“Aleph con Zero”, il progetto di ampliamento dell’Insubrias Biopark

La Fondazione Istituto Insubrico Ricerca per la Vita ha ricevuto un finanzamento dalla Fondazione Cariplo nel quadro dei progetti emblematici 2020: nascerà un nuovo spazio modulare, replicabile, che soddisferà la richiesta di altre aziende interessate alla struttura di Gerenzano

L’Insubrias Biopark vuole crescere. Il parco scientifico tecnologico e incubatore di imprese che opera nel settore biotech ha bisogno di nuovi spazi: i 18 mila metri quadri della struttura di Gerenzano a disposizione delle 18 aziende ora presenti non bastano più, ci sono richieste continue di nuove aziende e per questo la Fondazione Istituto Insubrico Ricerca per la Vita ha presentato un progetto di ampliamento alla Fondazione Cariplo e Regione Lombardia nel quadro dei “Progetti Emblematici” 2020.

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Il progetto, che si chiama “Aleph con Zero”, è stato approvato e arriverà un finanziamento di 1,350 milioni di euro su un totale di 2,4 milioni, necessari per ampliare gli spazi a disposizione di circa 900 metri quadri, con una struttura modulare repliclabile in altri punti del parco, che in tutto occupa 55 mila metri quadri.

Partiamo dal nome, scelto su ispirazione del presidente della FIIRV Giacomo Buonanno: «Aleph con Zero indica la cardinalità dell’infinito più piccolo, il limite a cui può arrivare la conoscenza – spiega Buonanno -. La ricerca è un progetto ambizioso, il nome che abbiamo scelto vuole dare lo spunto per proseguire in questa strada di ricerca. Da un lato è l’inizio di un percorso, dall’altro è il limite a cui tendere. E poi ha anche un bel simbolo».

Contributo della Fondazione Cariplo per l’Insubrias BioPark di Gerenzano

Dal 1 gennaio le tre strutture di uffici e laboratori sono saturi. Da qui è nata l’idea dell’allargamento, il cui studio è stato affidato a tre ingegneri, Piercarlo Viterbo, Paolo Consonni e Massimiliano Di Toma, insieme ai collaboratori Luca Tamborini e Andrea Barbieri: «Si tratta di un modulo replicabile in altri punti dello spazio a disposizione, che preveda nuovi spazi, sostenibili, con una buona vivibilità e con costi contenuti di mantenimento – spiega l’ingegner Consonni -. Verrà realizzato con materiali ecosostenibili, in legno, con la possibilità di modulare gli spazi a disposizione, allargando e aprendo a seconda delle esigenze e delle richieste». I tempi di realizzazione previsti sono di 12/18 mesi.

Fondata nel 2006, negli ultimi dieci anni la struttura è passata da 2 persone a più di 300, un successo che rispecchia quello di altre esperienze di questo tipo, a partire dalla vicina Como Next di Lomazzo, con cui sono nate collaborazioni e progetti comuni. All’interno della Fondazione Istituto Insubrico Ricerca per la Vita, che vede tra i propri enti fondatori la Provincia di Varese, il Comune di Busto Arsizio, il Canton Ticino, la Regio Insubrica, l’Università dell’Insubria, la Fondazione Cardiocentro Ticino, il Gruppo Ospedaliero San Donato Foundation, il Consorzio Italbiotec, sono presenti diverse realtà incubate, aziende nel settore delle biotecnologie, da chi fa i kit diagnostici a chi fa ricerca sulle cellule staminali a tutti i servizi connessi a questo mondo: «Ci sono aziende piemontesi, venete, vengono da tutte le parti richiamate perché ci sono laboratori attrezzati con le caratteristiche richieste e i servizi richiesti», commenta Andrea Gambini, direttore della FIIRV.

La Fondazione ha anche un gruppo di ricercatori interni formato da una decina di specialisti e due tecnici che operano in sei/sette laboratori su due linee principali di ricerca: uno sulla celiachia, per sviluppare enzimi per degradare il glutine, che ha permesso di brevettare e sviluppare la fase successiva con con un’azienda per portare le scoperte scientifiche sul mercato; e uno sui nuovi antibiotici, ambito complesso per cui la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha richiesto maggiore attenzione per arrivare a nuove scoperte che superino le resistenze ai farmaci. Infine, da un anno, c’è un nuovo centro di studio sui diaminnoacidi, senza dimenticare il lavoro di comunicazione scientifica e collaborazione con l’Università dell’Insubria, perchè «la scienza non deve rimanere nel suo castello ma deve essere divulgata, aprendo le porte ai visitatori, facendo orientamento e informazione», commentano Monica Abbondi e Giacomo Carenzi, ricercatori della FIIRV.

di tommaso.guidotti@varesenews.it
Pubblicato il 02 Marzo 2020
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