50mila lavoratrici in più. È il potenziale inespresso del mercato del lavoro varesino
I dati emersi a ville Ponti, nella prima tappa del percorso di incontri “Donne, lavoro, impresa” per un mercato del lavoro più equo
Se il tasso di occupazione femminile della provincia di Varese — oggi al 60,9% — raggiungesse quello maschile (78,6%), il territorio potrebbe contare su circa 50mila lavoratrici aggiuntive. Un bacino enorme, ancora inutilizzato, in un contesto in cui il 51% delle imprese varesine dichiara difficoltà nel reperire personale.
È questa la fotografia emersa dalla sessione inaugurale del percorso “Donne, Lavoro, Impresa“, svoltasi al Centro Congressi Ville Ponti di Varese. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra la Camera di Commercio di Varese e il suo Comitato per l’Imprenditoria Femminile, l’Ufficio della Consigliera di Parità della Provincia di Varese, la Provincia stessa e l’Associazione Women Empowerment Varese APS: un sistema di soggetti che ha scelto di affrontare insieme una delle questioni più rilevanti per lo sviluppo economico del territorio.
Al centro dell’incontro, l’analisi dei dati sull’occupazione femminile varesina, letti alla luce delle trasformazioni demografiche in atto e delle esigenze concrete del sistema produttivo locale. I risultati hanno alimentato un dibattito approfondito, dal quale è emersa con chiarezza la necessità di interventi strutturali, non episodici.
Un divario strutturale, non congiunturale
I dati presentati raccontano una situazione paradossale: disoccupazione ai minimi storici, ma tasso di inattività femminile al 37,1%, quasi il doppio rispetto agli uomini (19%). Le cause sono sistemiche e si stratificano nel corso della vita lavorativa.
Tra i 25 e i 44 anni, il principale ostacolo è la conciliazione tra carriera e cura dei figli: in Italia la maternità si traduce in una riduzione del 33% dell’occupazione femminile. Dopo i 50 anni, subentra invece il peso della cura dei familiari anziani — a Varese gli ultraottantenni sono aumentati dell’11% tra il 2019 e il 2025 — un carico che ricade in misura sproporzionata sulle donne, come confermano i dati sull’utilizzo dei permessi ex Legge 104.

Stereotipi e gap formativo frenano il cambiamento
La pressione sul mercato del lavoro sta spingendo alcune aziende a superare i pregiudizi di genere, aprendo posizioni femminili in ambiti tradizionalmente maschili: ICT, ingegneria, architettura, scienze. Ma il cambiamento trova un limite nelle scelte formative: le donne rappresentano il 60% dei laureati totali, ma solo il 41,1% nei percorsi STEM. Come sottolineato nel corso del dibattito, incentivare queste carriere significa non solo ridurre il divario di genere, ma offrire alle donne accesso a ruoli più qualificati e meglio retribuiti.
Sullo sfondo, un dato demografico che rende tutto più urgente: l’indice di vecchiaia della provincia ha raggiunto quota 207,6 nel 2025. Senza un aumento significativo della partecipazione femminile al lavoro, il sistema produttivo varesino non avrà le risorse umane per reggere la contrazione della popolazione attiva prevista entro il 2050.
Il prossimo appuntamento
Dopo la sessione inaugurale, il percorso prosegue il 23 aprile presso la sede della Provincia di Varese con il secondo incontro, dedicato alla “Parità di Genere nel Mondo del Lavoro“.
Le iscrizioni sono aperte, a questo link. L’analisi completa è disponibile sul portale Osserva.
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