“Sembrava l’Apocalisse”: il 23 luglio 1910 il tornado che sconvolse Saronno e il suo territorio
Un post pubblicato da Marcello Mazzoleni riporta alla memoria uno dei più gravi eventi meteorologici della storia lombarda, che devastò il Saronnese, l'Altomilanese e la Brianza occidentale con effetti drammatici
Il 23 luglio 1910 un violento tornado attraversò la Lombardia centro-settentrionale lasciando dietro di sé una lunga scia di distruzione e oltre cento vittime. Tra le aree più colpite ci furono Saronno e i comuni vicini, dove si contarono una trentina di morti. A riportare l’attenzione su quella tragedia, nel giorno dell’anniversario, è un post pubblicato da Marcello Mazzoleni, grande appassionato ed esperto di meteorologia che ricorda uno degli eventi più estremi mai documentati nel territorio.
«Ritengo doveroso di tanto in tanto fermarci a rivivere quei momenti drammatici della nostra storia, perché conoscere cosa accadeva in passato ci permette di vivere con molta più consapevolezza il presente e guardare con fiducia al futuro, dando la giusta tara alla pletora di informazioni intrise di propaganda e di ideologia che ogni giorno ci tocca sopportare non appena accendiamo la televisione o leggiamo i giornali, dove sembra che tutto ciò che accade oggi, sebbene di portata nemmeno paragonabile ai veri disastri del passato, sia qualcosa di mai vissuto prima», dice Mazzoleni.
Il dramma alle 16,30
Le cronache dell’epoca descrivono un pomeriggio afoso, preceduto da settimane di caldo intenso. Intorno alle 16.30 il cielo cambiò improvvisamente aspetto: in pochi minuti arrivò una colonna d’aria di eccezionale violenza, accompagnata da un boato che molti testimoni paragonarono al passaggio di numerosi treni a vapore.
Secondo le ricostruzioni storiche, oggi il fenomeno viene stimato come un tornado di intensità F4 sulla scala Fujita. Il vortice colpì l’Altomilanese, la Brianza occidentale, il Basso Varesotto e la Bassa Comasca, provocando oltre 100 morti e più di 300 feriti gravi.
Saronno e Legnano furono tra i centri più colpiti, con un bilancio complessivo di circa 30 vittime. Solaro registrò 17 morti, mentre a Mombello di Limbiate e Busto Arsizio se ne contarono dieci per ciascun comune.
Il paesaggio venne completamente trasformato: tetti scoperchiati, muri crollati, alberi secolari scorticati dalla forza del vento e campi completamente devastati.
Fabbriche e fornaci tra i luoghi più colpiti
A Saronno i danni interessarono in modo particolare le aree industriali. Le cronache raccontano del crollo di ciminiere e strutture in muratura all’interno degli stabilimenti tessili e delle fornaci, mentre molte abitazioni del centro storico persero il tetto.
Anche le cascine e le campagne che circondavano la città subirono pesanti conseguenze: fienili distrutti, raccolti perduti e alberi abbattuti resero difficile il ritorno alla normalità, che richiese anni di ricostruzione.
I soccorsi in un territorio isolato
Il tornado abbatté anche le linee telegrafiche e telefoniche, isolando per ore i paesi colpiti. I primi soccorsi raggiunsero le zone devastate a piedi o a cavallo, mentre gli ospedali di Saronno, Legnano e Busto Arsizio vennero rapidamente riempiti dai feriti.
Nei giorni successivi si celebrarono funerali collettivi ai quali parteciparono migliaia di persone provenienti da tutta la Lombardia. Le fotografie e i giornali dell’epoca raccontano una tragedia che segnò profondamente la memoria delle comunità locali.
La ferrovia paralizzata dal tornado
Il passaggio del tornado colpì duramente anche la rete ferroviaria di Saronno, che già nel 1910 rappresentava uno dei principali snodi delle ferrovie lombarde. Secondo le ricostruzioni storiche, la violenza del vento provocò deragliamenti e ribaltamenti di vagoni nello scalo merci e lungo i raccordi industriali, mentre alcuni treni passeggeri furono costretti a fermarsi in aperta campagna per la scarsa visibilità e la presenza di detriti sui binari.
Alberi abbattuti, tronchi, travi, lamiere e macerie provenienti da fabbriche, cascine e abitazioni invasero la sede ferroviaria, bloccando gli scambi e rendendo impossibile il passaggio dei convogli. Il tornado abbatté inoltre numerosi pali telegrafici, interrompendo le comunicazioni tra la stazione di Saronno, Milano e gli altri scali della rete. Per evitare incidenti, il personale ferroviario dovette sospendere manualmente la circolazione.
Le Ferrovie Nord Milano mobilitarono squadre di operai provenienti anche da Milano, impegnate giorno e notte nella rimozione dei detriti, nel recupero dei vagoni ribaltati e nel ripristino delle linee. I primi collegamenti poterono riprendere soltanto nei giorni successivi, inizialmente in condizioni di emergenza.
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