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La qualità dell’aria negli spazi chiusi: rischi e precauzioni

Quando si pensa all’inquinamento, la mente tende ad associarlo ai luoghi aperti, in particolar modo alle città dove si concentrano maggiormente i trasporti e le industrie

qualità aria

Quando si pensa all’inquinamento, la mente tende ad associarlo ai luoghi aperti, in particolar modo alle città dove si concentrano maggiormente i trasporti e le industrie. Tuttavia è stato dimostrato da alcuni studi che negli spazi chiusi sono concentrati inquinanti pericolosi in quantità maggiore rispetto a quelli aperti, spostando l’attenzione alla questione dalla salubrità dell’aria negli ambienti stretti. I prodotti per le pulizie, i materiali che compongono i mobili o la pittura utilizzata per dipingere le pareti della stanza possono influire sulla qualità dell’aria, rischiando di minare la salute soprattutto dei soggetti più deboli come bambini e anziani, in particolar modo di quelli che soffrono di malattie respiratorie croniche. Il pericolo però è per tutti: un’elevata concentrazione di anidride carbonica nell’aria può infatti influire sui processi decisionali di un individuo, portando alla diminuzione della concentrazione e provocando sonnolenza.

Tra le sostanze nocive che possono causare questi effetti vanno citati il monossido di carbonio, le particelle dei composti organici volatili e alcune sostanze chimiche.

Alcune misure per contrastare l’inquinamento interno

Data l’importanza di vivere in un ambiente con un’atmosfera pulita, priva dei cosiddetti VOC (composti organici volatili) di cui fanno parte il benzene e il formaldeide, si cercano di trovare delle soluzione volte a limitare la loro presenza nell’aria, soprattutto in un periodo storico come questo dove la diffusione del COVID-19 ha messo in luce l’importanza di una buona circolazione dell’aria negli spazi chiusi, in quanto luoghi in cui si rischia di venire maggiormente a contatto con l’infezione tramite le goccioline emesse dal naso e dalla bocca. Tuttavia è possibile convivere in questi spazi purché vi siano dei sensori aria in grado di monitorare le condizioni della stanza e dei sistemi di ventilazione in grado di consentire un ricambio d’aria, portando fuori quella inquinata in maniera meccanica. D’altronde non si può pensare di eliminare completamente la presenza di persone nei luoghi chiusi, anche perché ogni essere umano passa gran parte della sua vita all’interno di una casa o di un ufficio.

Dal punto di vista legislativo, i paesi europei stanno cercando di utilizzare sostanze meno tossiche per produrre certi tipi di materiali o per svolgere determinati procedimenti, limitando l’emissione di particelle nocive. Allo stesso tempo, i singoli soggetti possono contribuire arieggiando le stanze attraverso l’apertura delle finestre, anche se non bisogna esagerare neanche in quest’operazione soprattutto nei periodi freddi perché si andrebbe a consumare più riscaldamento, che tradotto implica un maggior consumo di combustibili fossili che inquinano l’atmosfera.

Le differenze in base al tipo di ambiente

Nei contesti domestici  e lavorativi a minare la salubrità dell’aria contribuiscono i prodotti adibiti alla pulizia quotidiana, come detersivi o profumatori per ambiente, che diffondono in essa sostanze tossiche, pericolose soprattutto in zone come la camera da letto o la cucina. Anche i materiali di costruzione giocano un ruolo importante, come il tufo o i materiali isolanti che col tempo possono diffondere nell’ambiente sostanze nocive. Il tasso di umidità è un altro fattore da tenere sotto controllo, che in casa dovrebbe oscillare tra il 40-60%, altrimenti andranno a formarsi muffe e nell’aria cominceranno a fluttuare microbi e batteri. Nelle case va aggiungersi il problema della cottura dei cibi, che provoca l’innalzarsi dell’umidità nella stanza, oltre che la diffusione di monossido di carbonio, la quale può essere controllata attraverso un rilevamento di perdite di gas.

Le aziende sono tenute dal punto di vista legislativo a controllare l’inquinamento degli ambienti indoor per tutelare la salute di loro lavoratori, valutando i rischi a cui sono continuamente sottoposti e mettendo in atto le azioni per ridurli, adottando sistemi come quelli offerti da Repcom per monitorare la stato dell’aria, salvaguardando così i propri dipendenti.

Come migliorare la qualità dell’aria

Oltre ad aprire periodicamente le finestre per far circolare l’aria, è importante installare dei sistemi di Ventilazione Meccanica Controllata (VCM) che garantiscono un costante ricambio dell’aria e recuperano il calore, attraverso un sistema a doppio flusso che consente di assorbire l’aria umida e viziata, per sostituirla nella medesima quantità, stavolta però ricca di ossigeno. L’obiettivo è quello di ridurre la concentrazione di agenti inquinanti nocivi per la salute, i quali vengono individuati attraverso specifici meccanismi di misurazione integrati all’interno degli impianti di ventilazione, come il rilevatore di ossigeno che fornisce indicazioni rispetto alla quantità presente nell’aria, segnalando quando le particelle estranee cominciano a essere troppo numerose, in modo tale da filtrare e purificare così l’aria. Esistono attualmente strumenti sempre più evoluti che comportano minori consumi energetici e hanno un minor costo di manutenzione. Inoltre riescono a integrarsi nell’abitazione senza comprometterne l’estetica e sembrare un elemento fuori posto all’interno di essa, occupando uno spazio esiguo. Gli impianti di nuova generazione portano ulteriori benefici all’atmosfera e all’ambiente soprattutto perché non vi è più la necessità di smaltire i cosiddetti filtri tradizionali, i quali venivano collocati all’interno della sezione rifiuti speciali, la cui categoria stessa suggerisce la necessità di attuare specifiche procedure per poterli eliminare senza danneggiare ciò che ci circonda.

 

Redazione Saronnonews
saronnonews@gmail.com
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Pubblicato il 26 Ottobre 2020
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