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I cristiani ortodossi in festa per la Pasqua

Per russi, rumeni, moldavi, ma anche egiziani è la notte più importante dell’anno. Celebrata nelle chiese ortodosse e con riti antichi

Pasqua ortodossa

Arriva la notte di Pasqua, per i credenti del cristianesimo di riti ortodossi, anche a Saronno.
Per i cristiani la Pasqua è – dal punto di vista teologico – la festività più importante dell’anno; se in Occidente il Natale si è guadagnato una maggiore centralità anche come festività commerciale e laica, nei paesi dell’est Europa a maggioranza ortodossa la Pasqua mantiene forte la sua centralità.

Festeggiano nella notte del 12 aprile anche gli ortodossi d’Africa, i copti, tra i popoli di più antica evangelizzazione: le chiese copte sono a Saronno, Pero e Paderno Dugnano, frequentate soprattutto dagli egiziani.

Per quanto spesso ci si concentri solo sull’immigrazione islamica, la maggior parte degli immigrati in Italia sono provenienti da paesi a maggioranza cristiana o, come nel caso degli egiziani, appartengono a minoranze cristiane (i copti sono molto presenti anche nella ristorazione). Nelle chiese copte si celebra con un rito molto antico, risalente alle origini del cristianesimo, con la prima evangelizzazione partita da Gerusalemme e arrivata in Africa (copti sono anche gli etiopi).

Chiesa copta Saronno
Un’immagine, tratta da un video, dell’interno della chiesa di San Mina e Cirillo VI, a Saronno nel quartiere Matteotti

Notte di preghiere e di festa anche alla chiesa parrocchiale russa Alexander Nevskij di  Casbeno, con la comunità guidata da padre Vladimir Khomenko, principale luogo di culto delle chiese ortodosse a Varese, riconoscibile per il suo campaniletto in facciata, installato nel 2019 sulla vecchia chiesetta cattolica del Settecento. Alla chiesa di via Milazzo partecipano non solo russi, ma anche bulgari, serbi, georgiani, ucraini, rumeni, moldavi, fedeli del Patriarcato di Mosca.

Dopo il periodo di digiuno della Quaresima che per gli ortodossi si è aperta domenica 1’ marzo, nella lunga celebrazione della notte di Pasqua risuona l’annuncio “Christos Anesti!”, “Cristo è risorto!”, a cui i fedeli rispondono “Alithos Anesti!“, “È veramente risorto!”.
Un annuncio che accomuna un po’ tutte le chiese ortodosse, quelle che continuano a seguire il calendario giuliano (quindi celebrano la Pasqua 2026 il 12 aprile: greci, serbi, russi) e quelle che invece si sono allineate al calendario gregoriano (come ucraini e rumeni, che hanno celebrato la Pasqua domenica 5, con chiese a Gallarate, Varese, Verbania).

Pasqua ortodossa
il campaniletto della chiesa russo-ortodossa di Casbeno

Particolare della Pasqua ortodossa è anche la tradizione delle uova dipinte (i colori vengono venduti spesso nelle chiese) e la “battaglia con le uova”, in cui due persone si sfidano a chi riesce a rompere l’uovo sodo altrui. Un gesto dal simbolismo profondo, perché l’uovo rappresenta la tomba di Cristo e la rottura simboleggia dunque la risurrezione dal sepolcro; è una tradizione che per esempio nei Balcani è anche dei cattolici.

Pasqua ortodossa
Celebrazione della settimana Santa al monastero di Cristo Pantocratore ad Arona

Le tradizioni collegano le chiese alle dimensione famigliare: «Arriveranno le persone per benedire i cestini, con dentro carne, rafano, pane, le uova. Una volta a casa la famiglia si riunisce per dire “Cristo è risorto, veramente è risorto”» ci raccontava ancora padre Khomenko. Tipico della Pasqua è poi il kulìč, il dolce simile nelle forme al panettone.

 

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Roberto Morandi
roberto.morandi@varesenews.it
Fare giornalismo vuol dire raccontare i fatti, avere il coraggio di interpretarli, a volte anche cercare nel passato le radici di ciò che viviamo. È quello che provo a fare.
Pubblicato il 11 Aprile 2026
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