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Visite “in nero“ scoperte dalla Finanza, rinviati a giudizio a Busto Arsizio un medico e un tecnico sanitario

Un giro che andava avanti da anni. Le accuse: contattavano gli utenti prenotati al Cup proponendo prestazioni in privato. Fra i reati contestati anche il peculato

Generico 26 Jan 2026

Avrebbero sfruttato il loro ruolo nella sanità pubblica per dirottare pazienti verso visite private pagate in contanti, aggirando il sistema delle prenotazioni ufficiali e causando un danno allo Stato e alla collettività. È quanto emerso da un’articolata attività investigativa condotta dai finanzieri del Gruppo di Busto Arsizio, che ha portato al rinvio a giudizio di due dipendenti pubblici – un medico neurologo e un tecnico sanitario – in servizio presso «un’importante Azienda Socio Sanitaria Territoriale», spiegano dal comando ella Finanza di Varese.

Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, per diversi anni i due indagati avrebbero contattato i pazienti regolarmente prenotati tramite il Centro Unico Prenotazioni (CUP), comunicando una presunta indisponibilità del neurologo nella data e nell’orario fissati per la visita in regime di libera professione intramoenia. Contestualmente, avrebbero proposto di rinviare l’appuntamento ed effettuare la visita in forma privata, presso strutture ospedaliere della provincia o direttamente al domicilio del paziente, richiedendo il pagamento in contanti e senza rilascio di fattura.

Le perquisizioni effettuate dai militari e il sequestro di agende e smartphone hanno consentito di documentare il meccanismo fraudolento e di comunicarne gli esiti all’Autorità giudiziaria competente. Dalle indagini sarebbe emerso che, nell’arco di oltre due anni, il sistema avrebbe permesso l’effettuazione di centinaia di visite, generando un profitto ritenuto ingente.

Nel corso degli accertamenti è inoltre emerso che uno dei due indagati avrebbe più volte attestato falsamente la propria presenza in servizio pur non trovandosi sul posto di lavoro. A tal fine avrebbe lasciato il proprio badge all’altro indagato, che provvedeva a timbrare in sua vece, certificando presenze non corrispondenti al vero.

Al termine delle indagini, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Busto Arsizio, su richiesta della Procura della Repubblica, ha disposto il rinvio a giudizio dei due imputati per i reati di peculato, truffa aggravata e false attestazioni o certificazioni.

L’operazione delle Fiamme Gialle varesine si inserisce nel quadro dell’attività di controllo e repressione delle condotte illecite nella Pubblica Amministrazione, a tutela della legalità e delle risorse pubbliche, con particolare attenzione ai comportamenti che incidono sul bilancio dello Stato e sui diritti dei cittadini.

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Pubblicato il 27 Gennaio 2026
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