da un’economia che genera disuguaglianze. Il perimetro di azione della cooperazione è ben presidiato dai “campi da gioco” delle imprese cooperative: «Il lavoro, la rigenerazione urbana e la coesione sociale, la promozione culturale, la cura e l’integrazione dei soggetti più deboli, la sanità e il credito».

NON PRONUNCIARE LA PAROLA ECCELLENZA

C’è una parola che Frangi mal sopporta ed è «eccellenza» o, meglio, «la narrazione delle eccellenze» soprattutto quando si parla di turismo di cui non disconosce il valore economico e la capacità di generare reputazione dei nostri territori nel mondo, ma rifugge dall’idea che possa essere il perno attorno al quale costruire il futuro di territori perché le eccellenze per svilupparsi non richiedono la tenuta dell’intero sistema e delle relazioni territoriali. «Il turismo non è l’equivalente di una risorsa naturale che chiede solo di essere estratta per generare valore –  ha spiegato Frangi -. I costi ambientali e sociali della sua estrazione non sono certo neutri e non funziona se diventa la monocultura del territorio».

NON C’È FUTURO SOSTENIBILE SENZA COESIONE SOCIALE

Secondo Frangi, non saranno dunque gli affitti brevi a risollevare le sorti di territori alla ricerca di una nuova vocazione.
In economia le monoculture impoveriscono le comunità, così come in agricoltura impoveriscono i terreni. È invece la diversificazione a garantire lo sviluppo dei territori nel lungo periodo attraverso il lavoro, quello serio che rispetta le regole.
È dunque nella parola lavoro che Frangi trova la leva più potente per risollevare un mondo schiacciato dalle disuguaglianze. «La “vita vera”, delle persone e delle comunità, è fatta prima di tutto di lavoro. Perché il lavoro è il collante che tiene insieme una comunità. E quando c’è, ne decreta la fortuna ed il benessere. Come è accaduto a Como nella lunga e florida “età dell’oro” del tessile e della seta. Quando invece manca, le città si spopolano. Non c’è futuro desiderabile e sostenibile senza coesione sociale».

Il nuovo consiglio interprovinciale

Simone Alampi, Elisabetta Belluschi Alberti, Carolina Beretta, Jacopo Boschini, Mariachiara Bossi, Alberto Brusa Pasqué, Alessandro Cantù, Stefano Colombo, Angelo Chianese, Simona Clerici, Luigi Colzani, Floriana De Marco, Giuseppe Di Carlo, Gianfranco Donati, Pierantonio Ferrari, Davide Gabbana, Luciano Larghi, Angelo Magistro, Maurizio Martegani, Marco Martinelli, Daniela Mascheroni, Edoardo Bruno Mazzucchelli, Mariangela Mezzasalma, Elisabetta Micari, Mauro Minotti, Aldo Montalbetti, Francesca Paini, Stefano Panzetta, Domenico Pietrantonio, Giovanni Pigni, Angelo Porro, Gianluigi Pozzoli, Bruno Rampoldi, Beatrice Rocco, Michele Roda, Luisa Savogin,  Roberto Solbiati, Fausto Tagliabue, Patrizio Tambini, Giovanni Volonté, Malvina Zanardelli, Davide Zanzi.

Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it
Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.
Pubblicato il 08 Marzo 2024
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