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Artemis II in rampa di lancio: l’umanità torna sulla Luna

Partirà nella notte italiana da Cape Canaveral, in Florida, la missione Artemis II, che porterà quattro astronauti a sorvolare il lato nascosto della Luna

Generico 30 Mar 2026

Il decollo è in programma questa notte alle 00:24 ora italiana da Cape Canaveral: dopo diversi rinvii, sta per partire Artemis II, la prima missione con equipaggio oltre l’orbita terrestre bassa dai tempi dell’Apollo 17. Era infatti dal 1972 che degli astronauti non si spingevano così lontano dal nostro pianeta. La missione porterà per la prima volta degli esseri umani a sorvolare il lato nascosto della Luna ed è il preludio ad Artemis III, che nel 2028 dovrebbe riportarci a mettere piede sul nostro satellite.

Il programma del viaggio

I primi due giorni saranno trascorsi in orbita intorno alla Terra e serviranno per testare i sistemi a bordo della capsula Orion, che saranno fondamentali anche in vista delle future missioni. Il terzo giorno verranno accesi per 6 minuti i motori, così da far crescere la velocità a 900 chilometri orari e permettere alla navicella di uscire dall’orbita terrestre e dirigersi verso la Luna.

Un viaggio che durerà quattro giorno e che si concluderà appunto con un sorvolo sul lato nascosto della Luna, lo stesso dove nel giugno di due anni fa è atterrata una sonda cinese. Quindi la capsula riprenderà il suo viaggio verso la Terra: il ritorno è previsto per venerdì 10 aprile nell’oceano Pacifico di fronte a San Diego. Oltre ad essere le prime persone nella storia a vedere il lato nascosto della Luna, gli astronauti di Artemis II raggiungeranno una distanza dalla terra pari a 7.600 chilometri: nessun essere umano si è mai allontanato tanto dal nostro pianeta.

L’equipaggio

A guidare la spedizione sarà il 50enne Reid Wiseman, aviatore della Marina decorato, che è già stato sulla Stazione Spaziale Internazionale per circa sei mesi nel 2014. Il pilota sarà il 49enne Victor Glover, aviatore e collaudatore della Marina, ha già volato sulla ISS nella missione Crew-1 nel 2020, la prima missione operativa della capsula Dragon di SpaceX.

A bordo ci sarà anche la 47enne Christina Koch, detentrice del record per il singolo volo spaziale più lungo da parte di una donna con 328 giorni in orbita, ha partecipato alla prima passeggiata spaziale tutta al femminile. A chiudere l’equipaggio il 50enne Jeremy Hansen, che sarà il primo canadese a viaggiare verso la Luna. Artemis II sarà il suo primo volo spaziale.

Gli esperimenti scientifici

Non si tratta solo di essere i primi esseri umani a vedere il lato nascosto della Luna e di testare il modulo che riporterà l’uomo sulla Luna. Durante i dieci giorni di missione, i quattro astronauti saranno impegnati in alcuni esperimenti scientifici. Il più suggestivo, con implicazioni anche per la medicina terrestre, è Avatar. Si tratterà di testare degli organ chip, ovvero dei dispositivi delle dimensioni di una chiavetta USB contenenti cellule umane vive cresciute per simulare la struttura e le funzioni di specifiche regioni di organi umani.

Nel caso specifico, gli organ chip conterranno tessuto di midollo osseo sviluppato dalle cellule degli stessi astronauti di Artemis II. Il midollo osseo è responsabile della produzione di globuli rossi, globuli bianchi e piastrine: è quindi il campione ideale per valutare come il sistema immunitario risponde agli agenti stressanti. Un gruppo di chip rimarrà sulla Terra come controllo e, al ritorno degli astronauti, i ricercatori confronteranno le cellule spaziali con quelle rimaste a Terra, analizzando come il volo spaziale abbia alterato la formazione delle cellule del sangue. Questo esperimento potrebbe portare a progressi nella medicina personalizzata, per esempio nei trattamenti individuali per malattie come il cancro, e a metodi più sicuri e rapidi per testare i farmaci.

Durante la missione verranno monitorati diversi parametri vitali degli astronauti. Un dispositivo simile ad un orologio da polso registrerà i cicli di attività e di sonno e saranno raccolti campioni di saliva, sangue e urina per capire quali effetti i voli spaziali comportino per il corpo umano. Indicazioni importanti in vista del ritorno sulla Luna e, in futuro, per l’esplorazione di Marte.

Verranno quindi dispiegati in orbita dei CubeSat, satelliti delle dimensioni di una scarpa, per sondare la presenza di radiazioni. I dati serviranno a capire come proteggere al meglio l’equipaggio e le attrezzature alle varie distanze dalla Terra. Inoltre verrà testato il sistema O2O, che è in grado di trasmettere alla velocità di 260 megabit al secondo, sufficiente a inviare video in 4K ad alta definizione dalla Luna. Oltre a video e immagini, O2O trasmetterà procedure, piani di volo e sarà il collegamento in tempo reale tra Orion e il controllo missione sulla Terra.

Il ruolo dell’Italia

Al centro della missione Artemis II c’è lo European Service Module dell’Esa, l’agenzia spaziale europea. Si tratta dell’infrastruttura che fornisce alla navicella Orion e al suo equipaggio supporto vitale, energia e propulsione. Un componente essenziale per la missione che è nato a Torino.

La struttura del modulo viene infatti prodotta da Thales Alenia Space, una joint venture composta per il 67% da Thales e per il 33% da Leonardo. Nel capoluogo piemontese i tecnici assemblano la struttura primaria in pannelli sandwich di materiali compositi rinforzati con fibra polimerica ed elementi in lega di alluminio. Questa tecnologia permette al modulo di essere abbastanza leggero da volare più lontano e più a lungo, ma anche abbastanza robusto da mantenere la propria forma. Non solo: l’intera struttura primaria e secondaria, il sistema di controllo termico con i suoi radiatori, e il sistema di distribuzione di acqua potabile, ossigeno e azoto per l’equipaggio: tutto questo viene progettato e costruito negli stabilimenti torinesi di Thales Alenia Space.

Negli stabilimenti di Nerviano (Milano), invece, Leonardo produce i pannelli fotovoltaici (le quattro “ali” del modulo di servizio, ciascuna lunga sette metri) capaci di erogare complessivamente circa 11 kW per alimentare l’elettronica di bordo. Le unità elettroniche di controllo e distribuzione dell’energia sono anch’esse fabbricate in Lombardia.

C’è anche un contributo da una piccola impresa: i quattro serbatoi dell’acqua, da circa 80 litri ciascuno, che serviranno agli astronauti per bere, reidratare il cibo e lavarsi durante il viaggio, sono realizzati a Sommariva del Bosco, vicino Torino, dall’azienda Alfa Meccanica, una realtà con oltre 50 dipendenti specializzata nella lavorazione di precisione.

Foto di copertina ESA-D. Ducros 

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Pubblicato il 01 Aprile 2026
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