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Hanno sceso, piccone in braccio, almeno un milione di scale. E stanno salvando una terra

La curiosa storia di Luca Natale e dell’associazione Per Tramonti insegna che la strada per il paradiso è in discesa, ripida e fatta di muretti a secco

Luca Natale è  un cinquantenne figlio di quella parte di mondo abbarbicato nella zona meno nota del Parco delle Cinque Terre. Tutti e quattro i suoi nonni sono infatti di Biassa, una frazione di La Spezia di circa 200 abitanti e lontana diverse ore di cammino, duro e assolato, dal centro del paese. La sua è una storia che dà lo spunto per raccontare le vicende secolari che legano da tempo immemore due realtà fra loro: persone e territorio.

Monesteroli Luca Natale
Luca Natale

Fra le ben note Porto Venere e Riomaggiore, nel Parco delle Cinque Terre, esistono infatti altre cinque piccole frazioni che erano, fino a 200 anni fa, abitate. Qui sorgevano piccole cantine che servivano alla gente di Biassa, la frazione più interna dietro le montagne,  per transumare il bestiame e coltivare i terreni “dal fronte della montagna a quello delle onde” durante la stagione calda. 

Monesteroli Luca Natale

Storia di gente abbarbicata e case strappate alla montagna

Tramonti, Fossola, Monesteroli, Schiara e Persico diventavano così la residenza di centinaia di persone durante le stagioni primaverili ed estive, dove l’uva trova l’ambiente ideale per crescere, fino a sfiorare il mare. Perché più l’uva cresce bassa, vicino alle onde, più diventa salmastra e prima matura; caratteristiche perfette per dare vita allo Sciacchetrà, un vino unico che solo in questo angolo di mondo viene prodotto. La terra è arida e poco incline alla pioggia, le viti crescono fra gli 0 e i 400 i metri sul livello del mare, in pochissimi metri di terreno: sono quasi verticali al Mar Tirreno

Monesteroli Luca Natale

«Le persone che abitavano qui pochi mesi all’anno manutenevano i sentieri, le scale necessarie per muoversi fra le coltivazioni e i vari terreni – ci racconta Luca Natale – Fino a 60 anni fa non c’erano strade. Da qui a Spezia erano necessarie 1 ora e mezza o 2 di cammino. Negli anni ‘50 arrivarono le prime strade e lo sviluppo economico che, inteso come lo era in quegli anni, ha portato allo spopolamento di questi abitati, a sempre meno terreni coltivati e alla trasformazione delle vecchie case in piccole dimore estive e con poca terra adibita ad orto attorno.”

Luca, che non dovete immaginarvi come l’iconico eremita che abbandona la civiltà per tornare sulla montagna, nella vita di tutti i giorni lavora a Genova per Regione Liguria  dopo aver passato vent’anni a seguire la comunicazione del Parco delle Cinque Terre. E’ un amico di VareseNews ed è stato uno dei protagonisti del film Digital Life, che racconta come la tecnologia ci ha cambiato la vita. Un uomo moderno insomma, tecnologico, al passo coi tempi. 

Il futuro è nel recupero del passato

La sua storia racconta come modernità e recupero del passato non solo possano convivere, ma siano anzi il futuro. Quello che fa insieme alla associazione Per Tramonti è cercare di recuperare questo pezzo di mondo scosceso ed abbarbicato per farlo rivivere davvero: «L’obiettivo non è farne una cartolina per turisti, un luogo da fotografare, “instagrammabile” ma privo di anima. Il progetto che portiamo avanti è quello di rendere questi luoghi dei paesi abitati e abitabili. Qui ci si muove a piedi, fra scale impervie che se non vengono costantemente curate, strappandole con le mani e il sudore alla montagna e alla natura, vengono rapidamente inghiottite dalla vegetazione che le rende impraticabili. L’unico modo per preservarle è la cura». 

La soluzione non è il turista in ciabatte

Monesteroli Luca Natale

Negli ultimi anni queste frazioni stanno vivendo un momento di celebrità, dovuto alla loro selvaggia bellezza che, come spesso accade, è stata notata e resa virale da foto e video sui social, che però mostrano solo “il momento”, non tutto il mondo che vi è dietro: «Ora che tutto il mondo sta capendo che il posto è bellissimo per davvero, rischiamo di perderlo. Per questo è nata l’associazione “Per Tramonti”, che mira a fare di questi luoghi paesi frequentati in maniera il più possibile stabile e continuativa. La rete sentieristica ha bisogno di manutenzione, valorizzazione e tutela – prosegue Natale –  Una valorizzazione che non è turistica, non vogliamo fare un villaggio per gente che passa qui un week end. Noi vogliamo recuperare i terreni e continuare ad andare a Monesteroli e Tramonti come ci andavano i nostri vecchi». Cioè a piedi, guardando il mare..

Il problema conseguente alla viralità delle foto e dei video che raccontano Monesteroli, e le altre frazioni, è che hanno smosso un turismo “impreparato”. Qui capita di vedere arrivate gruppi di ragazzi o famiglie con bambini, in infradito e con l’ombrellone in mano, che pensano di fare qualche gradino per arrivare al mare. Il problema è che i gradini sono mille, vertiginosamente sospesi fra mare e montagna.

Monesteroli Luca Natale

«Gli scalini sono alti 30 cm, tutti irregolari, sconnessi, esposti al sole cocente. Non è un sentiero per tutti, non lo si può fare in infradito. La gente pensa di arrivare in spiaggia, ma qui siamo in montagna. Una volta giunti al mare, si trovano degli scogli per entrare in acqua, sempre con attenzione. Non c’è sabbia, non è una località di mare intesa nel senso turistico del termine. La Scala Grande di Monesteroli non ha balustre né a destra né a sinistra e il vuoto da entrambe le parti per circa 400 dei mille scalini irregolari, alti, spezzagambe», precisa infatti Luca Natale. 

Monesteroli Luca Natale

C’è indubbiamente interesse per lo sviluppo turistico, ma in primis si vuole puntare alla conservazione del territorio e poi ad un target di turisti “preparati”. Si sta arrivando ad avere, specie nei week end della bella stagione, troppa gente che affolla i ripidi sentieri e secondo Luca si avvicina il momento in cui sarà necessario gestire gli accessi, con volontari che limitino il numero di visitatori. Come già accade sui sentieri del Parco.  

La Scala Monumentale di Monesteroli è un luogo del cuore FAI

Proprio la monumentale scala di Monesteroli, “La Scala Grande”, è quella che ha portato la celebrità del luogo, per la sua suggestiva ubicazione: «Due anni fa abbiamo partecipato ai “Luoghi del Cuore del FAI”, il che gli ha dato una grande notorietà e ci ha anche permesso di avviare un vero progetto di recupero di intesa con il FAI, il Comune di La Spezia e il Parco delle Cinque Terre. Progetto che ci sta permettendo di rifare la scala. Il nostro è comunque un grido d’aiuto: questo è un posto bellissimo per tutti e 12 i mesi all’anno. E ricordiamo che a Monesteroli non c’è acqua, corrente, luce e gas».

Una zona fragile

Si tratta di una zona delicatissima, dove di recente si è verificata una frana che ha fatto sì che gli enti preposti abbiano emanato divieto di transito su uno dei sentieri. «Così noi non possiamo violare il divieto e non possiamo andare fino al mare. Nel mentre non essendo un centro città le istituzioni non hanno poi chissà quale urgenza di intervenire, non se ne avverte tutto sommato la necessità, l’impellenza. E così si rischia di perdere quelle casette che per secoli hanno fatto da rifugio alle genti del posto».

Una comunità che abbraccia le sue case

Monesteroli Luca Natale

Luca ci racconta anche del senso di volontariato molto forte che abita questi luoghi: «Qui si fanno “le comandate”: momenti che sono uno spunto per stare assieme, con cui siamo cresciuti da bambini. Giornate dedicate al trasporto di materiale, alla cura dei sentieri e dei gradini. Un’attività e una passione che è nel nostro sangue. L’amore per questo territorio è poi infettivo, si attacca a parenti e amici. Cerchiamo di fare insieme i lavori pubblici, come facevano i nostri vecchi. Sono sentieri fatti per persone che lavoravano e che erano abituati al pericolo e alla fatica».

La natura, l’uomo e il vino

Monesteroli Luca Natale

La storia di queste terre scardina anche l’immagine semplicistica che vede contrapporsi l’uomo e la natura, che invece qui devono necessariamente vivere in equilibrio. Se si lasciasse “romanticamente” fare alla natura, questa si mangerebbe la storia e le architetture agricole che hanno permesso nei secoli all’uomo di vivere su queste terre, coltivandole. «Questi non sono posti per eremiti ma per gente che trova l’equilibrio fra uomo  e Natura. Il Parco delle Cinque Terre è bene UNESCO per il suo paesaggio terrazzato: senza l’uomo non ci sarebbero i sentieri, i terrazzamenti. E’ un esempio positivo di come l’uomo non sia solo colata di cemento. Mio nonno aveva il falcetto e dove passava tagliava lungo la strada, l’uva non cresce da sola ma va coltivata 12 mesi l’anno e se vogliamo conservare Monesteroli dobbiamo recuperare e curare i terreni».

Monesteroli Luca Natale

Così come le scalinate hanno bisogno della mano umana per conservarsi, anche il vino ha bisogno di un intervento antropico per far si che l’uva non diventi aceto. Walter de Battè è un nome molto noto nel mondo del vino Ligure, ma anche in generale di quello italiano, produce vini di qualità rispettosi dell’uva e del terreno, in poche migliaia di bottiglie. Grazie al suo aiuto qui si produce il  Cimetto, il vino di Tramonti. E’ realizzato da uve coltivate in terreni oggetto di recupero, circa 3000 metri, e con il ricavato della vendita delle bottiglie l’associazione Per Tramonti investe di nuovo sul territorio, per recuperare altri vitigni e lavorare altri terreni, offrendo opportunità di lavoro ai giovani

Come Monteviasco

Per chi è nato in provincia di Varese, viene facile il paragone con la “nostra” Monteviasco, il paesino delle Prealpi luinesi raggiungibile solo attraverso i 1400 gradini, dove oggi risiedono tenacemente ancora sette persone. Proprio sul sito dell’Associazione Amici di Monteviasco si trova questa frase: 

“Esistono ancora angoli di mondi varii e magici nel loro statico esistere, dove la perfezione del paesaggio si sposa a quella delle cose, e tutti hanno in comune il silenzio e lo splendore della natura, oggi sempre piu’ difficili a trovarsi.”

Parole tratte da  “Monteviasco, storia di un paese solitario” (di L. Giampaolo e P.A. Miravalle) che bene si addicono anche a quell’angolo di Liguria in cui ci ha catapultato Luca Natale. Due paesi lontani fra loro e lontani dal resto del mondo, eppure vicini in quel loro immortalare un passato ancora presente, che deve però necessariamente poter contare sulla cura dell’uomo per poter rimanere tale. 

Luoghi da visitare con rispetto, come quando si entra in una cattedrale per ammirarne le bellezze. Anche in questi luoghi si ha infatti la soggezione della bellezza del creato e quella sensazione, tutta umana, di non esserne che piccoli spettatori di passaggio. E preferibilmente con le scarpe o gli scarponi da trekking. 

 

di radazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 Giugno 2022
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