Costanza, disciplina, condivisione: a Saronno la “ricetta” che ha fatto grande Steph Curry
Il PalaRonchi ha ospitato l'incontro con Bob McKillop, l'uomo che ha allenato al college il leggendario campione dei Golden State Warriors: "Steph non dimentica le sue origini e continua a portare con sé i suoi valori"

Cosa rende Stephen Curry un giocatore così speciale? Non sono solo i tiri impossibili, le triple da nove metri o i palmarès da leggenda. «La sua vera forza è qualcosa di più profondo, che ha a che fare con la mentalità, la disciplina e l’umiltà. Steph vive il presente in modo totale: se commette un errore, non si lascia travolgere dal rimpianto o dalla rabbia, ma pensa subito all’azione successiva. È sempre lì, pronto a ripartire. Sempre nel gioco, sempre con la squadra».
Parole che vanno soppesate per bene, perché a pronunciarle è nientemeno che l’uomo, l’allenatore, che ha formato il campionissimo dei Golden State Warriors negli anni dell’università. Bob McKillop, coach di lunga data – oggi ha 75 anni – ha raccontato il suo modo di intendere la pallacanestro e il suo rapporto con Curry davanti a una platea di ragazzi e genitori al PalaRonchi di Saronno. Un appuntamento voluto dalla Robur Basket (al termine di una breve ma proficua collaborazione) e organizzato con la società NCA21 che ha richiamato decine di appassionati di età diverse.
«Il basket – ha spiegato McKillop – è un gioco fatto di errori. Ciò che davvero fa la differenza è l’atteggiamento. Ed è qui che Curry è un esempio unico: non cerca scorciatoie, ma cura i dettagli, lavora con costanza e disciplina, senza mai perdere il contatto con le sue radici. Non ha mai dimenticato da dove viene, e continua a portare con sé quei valori che lo hanno formato. Lavora duro, giorno dopo giorno, ma non perde mai la sua immaginazione, perché – come dice lui – “per avere un sogno serve immaginazione, ed è l’immaginazione a dargli uno scopo”».
L’ormai ex coach di Davidson ha risposto alle domande poste dal pubblico e Curry è ovviamente stato l’argomento principe. «Steph è un giocatore tostissimo, ma al tempo stesso molto gentile. La sua grandezza sta proprio in questo equilibrio: la durezza e la dolcezza, la libertà e la disciplina. È un leader silenzioso, che guida con l’esempio. Non è interessato al protagonismo, ma al successo della squadra. Ha sempre sacrificato ogni personalismo in nome della vittoria collettiva».
Chi lo ha allenato o ha condiviso il campo con lui lo sa bene: Curry è un compagno straordinario. Ringrazia sempre i suoi compagni di squadra, ascolta tutti – dai genitori agli allenatori – e si fida. E questa fiducia è reciproca: chi lavora con lui, finisce per fidarsi completamente.
«Nel nostro mondo dominato dall’egoismo, Steph rappresenta una rara forma di altruismo, dentro e fuori dal campo. Non si considera un giocatore speciale per le sue cifre o i suoi premi, ma per la sua mentalità. E questo lo rende davvero unico».
«Io non sono un allenatore dell’attacco o della difesa – ha concluso McKillop – Sono un allenatore di squadra. Voglio vincere ogni possesso. E con Steph in campo, ogni possesso conta davvero».
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