Il 2025 è stato tra gli anni più caldi di sempre: superata per tre anni la soglia critica di +1,5°C
Il quadro delineato dal Global Climate Highlights 2025 è quindi coerente con le previsioni scientifiche degli ultimi decenni, ma assume oggi un’urgenza ancora maggiore
Il pianeta continua a scaldarsi a un ritmo senza precedenti e il 2025 si conferma come uno degli anni più caldi mai registrati. È quanto emerge dal Global Climate Highlights 2025, il report annuale del Servizio per il Cambiamento Climatico di Copernicus, il programma europeo di osservazione della Terra che monitora in modo sistematico l’evoluzione del clima globale.
Secondo i dati raccolti, il 2025 si colloca tra il secondo e il terzo anno più caldo dall’inizio delle rilevazioni strumentali, in una classifica che vede il 2024 come l’anno record assoluto. Le differenze tra questi ultimi anni sono minime, nell’ordine di pochi centesimi di grado, ma il segnale complessivo è chiaro: il riscaldamento globale non mostra segni di rallentamento. Ancora più significativo è il dato sulla media degli ultimi tre anni, che per la prima volta supera stabilmente la soglia di +1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali (1850–1900), il limite indicato dall’Accordo di Parigi come obiettivo da non oltrepassare nel lungo periodo.
Il limite di 1,5 °C rischia di essere superato in modo permanente già entro la fine del decennio
Il report sottolinea come questo superamento non equivalga ancora a una violazione formale degli impegni internazionali, che vengono valutati su periodi di almeno trent’anni, ma rappresenta un campanello d’allarme molto chiaro. La traiettoria climatica attuale indica infatti che, senza una riduzione rapida e consistente delle emissioni, il limite di 1,5 °C rischia di essere superato in modo permanente già entro la fine del decennio.
Nel corso del 2025, le temperature sono rimaste su valori eccezionalmente elevati per gran parte dell’anno. Alcuni mesi, tra cui gennaio, ottobre e novembre, hanno fatto registrare anomalie termiche particolarmente marcate rispetto alle medie del periodo 1991–2020. Il riscaldamento non è stato uniforme: le regioni polari continuano a essere tra le più colpite, con l’Artico che si scalda a una velocità nettamente superiore alla media globale. Anche gli oceani hanno mantenuto temperature superficiali insolitamente alte, contribuendo a rafforzare gli effetti del riscaldamento e a influenzare la circolazione atmosferica.
Alla base di questi record ci sono fattori ormai ben noti alla comunità scientifica. Le concentrazioni di gas serra, in particolare di anidride carbonica, continuano ad aumentare a causa delle attività umane, intrappolando calore nell’atmosfera. A questo si aggiunge il ruolo degli oceani, che assorbono gran parte dell’energia in eccesso ma, scaldandosi, finiscono per amplificare gli squilibri del sistema climatico. Anche la variabilità naturale, come i fenomeni legati a El Niño e La Niña, contribuisce a modulare le temperature, ma il report ribadisce che il trend di fondo è chiaramente guidato dall’azione antropica.
Le conseguenze di questo riscaldamento si riflettono già in un aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi estremi. Ondate di calore più prolungate, periodi di siccità alternati a precipitazioni intense, stress termico per le popolazioni e per gli ecosistemi sono elementi sempre più ricorrenti. L’aumento della temperatura dei mari incide inoltre sulla salute degli ecosistemi marini e sul livello di ossigeno delle acque, con ripercussioni sulla biodiversità e sulle attività umane legate al mare.
Il quadro delineato dal Global Climate Highlights 2025 è quindi coerente con le previsioni scientifiche degli ultimi decenni, ma assume oggi un’urgenza ancora maggiore. Copernicus ribadisce la necessità di interventi immediati e coordinati a livello globale per ridurre drasticamente le emissioni di gas serra, affiancando alle politiche di mitigazione anche strategie di adattamento capaci di ridurre i danni già inevitabili. Senza un cambio di rotta deciso, avverte il report, gli anni record rischiano di diventare la nuova normalità.
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