Quantcast

Professione infermiere. Dall’ospedale di Saronno la storia di Emanuela

Emanuela Garbelli è infermiera all'interno del reparto di Terapia intensiva dell'Ospedale di Saronno, un lavoro che negli ultimi mesi l'ha messa a dura prova, ma che svolge, insieme ai propri colleghi, con passione e dedizione

Generico 2018

Passione e spirito di sacrificio sono gli ingredienti essenziali per svolgere un lavoro delicato e impegnativo come quello dell’infermiere di rianimazione. È questo il caso di Emanuela Garbelli, infermiera all’interno del reparto di Terapia intensiva dell’Ospedale di Saronno, un lavoro che negli ultimi mesi l’ha messa a dura prova, ma che 30 anni fa ha deciso di iniziare per rispondere ad una vera e propria vocazione: «30 anni sembrano tanti, ma in realtà mi accorgo di avere lo stesso entusiasmo e la stessa motivazione dei primi giorni di lavoro».

In questi 75 giorni di emergenza i momenti di difficoltà sono stati tanti, dovuti soprattutto alle pessime condizioni di lavoro in cui il personale sanitario è costretto a lavorare: «Lavoro normalmente part-time, ma in questi mesi non abbiamo guardato ai riposi saltati, alle malattie da dover coprire o alle ferie spostate, ci siamo messi in gioco e abbiamo fatto tempo pieno a tutte le ore. Se dovessimo guardare chi ci dirige, sarebbe l’ennesima delusione. Abbiamo lavorato solo sulla base della nostra buona volontà, perché abbiamo capito che al posto di quel signore che arrivava poteva esserci nostro papà o la nostra mamma. Abbiamo passato dei mesi davvero tremendi, dove solo chi fa questo lavoro riesce a capire quello che i nostri occhi vedevano e quello che provavamo» spiega Emanuela, che però non si sente cucita addosso la definizione di “eroe”, parola con cui in queste settimane sono stati definiti medici e infermieri: «Sono solo una persona che lavora con coscienza, che ama il suo lavoro e che insegna ai nuovi infermiere ad amare il proprio lavoro prima del 27 del mese».

I messaggi di supporto e di riconoscenza mostrati dai pazienti e dai loro famigliari sono stati essenziali in queste settimane per continuare a lottare: «I riscontri di umanità e i ringraziamenti ci hanno dato la forza per andare avanti», spiega l’infermiera, che per il futuro auspica una rivalutazione della propria categoria professionale: «Il medico arriva in reparto e imposta le terapie per i pazienti, ma poi l’assistenza vera e propria è affidata a noi. Spero quindi che domani, quando tutto sarà finito, si guarderà con un occhio diverso questa professione, perché abbiamo saputo tirarci su le maniche in un momento in cui la sanità pubblica è davvero in ginocchio».

L’auspicio per l’ospedale di Saronno è che le autorità sanitarie decidano di investirvi e di lavorare per la riqualificazione di un presidio ospedaliero che si è rilevano fondamentale per il Saronnese: «Spero che dall’alto qualcuno si metta una mano sulla coscienza e faccia tornare ad essere un po’ più decoroso questo ospedale, sia per i nostri malati, che purtroppo hanno delle liste d’attesa lunghissime, sia per i nostri colleghi e per i nostri medici che stanno fuggendo perché lavorano in condizioni davvero tremende».

 

Valentina Rizzo
valentina.rizzo@varesenews.it
Raccontiamo la provincia di Varese e le sue numerose comunità. Un giornale accessibile a tutti, finanziato dai suoi lettori. Abbonati anche tu a VareseNews per supportare il nostro lavoro.
Pubblicato il 13 Maggio 2020
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

Segnala Errore