Alluvione in Nepal, centinaia di stranieri tra i dispersi. L’appello delle comunità Sherpa
Dopo il disastro del 26 agosto nella regione himalayana continuano le ricerche di turisti, guide e lavoratori. Le famiglie attendono notizie mentre le organizzazioni locali chiedono aiuti per sostenere le comunità colpite
A giorni dalla devastante alluvione che il 26 agosto ha investito la regione himalayana al confine del Nepal, continua la ricerca dei dispersi e cresce l’angoscia delle famiglie, in Nepal e all’estero.
Il disastro, che ha interessato in particolare le aree attraversate dai sistemi fluviali Bhote Koshi e Trishuli, ha assunto ormai una dimensione internazionale. Tra le persone di cui non si hanno ancora notizie figurano infatti numerosi cittadini stranieri che si trovavano nel Paese per viaggi, trekking e spedizioni.
Secondo le informazioni diffuse nel comunicato, le autorità nepalesi e le agenzie del settore turistico stanno lavorando per ricostruire gli spostamenti dei visitatori presenti nelle zone colpite e verificare gli elenchi dei dispersi. I dati iniziali del Nepal Tourism Board parlavano di centinaia di turisti stranieri, provenienti tra gli altri da India, Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Canada e diversi Paesi europei e asiatici.
Numeri che restano tuttavia in fase di verifica, anche a causa delle difficoltà nelle comunicazioni e nell’accesso alle località maggiormente devastate.
La tragedia ha colpito duramente anche le comunità che da generazioni accompagnano i visitatori sulle montagne nepalesi. Tra i dispersi risultano guide Sherpa, operatori turistici e lavoratori locali, persone che conoscono profondamente sentieri, corsi d’acqua e territorio e che rappresentano un punto di riferimento fondamentale per chi affronta un viaggio nell’Himalaya.
Anche le loro famiglie, oggi, attendono risposte. Particolarmente grave sarebbe inoltre la situazione nei distretti di Rasuwa e Nuwakot, dove l’alluvione ha interessato alcuni progetti idroelettrici. Le squadre di soccorso, affiancate anche da specialisti provenienti da Cina e India, stanno concentrando le ricerche nei tunnel e nelle aree degli impianti, dove si teme possano essere rimaste intrappolate numerose persone.
Nel comunicato viene citato un bilancio riportato da Reuters che parla di 903 vittime e oltre 4.247 dispersi, tra i quali circa 933 lavoratori collegati agli impianti idroelettrici interessati. Si tratta di cifre che, nella situazione ancora estremamente fluida, richiedono continue verifiche e aggiornamenti da parte delle autorità.
Intanto la tragedia si estende ben oltre le vallate colpite. Familiari di cittadini stranieri stanno raggiungendo il Nepal oppure contattando tour operator, autorità e comunità locali nel tentativo di ottenere informazioni certe sui propri cari. Il Nepal Tourism Board starebbe predisponendo un punto informativo dedicato per raccogliere e coordinare i dati relativi ai turisti dispersi, soccorsi o deceduti.
Ma l’emergenza non riguarda soltanto chi manca ancora all’appello. Nelle comunità himalayane colpite dall’alluvione molte famiglie hanno perso parenti, abitazioni, bestiame, attività economiche e, in alcuni casi, la propria unica fonte di reddito.
Per questo organizzazioni comunitarie e gruppi umanitari stanno lanciando un appello alla solidarietà, rivolto sia alla popolazione nepalese sia alla comunità internazionale.
Servono risorse per garantire cibo, rifugi temporanei, vestiti, assistenza sanitaria e sostegno alle famiglie che hanno subito lutti o perso tutto. Accanto all’emergenza immediata si apre inoltre il lungo capitolo della ricostruzione e della ripresa economica delle aree colpite.
Il messaggio lanciato dalle comunità locali è rivolto in particolare anche a quel mondo internazionale che, per decenni, ha trovato nelle guide Sherpa e nei lavoratori nepalesi un sostegno essenziale per conoscere e attraversare l’Himalaya.
Le indicazioni sui canali ufficiali e verificati per le donazioni, precisa il comunicato, saranno diffuse separatamente dalle organizzazioni promotrici e dai partner impegnati nell’assistenza.
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