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Da Varese ai confini del mondo: “La Fenice” di Alfio e Marilena conquista i quattro estremi della Terra

Oltre 100mila chilometri percorsi per un’esperienza che mette insieme esplorazione, incontri umani e resilienza in uno dei viaggi più completi mai raccontati. La storia dell'imprenditore nautico Lavazza insieme alla moglie

alfio lavazza marilena


Il giro del mondo in fuoristrada di Alfio Lavazza e della moglie Marilena si è trasformato in un viaggio lungo anni, capace di toccare i punti estremi del pianeta e attraversare continenti tra difficoltà logistiche, ostacoli burocratici e incontri indimenticabili. Un’avventura partita da Varese e culminata in un racconto che presto diventerà anche un libro solidale. Tutto questo, i due protagonisti, lo hanno raccontato a Chi l’avrebbe mai detto su Radio Materia, intervistati da Stefania Radman.

Dai quattro estremi del mondo alla solidarietà

A bordo del loro Land Rover, ribattezzato “La Fenice”, Lavazza e la moglie hanno raggiunto quattro dei punti più estremi del pianeta percorribili su strada: Città del Capo in Sudafrica, Ushuaia in Argentina, Prudhoe Bay in Alaska e Capo Nord in Norvegia. Un percorso simbolico che unisce sud e nord del mondo, attraversando territori molto diversi tra loro.

Un’impresa lunga circa 110mila chilometri, di cui oltre 42mila in fuoristrada, affrontata con determinazione e spirito di adattamento.

La traversata dell’Africa

La prima grande tappa è stata la “transAfrica”, un viaggio lungo la costa orientale del continente africano. Partiti dall’Italia, i due viaggiatori hanno attraversato Tunisia, Libia, Egitto, Sudan, Etiopia, Kenya, Tanzania, Zambia, Zimbabwe, Namibia e infine il Sudafrica.

Un percorso complesso non solo dal punto di vista geografico, ma anche per le condizioni politiche e logistiche di alcuni Paesi. «L’Africa ti mette alla prova ogni giorno, ma ti restituisce un’umanità straordinaria – Alfio Lavazza, imprenditore nautico -».

Dalle Americhe all’Artico

Dopo l’Africa, il viaggio è proseguito nel continente americano, dal sud fino all’estremo nord. Tra i momenti più intensi, l’arrivo a Ushuaia, nella Terra del Fuoco, dove anche in piena estate i viaggiatori hanno trovato la neve.

La Patagonia, con i suoi paesaggi sconfinati e le alte quote, e le isole Galapagos, definite tra gli ecosistemi meglio conservati al mondo, sono tra i ricordi più vividi. Non è mancato il fascino del Darien Gap, l’unico tratto non percorribile su strada tra Colombia e Panama.

Siberia, Mongolia e il gelo del Nord Europa

Il viaggio è poi continuato tra le difficoltà della Siberia, i paesaggi selvaggi della Mongolia e le temperature rigide del Nord Europa, fino al raggiungimento di Capo Nord. Un traguardo che ha completato simbolicamente il progetto dei quattro punti cardinali.

Le difficoltà non sono mancate, soprattutto durante la pandemia, che ha imposto cambi di programma e lunghe attese alle frontiere.

Il valore degli incontri

Al di là dell’impresa tecnica, Lavazza sottolinea soprattutto l’importanza delle relazioni umane nate lungo il percorso. «Per il 90% del tempo abbiamo vissuto sulla strada, incontrando persone straordinarie che ci hanno aiutato e accolto » – ha raccontato Alfio Lavazza, che nella vita è anche  imprenditore nautico.

Un’esperienza che ora diventerà un diario di viaggio, i cui proventi saranno destinati a scopi benefici, chiudendo così il cerchio di un’avventura che ha unito esplorazione e solidarietà.

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Pubblicato il 17 Marzo 2026
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