Il cielo sopra le Prealpi s’infiamma: un’aurora boreale da brividi illumina la notte
C'è stato un momento, nella notte tra il 19 e il 20 gennaio 2026, in cui lo sguardo di chi osservava le vette alpine si è riempito di stupore
Tutta colpa del vento solare. C’è stato un momento, nella notte tra il 19 e il 20 gennaio 2026, in cui lo sguardo di chi osservava le vette alpine si è riempito di stupore. Un’imponente aurora boreale ha scelto le nostre latitudini per manifestarsi in tutta la sua potenza. Una danza di luci che ha trasformato l’arco alpino e prealpino, in un palcoscenico naturale dove tonalità rosso cremisi, verdi e violacee si sono intrecciate sopra l’orizzonte, lasciando senza fiato astronomi amatoriali e semplici appassionati. (lo scatto che pubblichiamo è di Andrea Pistocchini, un appassionato di fotografia e astrofotografia che ha immortalato il fenomeno dall’alpe di Neggia)
Il fenomeno, visibile anche dal nostro Sacro Monte, (la foto qui sotto è stata scatta da Roberto Vanola) non è stato frutto del caso, ma la conseguenza di un’importante tempesta geomagnetica di classe G4, una delle più intense registrate negli ultimi anni.

Tutto ha avuto origine da un’espulsione di massa coronale di notevole portata partita da una regione attiva del Sole. Quando queste particelle ad alta energia colpiscono il campo magnetico terrestre, l’interazione produce quelle luci che solitamente siamo abituati a vedere nei cieli del Nord Europa, ma che in occasioni così straordinarie riescono a spingersi molto più a sud. Per chi volesse approfondire i dettagli scientifici dietro questo evento, Centro Geofisico Prealpino fornisce una spiegazione tecnica accurata a questo link.
L’evento di questa notte non è però un caso isolato in questo scorcio di inverno. Gli esperti spiegano che, sebbene le aurore restino un fenomeno tipico delle regioni artiche, i picchi di attività solare possono disturbare la magnetosfera a tal punto da incanalare le particelle solari lungo linee di campo magnetico che rendono il fenomeno visibile a latitudini insolitamente basse.
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