“L’umanità non è morta, la vedo nei miei colleghi sotto le bombe”: il racconto di Marco Puzzòlo
Dalle macerie in Siria alle gang di Haiti: Marco Puzzòlo parla di Medici Senza Frontiere e del loro contributo nel complesso mondo delle crisi umanitarie. Martedì 16 aprile a Materia un incontro
“Il rischio di perdere le speranze o il senso di umanità c’è. Ma io l’umanità la ritrovo quotidianamente nei miei colleghi locali: i siriani, gli yemeniti, i futuri colleghi haitiani. Per me loro sono i veri eroi”.
A parlare è Marco Puzzòlo, trentottenne operatore umanitario, che racconta la sua esperienza sul campo e ciò che ha visto con i propri occhi: contesti complessi di ogni tipo, dagli scenari di guerra civile alle aree di conflitto aperto. Di origini varesine, lavora nel settore umanitario dal 2013 mentre la collaborazione con MSF (Medici Senza Frontiere) risale al 2018.
La sua scelta affonda le radici negli anni universitari: ha studiato Relazioni Internazionali all’Università Cattolica del Sacro Cuore, con una specializzazione in Economia Politica dello Sviluppo conseguita a Londra presso la LSE (London School of Economics and Political Science).
Durante un’esperienza di volontariato in Kenya, racconta di “aver avuto una scintilla, comprendendo che la mia strada sarebbe stata l’aiuto umanitario – spiega Puzzòlo -. MSF è sempre stata l’organizzazione a cui aspiravo. Il motivo principale che mi spinge a lavorare con loro è che l’aiuto medico che forniamo salva concretamente delle vite”. Sottolinea inoltre come le risorse dell’organizzazione provengano quasi interamente da donazioni private – cittadini e aziende selezionate – garantendo indipendenza: non seguendo logiche politiche o governative e disponendo di fondi propri, MSF può intervenire con maggiore rapidità nelle emergenze.
La recente esperienza in Siria
Puzzòlo racconta anche della recente missione in Siria, un Paese messo in ginocchio dal terremoto e da quattordici anni di guerra civile. Dopo aver lavorato in diversi contesti di conflitto, come Yemen e Iraq, afferma di aver trovato in Siria un livello di distruzione senza precedenti, con alcune similitudini rispetto alle immagini che arrivano oggi da Gaza.
Con la caduta del regime di Assad si è aperta una fase di transizione, ma la situazione resta instabile. MSF ha operato nel sud, a Darayya – città simbolo della rivoluzione e tra le più devastate – attivando un ambulatorio per i servizi sanitari di base e la salute mentale. L’organizzazione è poi intervenuta a Deir ez-Zor, città contesa negli anni tra ribelli e ISIS, dove circa due terzi degli edifici risultano completamente distrutti. Infine, ad Abu Kamal, al confine, è in corso la riabilitazione di un intero ospedale materno. “È complicato per la sicurezza e per la fuga del personale sanitario siriano negli anni, ma andiamo avanti”, afferma.
L’imminente partenza per Haiti: il pericolo delle gang
Attualmente Puzzòlo si trova in Italia, ma si sta già preparando a partire per una nuova missione ad Haiti, a Port-au-Prince. Si tratta di un contesto per lui inedito, ma dopo anni di esperienza in scenari complessi, la partenza rappresenta ormai una consuetudine, affrontata con consapevolezza delle difficoltà.
Nel ruolo di coordinatore della sicurezza del personale, si occupa di analizzare a fondo il contesto operativo e, sulla base di queste valutazioni, definire protocolli rigorosi. “Haiti sarà ‘tosta’: è un Paese al collasso. La zona in cui opereremo è controllata da gang criminali e il livello di violenza è, paradossalmente, persino più alto rispetto ad alcuni Paesi in guerra aperta. Mi sento preparato, ma sempre in allerta”.
Conservare la propria umanità
Attraverso il suo racconto, Puzzòlo offre uno sguardo diretto su cosa significhi lavorare in un ambito complesso come quello umanitario, ponendo al centro il tema della speranza e della solidarietà.
Il rischio di perdere il senso di umanità, spiega, esiste. Ma è proprio nei colleghi locali che lo ritrova ogni giorno: “Per me loro sono i veri eroi, perché pur vivendo in situazioni drammatiche riescono a dedicarsi agli altri con dignità e professionalità”. Un messaggio che restituisce, nonostante tutto, una prospettiva di speranza.
Il programma: MSF parla a Materia
Storie come quella di Marco Puzzòlo ricordano che dietro i numeri dei telegiornali ci sono volti, nomi e un coraggio quotidiano. Per ascoltare queste testimonianze dal vivo e comprendere cosa significhi operare in prima linea, l’appuntamento è per martedì 16 aprile a Materia, in via Confalonieri 5 sant’Alessandro di Castronno.
La serata, organizzata da Antenna Varese – voce varesina di Medici Senza Frontiere – e intitolata “Conservare l’umanità”, vedrà la partecipazione degli operatori MSF Chiara Lodi e Giuseppe De Mola, accompagnati da una voce narrante e da momenti musicali. L’incontro sarà condotto dalla giornalista di VareseNews Alessandra Toni.
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L’ingresso è libero. Sarà un’occasione per confrontarsi, porre domande e, per chi lo desidera, scoprire come sostenere concretamente l’azione indipendente di MSF nel mondo. L’evento ha anche l’obiettivo di raccogliere fondi per il programma emergenze dell’organizzazione.
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