Dispersione scolastica in provincia di Varese: quasi mille studenti non arrivano alla quinta
Presentato il report prodotto da Ufficio scolastico e Provincia sul numero di studenti tra il 2020 e il 2025. 1.834 studenti non sono arrivati al diploma ma sono 923 i ragazzi che sono diventati invisibili
Varese perde studenti lungo il percorso delle superiori: tra l’anno scolastico 2020/21 e il 2024/25, 1.834 ragazzi non sono arrivati alla quinta. È il dato più forte che emerge dal report sul monitoraggio della dispersione scolastica in provincia di Varese, curato da Laura Caruso e Cristina Zambon, che analizza l’andamento degli iscritti nelle scuole secondarie di secondo grado statali e le traiettorie di uscita dal sistema.
La dispersione scolastica in provincia di Varese continua a rappresentare una criticità strutturale del sistema educativo. I dati raccolti tra il 2020 e il 2025 restituiscono un quadro articolato, che mette in luce fragilità diffuse, soprattutto nei primi anni delle scuole superiori, e conferma come l’abbandono raramente sia un evento improvviso, ma piuttosto l’esito di un percorso segnato da difficoltà progressive.
La rilevazione ha coinvolto classi delle scuole secondarie di secondo grado, statali e paritarie, intercettando in particolare studenti con percorsi discontinui, difficoltà di apprendimento, demotivazione e situazioni di fragilità scolastica. È all’interno di questo bacino che si concentra il rischio più alto di uscita dal sistema formativo.
I numeri della dispersione
Nel complesso, gli studenti ritirati risultano 442, mentre quelli non ammessi alla classe successiva senza richiesta di nulla osta sono 481. Sommando queste due categorie si arriva a 923 studenti definiti “invisibili”: ragazzi che escono dalla scuola senza una chiara prosecuzione del percorso e che rappresentano il fronte più critico della possibile dispersione scolastica.
Le differenze tra scuole statali e paritarie sono marcate. Nelle scuole statali, su una popolazione analizzata di 27.099 studenti, i ritirati sono l’1,4 per cento e i non ammessi senza nulla osta il 12,9 per cento. Nelle scuole paritarie, invece, a fronte di 2.628 studenti analizzati, la quota dei ritirati sale al 2,2 per cento, ma soprattutto colpisce il dato dei non ammessi senza nulla osta, che raggiunge il 61,4 per cento. Una percentuale nettamente più alta, che segnala un rischio molto forte di interruzione del percorso scolastico.
Dove si concentra il rischio
Analizzando la tipologia di scuola, emergono dinamiche differenti. Nei licei il tasso di bocciatura è più elevato, ma la maggior parte degli studenti tende comunque a proseguire nel proprio percorso. Negli istituti tecnici si registra invece una forte incidenza di cambi di indirizzo, mentre gli istituti professionali risultano maggiormente esposti alle cosiddette traiettorie non lineari, con una concentrazione più alta di studenti che cambiano scuola, non richiedono il nulla osta o interrompono del tutto il percorso.
Le traiettorie successive alla non ammissione rappresentano uno degli indicatori più rilevanti. Tra gli studenti non ammessi, una quota minoritaria si reiscrive nello stesso istituto, poco più di un quarto si trasferisce in un’altra scuola, mentre la percentuale più critica è quella di chi non richiede il nulla osta, pari al 61,4 per cento. È questo il dato che più di ogni altro segnala il rischio concreto di abbandono scolastico.
Anche la dimensione territoriale restituisce differenze significative. Nella zona Sud della provincia si registra il numero più alto di trasferimenti e una maggiore incidenza di studenti che non proseguono formalmente il percorso. Nell’area Centro, invece, le traiettorie di uscita dal sistema risultano più contenute. Se si guarda alla percentuale di “nulla osta non richiesto”, il valore più alto si registra nel Nord della provincia, dove quasi uno studente su quattro esce dal sistema senza una chiara prosecuzione. Un dato che viene messo in relazione anche alla vicinanza con la Svizzera e alle opportunità di ingresso precoce nel mondo del lavoro.
L’età più delicata
Le età più a rischio restano quelle del primo biennio. Le criticità emergono soprattutto nelle classi prime e seconde e nei passaggi tra un ciclo e l’altro, confermando che i primi due anni delle superiori rappresentano il momento più delicato per la tenuta del percorso scolastico. Tuttavia, non mancano segnali di difficoltà anche nelle fasi di transizione successive, in particolare tra terza e quarta.
Allargando lo sguardo all’intero perimetro dell’analisi, nell’anno scolastico 2024/2025 sono state coinvolte 24 scuole statali e 11 paritarie. Gli studenti analizzati nelle scuole statali sono stati 25.720, mentre nelle paritarie 2.628. Nelle sole scuole statali, gli studenti non ammessi alla classe successiva sono stati 2.519, pari al 9,8 per cento del totale degli iscritti. Di questi, poco più della metà ha proseguito nello stesso istituto, mentre una quota significativa ha cambiato scuola e un 12,9 per cento non ha richiesto il nulla osta, configurando un’uscita diretta dal sistema di istruzione.
Gli indirizzi più a rischio
Per indirizzo di studio, il numero più alto di studenti non ammessi si registra negli istituti tecnici, seguiti dai licei, dai professionali e infine dai percorsi IeFP. Negli istituti tecnici si concentra anche il maggior numero di cambi di scuola e di studenti che interrompono il percorso senza nulla osta. Nei professionali il fenomeno è più concentrato nelle classi iniziali, mentre nei licei, pur prevalendo la prosecuzione nello stesso istituto, resta significativa la quota di bocciature nei primi anni.
Un altro indicatore importante riguarda gli studenti che si ritirano entro il 15 marzo. Nelle scuole statali il ritiro avviene soprattutto nelle classi intermedie e finali, spesso in coincidenza con fasi di consolidamento del percorso o con le scelte post-diploma. Nelle scuole paritarie, invece, i ritirati sono 57, pari al 2,2 per cento degli iscritti, con una maggiore concentrazione nei licei e negli istituti tecnici e un’incidenza più alta nella zona Sud della provincia.
Nel complesso, le cosiddette traiettorie non lineari comprendono studenti che, dopo la non ammissione, proseguono nello stesso percorso, cambiano indirizzo o istituto, si spostano verso l’IeFP oppure interrompono del tutto il percorso senza nulla osta. È quest’ultima opzione, che riguarda il 12,9 per cento dei non ammessi, a rappresentare il nodo più critico in termini di dispersione scolastica.
Le misure individuate
Il quadro che emerge dalle rilevazioni è chiaro: la dispersione non è un evento improvviso, ma il risultato di fragilità che si accumulano nel tempo, difficoltà nei passaggi tra cicli e scelte di orientamento instabili. Il dato del “nulla osta non richiesto” si conferma come l’indicatore più affidabile per intercettare il rischio di abbandono, in un fenomeno che attraversa tutti gli indirizzi di studio e non riguarda solo l’area tecnico-professionale.
A fare da sfondo, cresce negli anni anche il numero di studenti con bisogni educativi speciali e di docenti di sostegno. La dispersione scolastica va quindi letta insieme a bisogni educativi complessi, difficoltà familiari ed economiche e all’attrazione esercitata dal mercato del lavoro precoce. Un intreccio di fattori che rende necessario un intervento tempestivo, coordinato e continuativo, capace di intercettare i segnali di fragilità prima che si trasformino in un’uscita definitiva dal sistema scolastico.
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