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“Sarebbe meglio governare e non subire”: il Presidente della Provincia rinnova l’appello sul futuro delle scuole

A un anno dalla richiesta di un tavolo di confronto tra Provincia e sindaci, il presidente Magrini ammette la mancata risposta. Entro il 2028 la provincia perderà almeno 9mila studenti rispetto al 2024

primo giorno di scuola 2023

Un anno fa il presidente della Provincia di Varese, Marco Magrini, aveva lanciato un appello ai sindaci del territorio: trovarsi attorno a un tavolo per ripensare insieme la rete delle scuole, alla luce della diminuzione progressiva degli studenti. Dodici mesi dopo, il bilancio è amaro: quella risposta corale non è arrivata.

«Le dinamiche territoriali sono sempre complicate e ogni sindaco deve rispondere sugli obiettivi che si è dato – ammette oggi Magrini – Credo, però, che occorra riflettere sul futuro perché, se anche per il prossimo anno si prevede la sospensione della normativa sulla chiusura dei plessi sotto i 600 o i 400 (per le zone di montagna) alunni, prima o poi quella normativa imporrà dall’alto tagli drastici. Sarebbe meglio governare e non subire».

Un calo già in atto, destinato ad accelerare

I numeri danno ragione alle preoccupazioni del presidente. Nel 2028 mancheranno all’appello almeno 9mila studenti rispetto al 2024, un calo che lo scorso anno ha già pesato sul ridimensionamento della rete scolastica, con la perdita di 103 classi. Negli ultimi nove anni la popolazione scolastica della provincia è scesa del 7%, un dato peggiore della media nazionale, ferma al -6,3%.

La tendenza riguarda tutti gli ordini di scuola. Alla primaria si passerà dai 36.619 alunni di quest’anno a circa 32.500 nel 2028, con un calo di oltre mille bambini all’anno. Alle medie gli studenti scenderanno da 25.000 a 22.000. Anche le superiori, finora il comparto più stabile, iniziano a risentirne, con una perdita stimata di 1.405 iscritti entro il 2028.

«Se non cominciamo a ragionare oggi ci troveremo di fronte a una crisi conclamata – avverte Magrini, che rilancia la necessità di un metodo condiviso- Ho chiesto che i sindaci vengano sempre informati sull’evoluzione dei distretti scolastici: sono loro a conoscere meglio i territori e con loro dobbiamo costruire soluzioni condivise».

Non solo studenti: il nodo degli edifici

Per il presidente della Provincia il problema non riguarda soltanto il numero di alunni: «C’è un problema di numero di studenti e c’è un problema di offerta edilizia. Ci sono edifici ormai obsoleti, a causa di mancati investimenti nel corso dei decenni. C’è un tema di offerta extracurricolare per ampliare le ore di permanenza a scuola». Magrini apre a un ripensamento complessivo del modello: «Potremmo ripensare a un modello nuovo di scuola che punti al benessere dei ragazzi, con servizi adeguati e sostegno alle famiglie. Le risorse non sono infinite ma possono fare la differenza se finalizzate a costruire una nuova offerta scolastica. Non è più tempo di difendere il proprio orticello».

La provincia di Varese conta oggi 69 istituti comprensivi – erano 71 fino a poco tempo fa, ma due sono stati soppressi per mancanza di numeri – circa 400 edifici di primo ciclo e 32 istituti di secondo grado con un’ottantina di plessi. Un patrimonio edilizio imponente, costruito in gran parte negli anni del boom demografico, che oggi rischia di non reggere alla transizione negativa.

Il nodo della governance

Resta il nodo politico di fondo: perdere una scuola, o anche solo una direzione didattica, può sembrare un impoverimento per un territorio. Ma davanti al progressivo svuotamento delle aule, l’obiettivo dichiarato da Provincia e Ufficio scolastico è avviare un confronto stretto tra le istituzioni per costruire, in modo condiviso, soluzioni capaci di garantire un’istruzione di qualità anche in una provincia che conta sempre meno studenti.

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Pubblicato il 01 Settembre 2026
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