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A Varese e Cislago “Penuria Padana”, teatro d’inchiesta sulla grande pianura

Stefano Liberti porta sul palco un racconto tra giornalismo, musica e immagini per attraversare la crisi climatica e agricola della Pianura Padana, tra ferite del territorio e possibilità di cambiamento

Economia varie

La Pianura Padana come luogo dell’abbondanza, ma anche come territorio fragile, esposto alla crisi climatica e alle contraddizioni dell’agricoltura contemporanea. Parte da qui “Penuria Padana”, lo spettacolo di Stefano Liberti in programma venerdì 27 marzo alle 21 al Cinema Teatro Nuovo di Varese, in viale dei Mille 39, e sabato 28 marzo alle 21 all’Auditorium L’Angolo dell’Arte di Cislago, in via Stazione. Le serate sono organizzate dal Distretto di Economia Solidale di Varese e da Aequos, cooperativa di Gruppi di Acquisto Solidale con sede a Uboldo, in collaborazione con i Comuni di Varese e Cislago.
L’ingresso è gratuito con donazione libera. (foto di Francesco Aresi)

GIORNALISMO D’INCHIESTA, MUSICA E IMMAGINI

Lo spettacolo unisce giornalismo d’inchiesta, musica e immagini. Sul palco, insieme a Liberti, ci sono Pasquale Filastò, al violoncello e alla chitarra, e Fabia Salvucci, voce e percussioni. Il racconto nasce da un viaggio-inchiesta compiuto tra Lombardia ed Emilia-Romagna, tra campi, aziende agricole e territori segnati dalle alluvioni. Liberti spiega che l’idea di trasformare il lavoro giornalistico in una forma teatrale era presente fin dall’inizio. «Da un po’ di tempo cerco un modo diverso di raccontare le inchieste», dice l’autore. In questo caso, aggiunge, il progetto prevedeva da subito anche una restituzione scenica, per «raccontare le storie attraverso il teatro e la musica».

IL PARADOSSO

Il titolo gioca volutamente sul paradosso. «Quel modello di grande abbondanza, di grande produttività, di ricchezza, è entrato in crisi», osserva Liberti. Una crisi che riguarda la resa agricola, la tenuta economica delle aziende e l’impatto crescente degli eventi estremi. Secondo il giornalista, si tratta di un sistema che «forse funzionava negli anni Settanta e Ottanta» ma che oggi mostra tutte le sue fragilità. Nel racconto trovano spazio storie raccolte nelle risaie della Lomellina, nei frutteti colpiti dall’alluvione in Romagna, nelle aziende agricole che danno voce  agli agricoltori che cercano di resistere alle logiche dell’agroindustria.
Il punto, per Liberti, è tenere insieme analisi e dimensione umana. «I dati nel giornalismo sono importanti, ma non sono sufficienti», dice. Per questo il suo lavoro punta a «dare un volto a questi dati, umanizzarli».

NON È UNO SPETTACOLO CATASTROFISTA

“Penuria Padana”, però, non vuole essere solo il racconto di un collasso. «Non è uno spettacolo catastrofista», precisa Liberti. L’obiettivo è piuttosto mostrare una pianura complessa, molto diversa dall’immagine uniforme che spesso la accompagna, e restituire la forza di chi continua a restare e a lavorare in territori sempre più esposti. Tra i temi centrali c’è la crisi del modello agricolo dominante: «Il prezzo non lo decide chi produce il cibo, ma chi lo distribuisce», sottolinea Liberti, indicando nel rapporto squilibrato con la grande distribuzione uno dei nodi più pesanti. A questo si aggiunge, secondo l’autore, un sistema di sussidi che favorisce un tipo di agricoltura lontano dalla tradizione italiana dei piccoli produttori.

UN’AGRICOLTURA DIVERSA GIÀ ESISTE

Una delle testimonianze più forti è quella di una donna di settant’anni, proprietaria di un frutteto in Romagna devastato da tre alluvioni tra il 2023 e il 2024. Nonostante tutto, continua a ripetere: «Io lo voglio ricostruire». È una frase che riassume bene il tono dello spettacolo, ovvero la consapevolezza della crisi, ma anche la volontà di non arrendersi. Accanto alla denuncia, infatti, “Penuria Padana” lascia spazio anche alle alternative. Esperienze di agricoltura rigenerativa, aziende che provano a costruire modelli diversi, pratiche più attente al territorio e più capaci di reggere gli shock climatici. «Non sono solo cose romantiche», dice Liberti. Il problema, semmai, è che «manca un modello agricolo nazionale» capace di sostenere queste esperienze e di trasformarle in una direzione più generale.

L’IMPORTANZA DEI DISTRETTI DI ECONOMIA SOLIDALE

L’arrivo dello spettacolo a Varese e Cislago si inserisce così in un contesto che guarda da tempo al rapporto tra cibo, territorio e partecipazione. Per Liberti, realtà come i Des (distretti di economia solidale), i Gas (gruppi di acquisto solidale) e le reti di economia solidale sono spazi in cui si prova a ricostruire un legame tra produttori e cittadini, tra campagna e città. «Il cibo diventa un territorio d’azione politica», afferma. Ed è qui che “Penuria Padana” smette di essere solo uno spettacolo per diventare una domanda aperta sul modello di sviluppo che abbiamo costruito e su quello che, forse, siamo ancora in tempo a cambiare.

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Michele Mancino
michele.mancino@varesenews.it
Il lettore merita rispetto. Ecco perché racconto i fatti usando un linguaggio democratico, non mi innamoro delle parole, studio tanto e chiedo scusa quando sbaglio.
Pubblicato il 27 Marzo 2026
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