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Dal jeans alle pale eoliche: al Multilab di Busto Arsizio la seconda vita dei materiali

Il laboratorio di Centrocot è un'eccellenza del territorio composto da un team di ricercatori che hanno l'obiettivo di ridare nuova vita allo scarto tessile. Claudio Brugnoni ci racconta il futuro di questo settore

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Dal riciclo dei jeans ai pannelli isolanti, fino alle reti ottenute dalle pale eoliche dismesse: al Centro Tessile Cotoniero di Busto Arsizio la ricerca prova a dare una seconda vita agli scarti dell’industria e dei nostri armadi.
Ne abbiamo parlato con Claudio Brugnoni, responsabile innovazione e sviluppo del Multilab, ospite della trasmissione La Materia del Giorno, in onda dal lunedì al venerdì alle 16 in diretta sul canale YouTube di Varesenews e dagli spazi di Materia a Castronno, condotta da Orlando Mastrillo.

Il ruolo del Centro Tessile Cotoniero

Il Centro Tessile Cotoniero Abbigliamento, noto come Centrocot, è una realtà che da oltre trentacinque anni supporta il settore tessile, nato nel pieno della crisi del distretto tra Busto Arsizio e l’Altomilanese. «Il Centro Tessile Cotoniero è nato per aiutare il distretto tessile della nostra zona durante la crisi di quegli anni – spiega Claudio Brugnoni –. Si è creato un luogo in cui mettere a fattor comune competenze per aiutare le imprese a sviluppare, testare e certificare i propri prodotti». L’attività principale è infatti legata al testing e alla certificazione dei prodotti tessili, ma negli ultimi anni si è rafforzato anche il lavoro legato alla sostenibilità e al riuso dei materiali. «All’interno di queste attività si è sviluppata una forte competenza su come accompagnare le imprese verso percorsi di riciclo e sostenibilità» – aggiunge Brugnoni.

Multilab, il laboratorio dove gli scarti diventano risorsa

Proprio per affrontare il tema del recupero dei materiali è nato Multilab, un’area di ricerca applicata che lavora non solo con il tessile ma con diversi settori industriali. «Multilab si occupa di recuperare e riciclare materie prime di scarto che arrivano dalle industrie o dai cittadini – spiega Brugnoni –. Facciamo ricerca molto vicina all’industria, partendo dalle esigenze concrete per sviluppare prototipi e nuovi prodotti».

Il laboratorio, grande circa mille metri quadrati, è dotato di macchinari per diversi tipi di riciclo: meccanico, termomeccanico e anche tecnologie più avanzate come il riciclo enzimatico, ancora in fase di sviluppo. Il punto di partenza è quasi sempre lo stesso: sfilacciare il capo o il materiale a fine vita per capire come reimpiegare le fibre e le proprietà che ancora possiede.

«Se recupero solo la materia prima, ad esempio il cotone di una maglietta, il valore economico è limitato – spiega Brugnoni –. Se invece riesco a mantenere anche le caratteristiche e i trattamenti del materiale, posso ottenere una nuova materia prima con funzioni interessanti per altri prodotti».

Nuove norme e nuove opportunità per il riciclo

Il tema del recupero dei materiali non riguarda solo la ricerca ma anche le nuove normative europee. «L’industria ha sempre più necessità di capire come recuperare i propri scarti – sottolinea Brugnoni –. Tra responsabilità estesa del produttore, tracciabilità dei prodotti e divieto di distruggere gli stock invenduti, le imprese devono trovare nuovi sbocchi per materiali che prima erano considerati rifiuti».

A questo si aggiunge anche il cambiamento nella gestione dei rifiuti urbani: la raccolta della frazione tessile separata diventerà sempre più diffusa. «Avremo una quantità enorme di materiale proveniente anche dagli armadi delle nostre case – osserva – e bruciarlo in un inceneritore sarebbe uno spreco enorme».

Dai pannelli isolanti alle reti sportive: gli esempi del laboratorio

Tra i risultati più interessanti del laboratorio ci sono i pannelli ottenuti dagli scarti tessili, utilizzabili in edilizia o nell’arredo. «La cosa più semplice da ottenere dal riciclo tessile sono i pannelli – racconta Brugnoni –. Se partiamo da fibre naturali cerchiamo di realizzare pannelli il più possibile biodegradabili, mentre con fibre sintetiche come il poliestere otteniamo materiali con ottime proprietà fonoassorbenti e termoisolanti».

Il laboratorio ha sperimentato anche soluzioni più insolite. Tra queste il recupero delle pale eoliche dismesse, un problema crescente per il settore energetico.

«Siamo riusciti a recuperare la fibra di carbonio delle pale eoliche – spiega Brugnoni – e a inserirla in una calza di poliestere riciclato, ottenendo una corda con buone proprietà meccaniche. Da questa corda abbiamo realizzato una rete utilizzabile in ambito sportivo».

Non mancano poi progetti che uniscono sostenibilità e impatto sociale: dalle pochette realizzate con cinture di sicurezza recuperate alle borse ottenute dalle cinghie dell’area cargo degli aerei, fino ai pannelli creati con vecchi jeans in denim. «L’obiettivo è dimostrare che da uno scarto può nascere un prodotto con un valore reale per l’industria» sottolinea.

Un laboratorio multidisciplinare

Multilab lavora con un team di ricercatori e tecnici provenienti da discipline diverse: ingegneria, chimica, biotecnologie e fisica.

«Cerchiamo persone con fantasia supportata da una solida formazione universitaria – conclude Brugnoni – perché per immaginare che una pala eolica possa diventare una corda serve proprio un approccio multidisciplinare».

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Redazione Saronnonews
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Pubblicato il 13 Marzo 2026
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