Marturano (Pd Saronno): “La riforma non ha convinto neanche i riformisti”
l segretario cittadino del Partito democratico analizza i flussi di voto del referendum e difende la campagna per il No, parlando di una proposta debole e poco chiara anche per chi inizialmente la sosteneva
Il segretario del Partito Democratico di Saronno, Giorgio Marturano, interviene nel dibattito post-referendario offrendo una lettura critica del risultato e delle analisi dopo il voto. Al centro della sua riflessione, il comportamento degli elettori e il giudizio sulla riforma della giustizia, che secondo Marturano non ha convinto nemmeno una parte significativa del fronte riformista.
«L’analisi dei flussi dei voti tra i vari orientamenti politici smentisce la tesi per cui per i riformisti sia stata persa una buona occasione per una riforma della giustizia e che anche la sinistra abbia usato mistificazioni e slogan per mobilitare le masse – scrive Marturano – La stampa riporta che il maggior contrasto nella scelta di voto tra il si ed il no nel referendum sia stato proprio all’interno dei partiti promotori (vedi il 17% tra Forza Italia ed il 14% nella Lega che hanno votato NO) e che lo stesso sia avvenuto all’interno dei partiti di centro, vedi Azione e Italia Viva dove almeno uno su tre abbia votato per il no. Questo dimostrerebbe che anche tra quelli che si dicono riformisti questa “riforma” non sia né piaciuta né capita nella sua proposizione. Altrimenti anche tra quelli che si definiscono riformisti il voto sarebbe stato unanime a favore».
«Come è stato più volte rimarcato dal Comitato per il no, questa “riforma” tendeva solamente a mettere i giudici ed i magistrati alla berlina senza dare nessun elemento concreto e definitivo per una questione molto tecnica come il ruolo dei magistrati giudicanti e requirenti – prosegue il segretario Dem – Questa legge, dalla parte di chi onestamente ci credeva, avrebbe voluto che ci fosse più terzietà delle due figure del potere giudiziario ma tutta la discussione era improntata su ipotesi condizionali: nel caso di separazione ulteriore delle carriere (ripetiamo già esistente e rimarcata con la legge Cartabia del 2022) le due magistrature si sarebbero sentite più indipendenti, le correnti sarebbe state superate, i magistrati eletti nei CMS si sarebbero sentiti non legati al mandato delle stesse correnti, i due CSM sarebbero stati più equilibrati, le due magistrature sarebbero state giudicate meglio da una terza Alta Corte, tutto condizionale senza alcuna certezza, perché stiamo parlando di esseri umani che quotidianamente affrontano migliaia di processi e che come tutte le altre professioni dovrebbero seguire solo la legge ed il loro giuramento di essere imparziali».
«L’altra parte ha posto i suoi condizionali ponendo tutti i dubbi su questa scatola vuota: sarebbero poi stati i decreti attuativi decisi con leggi ordinarie (a maggioranza) a riempirla con tutti i sacrosanti dubbi di “manine” in malafede a spingerla verso un controllo dell’esecutivo sul potere giudiziario, e tutti gli altri punti di disaccordo già discussi. Il senso di tutto ciò è che questa legge non era sulla giustizia, come già evidenziato dallo stesso ministro Nordio, nostro grande sponsor, ma un favore dovuto a Forza Italia nel nome di Berlusconi. Una seria riforma della giustizia avrebbe dovuto coinvolgere tutti i partiti in parlamento fin dalla prima discussione e non andare diritti verso una legge blindata per arenarsi per legge su di un referendum dove la destra ha provato a forzare la mano attribuendogli poteri mirabolanti adducendo, qui si, mistificazioni che alla fine hanno tradito gli stessi partiti proponenti. La sinistra ha ribadito sì, con molta enfasi, che questa non era una legge migliorativa di nessuno dei problemi della giustizia e quindi inutile. I cittadini stessi hanno capito andando di nuovo alle urne con un’alta percentuale di votanti che la posta in gioco non era né chiara né necessaria ma addirittura rischiosa perché poteva essere un primo tassello per lo smantellamento degli equilibri democratici che la destra sta cercando di portare avanti, vedi nuova legge elettorale, premierato ed autonomia locale. Quindi come sinistra ci sentiamo di aver portato avanti una campagna corretta non per dire sempre no a qualsiasi cambiamento ma per fare delle riforme serie e partecipate».
«Siamo di fronte a tempi difficili in cui l’Europa è chiamata a dare risposte forti ed indipendenti davanti a guerre ne volute ne cercate che stanno forzando gli equilibri mondiali, a guerre sui dazi, a mercati impazziti con 1.700 miliardi di risparmi bruciati che hanno toccato tutti i cittadini, a possibili periodi di riduzione delle risorse energetiche, a bollette di gas e luce che saliranno ancora di più mettendo le nostre famiglie e le nostre imprese sempre più a rischio. Ma la destra appiattita su Trump e sui Maga non ha trovato di meglio che prendere in giro gli italiani», conclude Marturano.
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