Salvini resta alla guida della Lega per la quarta volta
Il congresso straordinario a Milano conferma il vicepremier fino al 2030. Abbraccio sul palco con lo sfidante. Giorgetti avverte: “Non va tutto bene”
Matteo Salvini è stato confermato segretario della Lega per la quarta volta e resterà in carica per altri quattro anni, fino al 2030. È l’esito del voto a scrutinio segreto del congresso straordinario del partito, che si è chiuso oggi, domenica 25 ottobre, al centro congressi Allianz MiCo di Milano. Salvini ha ottenuto 465 voti, mentre lo sfidante Massimo Garavaglia si è fermato a 146. I delegati con diritto di voto erano 706.
Alla proclamazione del risultato la platea ha accolto Salvini con un boato. Poco dopo, mentre il segretario lo stava ringraziando dal palco, Garavaglia lo ha raggiunto e i due si sono abbracciati.
Ucraina e governo Draghi al centro dell’intervento di Salvini
Nel suo intervento prima del voto, il vicepremier ha legato la propria riconferma a una linea precisa sulla politica estera: “Questo congresso, se mi risceglierete come segretario, mi darà il mandato di andare in Consiglio dei ministri a portare la posizione chiara della Lega: non possiamo continuare a mandare soldi all’Ucraina”. Poi ha chiesto ai delegati di alzare la mano se ritenevano che avesse quel mandato.
Salvini è tornato anche sulla stagione del governo Draghi, con un’autocritica netta: “Mi pento per la scelta e me ne assumo pienamente la responsabilità, entrando nel governo Draghi col Pd. Mai più, mai più, mai più”.
Il segretario ha poi presentato il nuovo simbolo che intende proporre: la scritta Lega in grande nella parte alta, Alberto da Giussano al centro e, in basso, la dicitura gialla “Italia federale”. “Proporrò questo simbolo, senza il mio nome”, ha spiegato, definendolo un logo che “tiene insieme il passato, il presente e il futuro”.
Non sono mancati i riferimenti allo sfidante. “Ringrazio Massimo per averci offerto la possibilità di fare un dibattito nell’unica sede in cui è opportuno fare un dibattito”, ha detto Salvini. “Siamo qua perché come per Massimo per me da 36 anni la Lega è la mia famiglia, lo sanno i miei figli, chi vive con me, i miei genitori. Per quanti di voi la Lega viene prima della famiglia?”.
La replica sugli imprenditori del Nord
Il passaggio più polemico è arrivato in risposta a Garavaglia, che dal palco aveva raccontato: “Io lunedì vado a visitare le aziende e domani sono nel Bresciano. Tutti gli imprenditori mi dicono: ‘Avanti così, salutami Giorgetti e ringrazialo’. Questo è fondamentale”. La replica di Salvini: “Gli imprenditori del Nord ci chiedevano di entrare nel governo Draghi, poi alle Politiche hanno votato gli unici che non erano nel governo Draghi. Ai complimenti a Giorgetti, che faccio anche io, dico che se ci votassero non farebbe schifo. La pacca sulla spalla alla Lega e il voto per qualcun altro non ci fa salvare le fabbriche dall’Ue”.
Garavaglia: “Dobbiamo svegliarci”
Garavaglia aveva motivato la sua candidatura con la necessità di cambiare passo: “Perché mi sono candidato? Perché l’obiettivo è invertire il trend, dobbiamo svegliarci. I sondaggi sono indicazioni, danno una direzione. Abbiamo preso l’8,8% alle elezioni e non siamo cresciuti. Dobbiamo crescere”.
Lo sfidante aveva anche indicato la squadra su cui avrebbe voluto puntare: “Abbiamo fuoriclasse che tutti ci invidiano. Se dovessi vincere, io voglio al mio fianco, e davanti a me, questi fuoriclasse: Zaia, Durigon, Giorgetti, ovviamente Matteo Salvini”. E aveva garantito che, in caso di vittoria, “non ci sarà nessuna rappresaglia, nessuna punizione, nessuna lista nera: siamo una famiglia”.
Giorgetti: “Facciamo salire in squadra chi porta consenso”
Prima dei due candidati aveva preso la parola il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, con un’analisi senza giri di parole sullo stato del partito. “Va tutto bene? No, non va tutto bene. Lo percepiamo chiaramente che abbiamo dei problemi. Siamo qua per migliorare”, ha detto il ministro varesino.

Rivolgendosi al segretario pugliese Roberto Marti, ha poi aggiunto: “È chiaro che tu sei contento se fai un 8%. Il problema è se a Bergamo, dove erano abituati a fare il 50%, fanno il 20% e si incazzano e si chiedono perché. E allora come si fa a recuperare? Qui si è parlato di squadra. Io dico semplicemente: facciamo salire in squadra quelli che hanno dimostrato sul territorio di riuscire a produrre consenso”.
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