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Zona rossa: “Chi si occupa degli animali?”

Dal Ciac di Varese arrivano le lamentele sul protrarsi delle normative anti-Covid: "Gli animali non trasmettono il Covid"

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Dal Ciac di Varese (Centro Istruzione Amici del Cane) arrivano le lamentele sul protrarsi delle normative anti-Covid e le relative conseguenze.

«Con il protrarsi dell’emergenza Covid19 – spiega l’educatrice cinofila Sabrina Brusa – dobbiamo purtroppo constatare che si continua a penalizzare coloro che lavorano nell’ambito della cura e del benessere degli animali di affezione, lavori che non solo garantiscono un elevato livello di sicurezza, ma forniscono un supporto indispensabile a milioni di famiglie che vivono con un pet».

La categoria, ci spiega sempre Sabrina Brusa, include:
Centri cinofili attività all’aria aperta con nessun rischio di contagio ma che hanno una grande importanza educativa e di socializzazione per i nostri amici a 4 zampe; asili e pensioni per cani che svolgono un servizio di interesse pubblico per i lavoratori che possiedono un pet; educatori cinofili e riabilitatori comportamentali che concorrono al benessere dell’animale e della famiglia in cui è inserito anche dal punto di vista gestionale, emozionale e di sicurezza dell’ambiente domestico (soprattutto in questo periodo, che a causa dei continui lockdown ha visto aumentare a dismisura i problemi di comportamento o di relazione dei cani); operatori di canile che non solo accudiscono i cani da un punto di vista di soddisfacimento dei bisogni primari, ma che intraprendono con loro percorsi educativi finalizzati ad aumentare il loro indice di adottabilità; terapie Assistite con animali-Pet Therapy il cui ruolo coterapeutico ha ormai una significativa valenza scientifica; toelettature che hanno un ruolo rilevante per il benessere igienico-sanitario del pet e della famiglia in cui vive.

«Tutti noi siamo professionisti e questo è il nostro lavoro, spesso unica fonte di reddito. Offriamo un servizio prezioso alla collettività, occupandoci del benessere delle decine di milioni di animali che ormai fanno parte delle nostre famiglie, e delle famiglie stesse. Lavoriamo in tutta sicurezza, potendo evitare agevolmente qualsiasi contatto con i proprietari, quindi con un tasso di contagio pari a zero» afferma l’educatrice cinofila.

E continua: «Non comprendiamo la motivazione che spinge a vietare attività che o si svolgono all’aperto e in forma per lo più individuale (educatore/istruttore e cliente), con la possibilità di tenere ben oltre la distanza di sicurezza, o comunque implicano vicinanza soltanto con l’animale (toelettatore). Lo stop forzato delle nostre attività, infatti, deriva non da oggettive e valide motivazioni legate al pericolo di contagio o all’impossibilità di attuare le dovute misure di sicurezza, ma dal fatto che – inspiegabilmente – a livello fiscale siamo inquadrati nella stessa categoria (codice Ateco) dei “servizi alla persona”, attività quindi che implicano uno stretto contatto interpersonale. Ma non è questo il nostro caso. Noi lavoriamo a stretto contatto con gli animali, e gli animali non trasmettono il Covid. Ribadiamo che un ennesimo blocco delle nostre attività inciderebbe notevolmente sul benessere fisico e psicologico degli animali, con grave disagio delle loro famiglie».

«Sulla base di quanto sopra esposto, chiediamo che le attività di cura verso gli animali siano permesse anche durante eventuali futuri lockdown, così come già avviene per il servizio di dog e pet sitting e che si attribuisca alle nostre professioni un codice Ateco differente che valorizzi non solo gli aspetti – benché fondamentali – dell’accudimento ma anche quelli educativo-pedagogici e riabilitativi» ha concluso Sabrina Brusa a nome di tutta la categoria professionale.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 Gennaio 2021
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