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Corso di arabo a Solaro, la sindaca a Rai Tre: “L’integrazione è un lavoro serio, non uno slogan”

Dopo le polemiche sollevate dall'intervento della Lega, il programma Far West di Rai Tre è arrivato a Solaro per documentare il caso del corso promosso dall’associazione Attadamun, regolarmente autorizzato

Solaro - sindaca Nilde Moretti

Ha fatto tappa a Solaro la troupe del programma Far West di Rai Tre per approfondire una vicenda che nei giorni scorsi ha acceso il dibattito politico locale: la concessione di uno spazio pubblico per un corso di lingua araba rivolto a bambini nati in Italia, organizzato dall’associazione Attadamun.

Il corso si tiene in uno spazio comunale, affittato regolarmente secondo le tariffe previste dal regolamento. E proprio su questo aspetto si è concentrata l’attenzione della sindaca di Solaro Nilde Moretti, che ha incontrato i giornalisti del programma televisivo per chiarire la posizione dell’amministrazione.

“Nessun favoritismo, solo regole e cultura”

«Come previsto dalla convenzione – ha spiegato la sindaca – l’associazione Attadamun ha affittato la sala pubblica esattamente come qualunque altra realtà del territorio. Le tariffe sono stabilite in bilancio e nessuno, durante la discussione del punto in Consiglio comunale, ha sollevato obiezioni. Parlare oggi di favoritismi o prezzi stracciati è semplicemente falso e manipolatorio».

Il corso, secondo l’amministrazione, rientra in una lunga serie di iniziative che da oltre vent’anni trovano spazio a Solaro nell’ambito dei progetti per l’inclusione. «L’insegnamento della lingua d’origine – ha aggiunto Nilde Moretti– è uno strumento che può favorire l’integrazione. I bambini che lo frequentano parlano già italiano o lo studiano a scuola con insegnanti preparati, ma conoscere anche l’arabo permette loro di essere un ponte con le famiglie, di svolgere una mediazione linguistica fondamentale, ad esempio traducendo per i loro compagni o famigliari e facilitando dunque l’intercomunicazione. Senza dimenticare la rilevanza della questione culturale, la scoperta delle proprie origini, l’occasione di accrescere il proprio bagaglio personale».

Una questione culturale, non politica

La polemica è stata innescata nei giorni scorsi dalla Lega, che ha contestato l’opportunità di concedere spazi pubblici per un’attività di questo tipo, ritenendola “discutibile”: «Una scelta – ha scritto la Lega – che configura un’integrazione al contrario». La sindaca respinge nettamente questa visione: «Purtroppo c’è chi ha voluto strumentalizzare la questione buttandola in politica, con la “p” minuscola. A Solaro l’integrazione non è una parola vuota, ma un impegno concreto fatto di corsi di italiano per stranieri, progetti scolastici, lavoro con le associazioni. E tutto questo non può essere sminuito da una narrazione distorta».

“I bambini non si usano per fare polemica”

Il tono della risposta si fa più deciso nel finale, con un richiamo alla responsabilità di chi agita certi temi senza approfondirli: «I bambini sono bambini. Non dovrebbero mai essere usati per agitare tensioni sociali. Non è vietando un corso di lingua come qualcuno vorrebbe che si possono risolvere i problemi di sicurezza e di integrazione, ma con una seria presa di coscienza da parte delle autorità superiori, affinché non abbandonino i Comuni e le realtà decentrate in questa battaglia. A Solaro facciamo molto per agevolare l’inclusione e non intendo lasciare sminuire tutto questo lavoro da una così evidente mistificazione della realtà».

(Nella foto postata dalla stessa sindaca Nilde Moretti su Facebbok, un momento dell’intervista con il giornalista di Rai Tre)

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Pubblicato il 28 Gennaio 2026
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