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Investimenti, pronto soccorso e personale: il punto sul futuro dell’Ospedale di Saronno

Le notizie principali emerse dal dibattito organizzato da RadioOrizzonti e da IlSaronno con i vertici di ASST Valle Olona Eugenio Porfido e Claudio Arici e il rappresentante del Comitato per la salvaguardia e il rilancio dell’Ospedale di Saronno Massimo Beneggi

Saronno generico

Il punto sui reparti aperti e sugli investimenti, uno sguardo alla situazione del pronto soccorso e alla carenza di personale ed infine alcune considerazioni sul futuro dell’ospedale di Saronno. Sono queste le tematiche principali emerse dal dibattito organizzato da RadioOrizzonti e da IlSaronno con i vertici di ASST Valle Olona Eugenio Porfido e Claudio Arici e il rappresentante del Comitato per la salvaguardia e il rilancio dell’Ospedale di Saronno Massimo Beneggi.

IL PUNTO SUI REPARTI. A fare un quadro generale della situazione il direttore sanitario della ASST Valle Olona Claudio Arici. Due i settori ad oggi ancora chiusi dell’ospedale: il punto nascita e la riabilitazione, mentre gli altri reparti, dalla cardiologia, all’ortopedia sono stati riaperti gradualmente dal 2021 con una lieve riduzione dei posti letto. «La riabilitazione è l’unico reparto che dobbiamo ancora riaprire – ha spiegato il direttore Arici -. Ha dei tempi che sono legati alla pandemia, non ancora terminata. Nella ASST Valle Olona sono circa 60 i pazienti ricoverati positivi al covid, che stanno in ospedale non necessariamente per patologie legate al covid, ma che hanno bisogno di spazi dedicati per poter essere gestiti. Appena riusciremo a liberare il settore che qui a Saronno ospita i pazienti covid positivi, allora potremo parlare di aprire la riabilitazione». Obiettivo della direzione, ha spiegato Arici, è quella di riaprirla prima dell’estate.

Porfido ha parlato del piano di riorganizzazione aziendale recentemente presentato dalla ASST in regione ed ora in fase di valutazione. Sono due per l’ospedale di Saronno le principali richieste alla regione inserite nel piano: l’inserimento di un’unità organizzativa semplice di medicina trasfusionale e la trasformazione di un’unità di urologia semplice in una struttura complessa. «L’iter regionale è in corso – ha dichiarato il direttore Porfido -. Dovrebbero darci una risposta rispetto al piano che abbiamo presentato in questi giorni».

Due richieste che se accolte sarebbero più che positive per l’ospedale di Saronno, ha sottolineato nel suo intervento Massimo Beneggi, rappresentante del Comitato per la salvaguardia e il rilancio dell’Ospedale di Saronno. «Sarebbero una buona notizia, dopo tante perdite. Potrebbero rappresentare una ripresa di attività in maniera completa del nostro ospedale».

Generica 2020

GLI INVESTIMENTI. Sono proprio questi a dimostrare concretamente la volontà dell’azienda di tenere vivo e attivo l’ospedale di Saronno, ha sottolineato il direttore Porfido. «Abbiamo appena rifatto l’anello di distribuzione dell’acqua in tema antincendio e ora sono in corso i lavori al manto stradale interno». Seguirà una revisione del piano di sosta interno all’ospedale, in quanto «è uno degli elementi di criticità» ha spiegato Porfido, «speriamo di trovare un accordo con il Comune per fare in modo che le eventuali macchine parcheggiate in area non adibita a sosta vengano multate direttamente dai vigili del Comune, come stiamo già facendo a Busto Arsizio».

Investimenti importanti anche dal punto di vista delle apparecchiature in dotazione all’ospedale. «Quello più rilevante è l’acceleratore lineare di particelle, per il quale a Regione Lombardia abbiamo chiesto 3 milioni di euro, insieme alla sostituzione di una tac e di un’altra macchina della diagnostica radiologica» ha aggiunto Porfido, che ha evidenziato l’importanza e l’utilità del reparto oncologico dell’ospedale di Saronno.

IL PRONTO SOCCORSO. In programma cambiamenti anche per il pronto soccorso dell’ospedale, la porta di accesso alla struttura. «I nostri pronto soccorso non sono stati pensati per quello che abbiamo vissuto in questi due anni – spiega Porfido -. Hanno bisogno di molto più spazio. Come stiamo facendo per gli ospedali di Busto e Gallarate, l’idea è anche a Saronno avere più spazio per accogliere meglio i pazienti, con una parte del secondo piano sarà dedicata al pronto soccorso».

Beneggi ha parlato delle note problematiche di personale, che, non solo a Saronno ma in tutta Italia, attanagliano in particolare modo il pronto soccorso. Una situazione di emergenza determinata sia dalla particolarità del lavoro, con turni spesso massacranti e un sovraccarico di lavoro, sia ad errori di programmazione da parte dello Stato, che non ha tenuto conto del turnover generazionale degli ultimi 10 anni.

Punto nascite, dipendenti, anestesisti: il punto sul futuro dell’Ospedale di Saronno

A tutto ciò l’ASST Valle Olona sta rispondendo spostando in pronto soccorso una parte del lavoro di specialisti di altri reparti, potenziando allo stesso tempo l’organico di tutti i reparti, in particolare modo dell’area medica. «Cerchiamo nuovi specialisti da inserire nell’area medica, per creare un’area, quella appunto del futuro secondo piano, che dovrà essere gestita sia dai medici del pronto soccorso sia dagli internisti – ha spiegato Porfido -. Uno spazio comune dove tenere i pazienti in osservazione. È una strategia diversa che stiamo adottando su tutti e tre gli ospedali».

La soluzione al problema della carenza di medici al pronto soccorso, non è e non può essere trovata nel breve-medio periodo, ha aggiunto Porfido, «perché a formare uno specialista ci si impiega cinque anni».

«Pensare che a breve si riesca a dotare i pronti soccorso di organici propri non è realistico – gli ha fatto eco Arici -. C’è quindi bisogno di trovare delle soluzioni alternative. È chiaro che con queste soluzioni sperimentali un po’ di disagio rimarrà, perché per il professionista andare in pronto soccorso non è il massimo, ma l’alternativa è chiudere il pronto soccorso».

TEMPI DI ATTESA. A risentire inevitabilmente della carenza di specialisti, i tempi di attesa per le visite ambulatoriali. «Sono ormai tempi biblici – ha commento Beneggi -. L’emergenza covid non ha fatto altro che rallentare le cose».

«Stiamo lavorando insieme a tutti i professionisti per cercare di riportare l’attività ambulatoriale almeno ai livelli del 2019 – ha dichiarato Arici -, che ha sottolineato l’importanza di far percepire l’ospedale di Saronno come un servizio attivo e funzionale per il territorio. «È una prospettiva essenziale. Il futuro di questi ospedale è possibile se le persone riprendono a vederli come un punto di riferimento».

IL FUTURO DELL’OSPEDALE. Busto Arsizio, Gallarate e Saronno, tre ospedali con vocazioni diverse, ha evidenziato Porfido. Mentre Busto e Gallarate viaggiano verso il nuovo progetto dell’ospedale unico, con un migliore e più efficiente utilizzo delle risorse a disposizione, c’è poi Saronno, che gravita attorno alle province di Varese, Milano, Como e Monza Brianza che è e rimarrà di «importanza strategica, sulla quale l’azienda ha sempre contato e non a caso sta facendo investimenti importanti qui» ha dichiarato Porfido.

«Continuare a dire che l’ospedale potrebbe chiudere fa male all’ospedale – ha concluso il direttore Arici -, disincentiva e costituisce un ostacolo a far sì che qui vengano i professionisti».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 Maggio 2022
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