Quando la scrittura cambia la storia e aiuta a pensare: la storia della calligrafa Stella Troyli
Dai manoscritti medievali ai font digitali, la calligrafia racconta una storia lunga secoli fatta di bellezza, controllo e trasformazioni politiche ma anche di benefici cognitivi
Un’arte antica che oggi sembra relegata a corsi creativi o al fascino nostalgico di un gesto dimenticato. Eppure, la calligrafia è stata – e in parte lo è ancora – uno strumento politico, ideologico e identitario. È il cuore dell’ultima puntata del podcast Radio Materia, dove la calligrafa Stella Troyli spiega come dietro la forma delle lettere si nascondano storie, poteri e scelte culturali decisive.
Calligrafia, lettering e scrittura: le differenze
Troyli chiarisce subito una distinzione fondamentale: la scrittura quotidiana, il lettering decorativo e la calligrafia non sono la stessa cosa. «La calligrafia – spiega – è una disciplina tecnica, fatta di ritmo, proporzione e armonia. È un gesto consapevole, frutto di studio e non solo di estetica».
Durante l’intervista, viene raccontato il percorso storico di questa arte: dai manoscritti dei monaci medievali ai caratteri tipografici digitali, molti dei quali ancora oggi riprendono l’impostazione tracciata dai maestri del passato.
Quando la scrittura diventa ideologia
Un tema centrale del podcast è l’intreccio tra calligrafia e potere politico. Secondo Troyli, la forma della scrittura è spesso stata manipolata per affermare ideologie o costruire identità nazionali:
Nei Paesi Bassi dell’Ottocento, la ricerca di un nuovo stile calligrafico andava di pari passo con l’affermazione di una nuova entità statale, con l’obiettivo di allontanarsi da stili considerati troppo “stranieri”.
Durante il nazismo, Hitler vietò il carattere gotico, pur profondamente tedesco, perché ritenuto di difficile lettura e troppo vicino alla cultura ebraica. Un’operazione che mirava a semplificare e omologare anche il linguaggio scritto.
Nel fascismo italiano, si promosse una grafia “dritta” e ordinata, in contrasto con il corsivo inglese, considerato troppo morbido e poco virile. Anche qui, il gesto grafico diveniva veicolo di una narrazione nazionale.
Negli Stati Uniti contemporanei, la scelta del font Calibri da parte dell’amministrazione americana ha suscitato polemiche: Donald Trump ha definito “woke” questa decisione, leggendola come una concessione ideologica alle minoranze, e chiedendo il ritorno a caratteri più “tradizionali”.
La scrittura a mano nell’era digitale
Nel podcast si parla anche dei benefici cognitivi della scrittura manuale. «Scrivere a mano – sottolinea Troyli – rafforza la memoria, la concentrazione e il pensiero lento, competenze sempre più rare nell’epoca degli schermi».
Proprio per questo, la calligrafa ha scelto di dedicarsi all’insegnamento, proponendo corsi in cui si recupera la dimensione gestuale e fisica della scrittura: un modo per rieducare il corpo e la mente attraverso il segno.
Una disciplina da riscoprire
L’intervista con Stella Troyli invita a rivedere la calligrafia non come un hobby nostalgico, ma come una pratica viva, con una sua profondità storica e politica. Un’arte che sa parlare del presente tanto quanto del passato, e che continua a modellare – anche silenziosamente – l’identità di chi scrive e di chi legge.
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