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“Dirupi”, l’esordio di Alessandro Cerea tra amore e critica sociale nel solco del cantautorato

Il cantautore è stato ospite del podcast NOIse di Arianna Bonazzi per presentare i suoi brani d'esordio che racchiudono dieci anni di scrittura e di vita

alessandro cerea


Alessandro Cerea è stato ospite di Arianna Bonazzi nel programma “Noise” di Radio Materia per raccontare il suo primo album, “Dirupi”, un lavoro che raccoglie dieci anni di scrittura e di vita, tra formazione classica, cantautorato italiano e sperimentazione elettronica. Un disco che nasce da un percorso personale, ma che si apre a riflessioni sociali e politiche, intrecciando strumenti acustici e sonorità contemporanee. Ascolta qui la musica di Alessandro Cerea.

Dieci anni di scrittura in un disco

Cantautore e fonico, Cerea ripercorre in radio le tappe della sua formazione musicale, iniziata molto presto con lo studio del pianoforte classico. Un’impronta che ancora oggi influenza il suo modo di comporre, insieme all’amore per la parola e per la tradizione della canzone d’autore italiana.

«Sono cresciuto ascoltando De André grazie ai miei genitori, e quella cura per il testo mi è rimasta addosso» – Alessandro Cerea, cantautore e fonico –. Tra i riferimenti dichiarati anche Vinicio Capossela e Paolo Conte, accanto ad artisti contemporanei come Iosonouncane e Daniela Pes. Un panorama di ascolti che mescola “vecchia guardia” e nuove sperimentazioni.

Il titolo “Dirupi” richiama un paesaggio montano, metafora di un cammino fatto di salite, cadute e consapevolezze maturate tra i venti e i trent’anni.

Amore, distacchi e crescita

Il tema centrale dell’album è l’amore, inteso soprattutto come capacità di lasciare andare. Un passaggio complesso ma necessario per crescere. Il brano “Pianto d’amore” è uno dei momenti più autobiografici del disco, legato a esperienze personali che l’artista ha trasformato in musica.

Accanto alla dimensione intima, emergono riflessioni più ampie sul rapporto con la realtà e sull’indipendenza. La pressione del lavoro, le difficoltà economiche, la fatica di trovare il proprio posto nel mondo diventano materia narrativa.

Le tensioni sociali e la critica al sistema

In “Fratello Sacrificale” Cerea racconta la storia di due fratelli: uno perfettamente integrato, l’altro considerato la “pecora nera”. Due percorsi diversi che finiscono però entrambi schiacciati da un sistema che non lascia spazio alla fragilità.

L’intervista si chiude con una riflessione più esplicita sulla società contemporanea e sul sistema produttivo. «Forse le cose potrebbero andare meglio se i mezzi di produzione non fossero in mano ai privati» – Alessandro Cerea, cantautore e fonico –. Una considerazione che si inserisce in un disco capace di alternare confessione personale e sguardo politico.

Tra pianoforte ed elettronica

Dal punto di vista sonoro, “Di Rupi” è un incontro tra strumenti acustici ed elettronica. La formazione classica convive con una ricerca timbrica più moderna, frutto anche dell’esperienza di Cerea come fonico. Un ruolo che gli ha permesso di curare in prima persona i dettagli della produzione, lavorando sugli arrangiamenti come su un laboratorio artigianale.

Per Cerea, scrivere canzoni resta un gesto di resistenza creativa. «Dedicare tempo a qualcosa che non ha a che fare con il denaro è una forma di salvezza» – Alessandro Cerea, cantautore e fonico –. Un processo che definisce terapeutico, ma anche collettivo.

L’album sarà presentato dal vivo con un concerto a Milano, occasione per portare sul palco un progetto che nasce in solitudine ma trova senso pieno nell’incontro con il pubblico.

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Orlando Mastrillo
orlando.mastrillo@varesenews.it
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Pubblicato il 15 Febbraio 2026
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