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Arcelli, Oliva, l’America’s Cup, il Varese in A e il Toro di Pulici e Graziani nel racconto di Luciano Lucchina

Una carriera fuori dagli schemi quella del medico varesino, cresciuto accanto ad una Lynotipe, a 38 anni si è laureato in medicina dello sport ma dalle sue mani di massaggiatore sono passati grandi campioni

luciano lucchina


La storia di Luciano Lucchina è quella di un riscatto costruito passo dopo passo. Ex medico dello sport, protagonista dietro le quinte del calcio e della vela internazionale, si racconta nel podcast “Chi l’avrebbe mai detto?” di Radio Materia, ripercorrendo un cammino iniziato come operaio linotipista e approdato, dopo anni di turni notturni e sacrifici, alla laurea in Medicina.

Un percorso non scontato, fatto di studio dopo il lavoro e di una determinazione che lo ha portato a collaborare con figure leggendarie dello sport, fino all’America’s Cup e al contatto con il medico personale di Diego Armando Maradona.

Dalla tipografia alla medicina

Lucchina parte da origini umili. Prima la fabbrica, poi la scelta di iscriversi a Medicina senza lasciare il lavoro. «Studiavo di notte e lavoravo di giorno, non è stato semplice ma avevo un obiettivo chiaro». Nel mondo sportivo entra inizialmente come massaggiatore, esperienza che lo porta a lavorare anche con il Varese in Serie A e con il Torino. Un apprendistato sul campo che diventa la base della sua futura professione medica.

La rivoluzione scientifica nel calcio

Tra i passaggi chiave della sua carriera c’è l’incontro con il dottor Arcelli, figura centrale nell’evoluzione della preparazione atletica. Appassionato di sport e medico di fabbrica della Ignis, Arcelli introdusse nel calcio metodologie derivate dall’atletica leggera: «Fu una rivoluzione silenziosa: i calciatori iniziarono ad allenarsi con criteri scientifici, e il Varese correva più degli altri».

Secondo Lucchina, è in quel periodo che nasce il calcio moderno sul piano della preparazione fisica: programmi mirati, studio dei carichi di lavoro e attenzione ai dettagli che oggi sembrano scontati.

Medicina dello sport: tra scienza e buon senso

Nel podcast, Lucchina offre anche una riflessione critica sull’evoluzione delle terapie. Osserva come molti traumi minori vengano ancora trattati con metodiche che promettono guarigioni rapide ma non sempre supportate da solide basi scientifiche: «Ci sono casi in cui riposo e ghiaccio restano le soluzioni più efficaci. Alcune terapie moderne rischiano di allungare i tempi invece che accorciarli». Un approccio prudente, maturato in anni di esperienza su mal di schiena, problemi articolari e piccoli traumi del professionismo.

Maradona e il dottor Oliva

Lucchina non è stato il medico personale di Diego Armando Maradona, ma ha conosciuto e collaborato con il dottor Ruben Oliva, figura di assoluta fiducia del campione argentino: «Oliva aveva una competenza fuori dal comune. Maradona si affidava solo a lui, soprattutto dopo l’infortunio in Spagna».

Il “segreto”, più che un retroscena clamoroso, è la stima per un professionista capace di coniugare conoscenza clinica e capacità terapeutica, diventando un punto di riferimento imprescindibile per il Pibe de Oro.

L’esperienza all’America’s Cup

Non solo calcio. La carriera di Lucchina si è intrecciata anche con la vela e con l’America’s Cup, esperienza che gli ha permesso di confrontarsi con atleti e staff internazionali, ampliando il suo sguardo sulla preparazione fisica d’élite.

Un progetto per il futuro

Oggi Lucchina guarda avanti. Nel podcast lancia un appello per trovare partner tecnici interessati a sviluppare una sua innovazione progettuale pensata per migliorare il comfort dei sedili sui pullman.

Un’idea nata dall’esperienza sul campo, con l’obiettivo di coniugare ergonomia e prevenzione dei problemi muscolo-scheletrici.

Dalla tipografia alla medicina sportiva internazionale, la sua è una storia che intreccia studio, lavoro e passione, con uno sguardo sempre rivolto alla concretezza e alla ricerca di soluzioni efficaci.

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Pubblicato il 13 Febbraio 2026
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