Emergenze ambientali in Lombardia: Varese nella media regionale del report di Arpa ma gli incendi preoccupano
Varese terza in Lombardia per incendi industriali, con 47 emergenze ambientali gestite nel 2025. Il rapporto annuale ARPA fotografa gli interventi in provincia sui corpi idrici e sui roghi negli impianti produttivi
Il 2025 è stato un anno da record per la segnalazione di emergenze ambientali antropiche in Lombardia. Le segnalazioni arrivate alla Sala Operativa di Protezione Civile — il numero verde 800.061.160, unico canale ufficiale per le urgenze ambientali — hanno raggiunto quota 1.425, il massimo storico nell’ultimo decennio, con un balzo di oltre 130 casi rispetto all’anno precedente. Su queste basi ARPA Lombardia ha pubblicato il proprio rapporto annuale, redatto dalla UO Valutazione del Rischio ed Emergenze Antropiche, che offre anche un dettaglio provinciale utile a leggere la situazione del Varesotto.
Varese nel quadro regionale: 47 attivazioni, pochi sopralluoghi
Nel 2025, la provincia di Varese ha registrato 47 attivazioni formali di ARPA (le cosiddette “segnalazioni gestite”), collocandosi nella fascia medio-bassa della classifica regionale, ben lontana dal primato di Brescia (110) e dai volumi di Bergamo (77) e Como (72). Il dato in sé non è necessariamente preoccupante: riflette in parte la minore densità industriale rispetto alle province orientali e alla presenza di meno siti ad alto rischio.
Il dato che invece merita attenzione è il tasso di sopralluogo: su 47 attivazioni, i tecnici ARPA sono usciti sul campo in 18 casi, pari al 38,3%. È un valore sensibilmente inferiore alla media regionale del 49,2% e uno dei più bassi dell’intera Lombardia insieme a Bergamo (36,4%) e Como (36,1%). Il rapporto interpreta questo risultato come un indicatore di buona capacità di gestione da remoto — un pregio in termini di efficienza — ma anche come un segnale che una quota rilevante di eventi viene classificata come “urgenza differibile” piuttosto che emergenza vera e propria.
L’acqua resta il problema principale
Come nel resto della Lombardia, anche nel Varesotto la tipologia prevalente di intervento riguarda l’inquinamento dei corpi idrici superficiali: 22 delle 47 attivazioni provinciali, quasi la metà, hanno avuto come oggetto fiumi, rogge o laghi inquinati. Schiume, sversamenti di idrocarburi, colorazioni anomale e morie di pesci sono le manifestazioni più comuni di un fenomeno che — nel varesino, ricco di corsi d’acqua e di un tessuto produttivo manifatturiero storicamente intenso — non sorprende. Le immagini contenute nel rapporto includono proprio un caso varesino: le schiume sulla roggia di Fagnano Olona, fotografate nel gennaio 2025 (foto sotto).

Al secondo posto, per Varese, si trovano le molestie olfattive (6 casi), seguite dagli incendi (8), che meritano un discorso a parte.
Gli incendi: Varese è terza in Lombardia
Questo è probabilmente il dato più significativo per la provincia. Con 8 sopralluoghi per emergenze incendio su un totale regionale di 59, Varese si posiziona al terzo posto in Lombardia dopo Brescia (10) e Milano (9). Un risultato che pesa, considerando che gli incendi nel rapporto vengono conteggiati solo se coinvolgono installazioni produttive, impianti di trattamento rifiuti o trasporto di sostanze pericolose — non i roghi boschivi o residenziali.
Il 2025 è stato in assoluto l’anno peggiore dal 2019 per gli incendi industriali in Lombardia: 80 attivazioni totali, contro una media storica di 60-70. Il caso varesino più documentato nel rapporto è l’incendio di un impianto di gestione e trattamento rifiuti a Busto Arsizio, il 18 giugno 2025, per il quale è intervenuto anche il Gruppo Specialistico di Contaminazione Atmosferica (GSS CA), che ha effettuato campionamenti dell’aria sottovento per rilevare la presenza di microinquinanti. Nel 2025 questo gruppo specialistico è stato attivato per 10 incendi in tutta la regione: uno di questi era a Laveno Mombello (VA), il 29 novembre.
Molestie olfattive: gestione ordinaria, non emergenza
Un tema ricorrente, anche nel Varesotto, è quello delle molestie olfattive. Il rapporto chiarisce che si tratta della principale tipologia di segnalazione “filtrata” — cioè non inoltrata come emergenza — in tutta la Lombardia: nell’86,8% dei casi in cui la Sala Operativa non attiva i tecnici ARPA, la ragione è proprio il disagio olfattivo, spesso legato a fonti note e ricorrenti. Per queste situazioni, la normativa regionale (DGR 3018/12) indica esplicitamente la via ordinaria come la più efficace, anche perché il tempo che passa tra la segnalazione e l’arrivo sul posto rende spesso impossibile percepire ancora l’odore.
Un sistema che regge, con qualche margine di miglioramento
Il rapporto evidenzia anche un problema che riguarda tutto il sistema lombardo ma che tocca anche il Varesotto: alcune segnalazioni arrivano ancora direttamente ai dipartimenti territoriali ARPA, bypassando la Sala Operativa. Questo impedisce l’attivazione automatica dei protocolli condivisi con ATS e Protezione Civile e, in caso di mancata risposta, non consente di attivare numeri di backup. ARPA scoraggia esplicitamente questa pratica: il numero da chiamare resta il verde regionale 800.061.160.
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