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Nel solco di Tibo ed Elio, gli amici di sempre hanno deciso di renderli eterni con un’associazione

A Soci All Time il racconto dei soci fondatori degli Amici di Tibo ed Elio su queste due figure fondamentali nel mondo missionario comboniano in Uganda e i progetti per continuare a sostenere i giovani ugandesi

amici di tibo ed elio


L’associazione Amici di Tibo ed Elio, nata da pochi mesi, è stata ospite della trasmissione di Radio Materia Soci All Time, realizzata in collaborazione con CSV Insubria.

Nell’intervista il presidente Filippo Ciantia, insieme ad alcuni dei soci fondatori e amici dei due religiosi missionari comobiani, hanno raccontato la loro volontà di custodire e rilanciare l’eredità di padre Pietro Tiboni e fratel Elio Croce, il loro profondo legame con l’Uganda e il territorio varesino. Attraverso le loro testimonianze emerge il segno umano e spirituale lasciato dai due religiosi, ancora oggi punto di riferimento per molte comunità.

Un’eredità fatta di relazioni e fede

Al centro dell’esperienza dei due missionari ci sono quattro parole chiave: amicizia, educazione, pace e provvidenza. Non semplici valori astratti, ma criteri concreti con cui leggere e vivere la realtà. L’amicizia come legame capace di sostenere anche nelle difficoltà, l’educazione come strada per costruire persone libere, la pace come orizzonte quotidiano e la provvidenza come fiducia in un disegno più grande.

Questi elementi hanno guidato per decenni la loro presenza in Uganda, dove hanno contribuito non solo alla crescita della Chiesa locale, ma anche allo sviluppo umano e sociale di intere comunità.

L’incontro con don Giussani

Un passaggio decisivo nella vita di padre Tiboni è stato l’incontro con don Luigi Giussani. Dopo il periodo turbolento del post ’68, il missionario attraversava una crisi vocazionale. L’incontro con il fondatore di Comunione e Liberazione, avvenuto proprio in Uganda, gli ha permesso di riscoprire il senso profondo della sua chiamata.

«Ho capito meglio cosa significa essere missionario proprio guardando questa esperienza» – raccontava Tiboni. Da quel momento la sua adesione al carisma comboniano si è fatta ancora più consapevole e intensa.

L’influenza di Giussani si è tradotta soprattutto in uno stile: vivere la missione come fraternità, condividendo tutto con gli altri. Un approccio che Tiboni ha incarnato insieme a fratel Elio, dando vita a una presenza capace di coinvolgere e generare speranza.

I frutti della missione

L’opera di padre Tiboni ha lasciato segni concreti. Tra questi, la formazione di numerosi sacerdoti e vescovi africani, ma anche la nascita dei “Meeting Point”, luoghi di accoglienza e sostegno per malati di AIDS e orfani.

Non meno importante il coinvolgimento di tanti giovani italiani, in particolare del Varesotto, che negli anni hanno scelto esperienze di servizio e missione in Uganda.

Negli ultimi anni della sua vita, Tiboni aveva anche avviato un dialogo quotidiano con amici e conoscenti attraverso brevi messaggi sul Vangelo, inviati via SMS e WhatsApp. Una pratica che oggi rivive in un libro di prossima pubblicazione.

I progetti dell’associazione

L’associazione Amici di Tibo ed Elio si muove su più fronti. Tra le iniziative principali: borse di studio per studenti della Luigi Giussani High School di Kampala, per favorire l’accesso all’università; la creazione di un archivio storico con lettere, documenti e testimonianze; pubblicazione di libri e biografie dedicate ai due missionari; organizzazione di mostre, tra cui “Volti di Pace” prevista a Varese; sostegno al percorso per la beatificazione, in particolare per fratel Elio. A Venegono Superiore è inoltre in programma una mostra dedicata ai martiri catechisti di Paimol, Okelo e Irwa, segno di un legame che continua a tenere uniti Italia e Uganda.

Uno sguardo al futuro

L’obiettivo dell’associazione è chiaro: non limitarsi a ricordare, ma rendere attuale un’esperienza. «Vogliamo che la loro compagnia continui a essere viva» – spiegano i promotori. In questa prospettiva si inserisce anche il desiderio, condiviso con la comunità ugandese, di avviare un percorso ufficiale verso la beatificazione, riconoscendo così il valore di una testimonianza che ha attraversato continenti e generazioni.

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Pubblicato il 10 Aprile 2026
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