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Entra in casa accompagnato dai carabinieri e trova il rapinatore che gli salta addosso e viene arrestato

La vicenda si intreccia in un sottobosco di precedenti minacce e in un giro di spaccio di “gbl“, la droga dello stupro. L'arresto è stato convalidato, e l’uomo finito in carcere giovedì scorso è stato rimesso in libertà dal giudice

Carabinieri verbania

«Ma lei sa come si chiama il sospettato?»
«Non ricordo. Ma ho il suo nome sul telefono, a casa».

E così la pattuglia dei carabinieri ha accompagnato l’uomo che stava sporgendo denuncia nella sua abitazione dove, una volta entrati, ad attenderlo c’era proprio il rapinatore – vedi “il sospettato“ – nascostosi in un anfratto della casa, saltato fuori all’improvviso convinto di riuscire a portare a termine quanto si era prefissato, cioè una rapina.

Solo che il soggetto, classe 1994 è stato colto in flagranza di reato dai militari che l’hanno arrestato per tentata rapina e furto in abitazione in concorso (del complice presente in casa si sono perse le tracce). Una vicenda che ricorda i «B movie» anni ottanta dove si innescano relazioni amorose fra diversi uomini protagonisti della vicenda e un forte sospetto che il tutto abbia a che fare con un giro di stupefacenti, eroina ma in particolare la “gbl”, droga dello stupro che fa perdere i sensi a chi la assume.

I protagonisti della storia, assai complessa, sono una coppia di fatto che vive a Venegono Superiore. Ospitano persone in casa, dove i vicini notano uno strano via vai di uomini. Uno degli ospitati è l’arrestato, senza fissa dimora che a suo dire affitta una stanza per 200 euro a casa degli amici che conosce a dicembre 25. Ma qualcosa va storto, dalla casa spariscono cose e soldi; l’ospite viene accusato di aver rubato e viene allontanato dalla casa; poco dopo il padrone di casa viene arrestato per detenzione e spaccio di sostanze stupefcenti.

Il compagno ospita un altro amico della coppia, che sarà una delle vittime dei reiterati tentativi di rapina da parte del trentaduenne allontanato. Qui le versioni si intrecciano. L’arrestato sostiene di aver più volte semplicemente tentato di riavere indietro le sue cose lasciate nell’appartamento dove non gli è stato più permesso di entrare (pc e vestiti). Nel corso dell’interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari Marcello Buffa avvenuto in carcere nella mattina di lunedì l’indagato ha respinto le accuse più gravi, sostenendo di essere tornato nella casa solo per recuperare alcuni oggetti personali che avrebbe lasciato quando vi abitava.

Ha ammesso di essere entrato nell’abitazione e di aver avuto contrasti con alcune delle persone coinvolte, negando però di aver compiuto rapine o furti. Per contro le vittime dei tentativi di rapina (che sono il compagno del padrone di casa ora in carcere, e due amici) raccontano di essere state aggredite più volte in maniera anche violenta, anche per strada a Varese, nella zona dell’ospedale, vicino ad un distributore di benzina, nel febbraio scorso.

L’episodio che ha fatto scattare le manette invece è avvenuto il 5 marzo, ma è partito il giorno prima, cioè il 4 marzo con un primo ingresso nella casa e le minacce profferite, che hanno fatto scattare il giorno dopo l denuncia, il successivo accesso alla casa del querelante e l’arresto in stile boccaccesco. Il giudice ha ritenuto legittimo l’arresto per i fatti avvenuti al momento dell’intervento dei carabinieri, ma ha evidenziato come allo stato degli atti non emergono gravi indizi di colpevolezza per i reati più pesanti contestati.

La decisione si basa anche sulle numerose incongruenze rilevate nei racconti delle persone che hanno sporto denuncia, ritenute al momento non pienamente attendibili. Per questo motivo la richiesta di custodia cautelare in carcere presentata dalla pm Maria Claudia Contini è stata respinta e l’uomo è stato rimesso in libertà, in attesa di eventuali ulteriori sviluppi delle indagini poiché il procedimento penale seguirà il suo corso. È difeso dall’avvocato Corrado Viazzo del foro di Varese.

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Andrea Camurani
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Pubblicato il 09 Marzo 2026
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