Dal palcoscenico della danza al pascolo tra i monti, Chiara Pasquali ha scelto le capre e Vararo
Più di 20 anni fa la scelta di cambiare radicalmente vita e prospettive. Chiara racconta a Radio Materia come è nata la sua azienda agricola Capre e Cavoli e le sfide che, insieme alla famiglia, ha dovuto vincere
Dalle aule universitarie alla stalla, dal palcoscenico della danza al pascolo tra i monti: è il percorso di Chiara Pasquali, titolare dell’azienda agricola “Capre e Cavoli” di Vararo, raccontato nella trasmissione Chi l’avrebbe mai detto su Radio Materia. Un’intervista che attraversa sogni, ostacoli e conquiste di una donna che ha scelto la montagna per coltivare libertà, famiglia e sostenibilità.
Dalla danza classica alla montagna
Chiara è cresciuta tra sport e danza classica, ma ha sempre sentito un richiamo verso la natura. Una vocazione nata anche dalle radici familiari: i nonni gestivano il Mulino Rigamonti a Ghirla, la madre portava le vacche al pascolo, e uno zio agronomo, impegnato in Africa, le ha trasmesso l’idea che l’agricoltura potesse essere una forma di libertà.
«Ho scelto Agraria perché volevo costruire qualcosa che fosse mio – racconta Chiara – Volevo vivere all’aria aperta, in un luogo che offrisse silenzio e spazio ai miei figli».
Capre, formaggi e un’idea di benessere
Nel 2002 nasce ufficialmente “Capre e Cavoli”, a Vararo, piccola frazione sulle Prealpi varesine. La scelta del luogo non è casuale: un compromesso tra le passioni del marito per l’altitudine (oltre i 750 metri) e quella di Chiara per l’allevamento. Oggi l’azienda conta circa trenta capre da latte, allevate con grande attenzione al benessere animale.
Tra i prodotti più apprezzati ci sono la ricotta, i formaggi affinati e le specialità locali come i “Baci di Vararo” o il blu di capra. Ma dietro ogni forma di formaggio c’è una filosofia: rispetto per i ritmi della natura, cura artigianale e legame con il territorio.
Una maternità rurale e resiliente
La maternità in contesto rurale è uno dei temi centrali dell’intervista. Chiara racconta la fatica di conciliare lavoro agricolo e vita familiare, ma anche la forza che nasce dall’autenticità di questa scelta. Dopo la pandemia, l’azienda si è evoluta: è nata una piccola attività agrituristica e si sono sviluppati nuovi servizi, come la consegna a domicilio dei prodotti caseari.
«L’agriturismo è diventato un modo per far conoscere la nostra realtà e creare legami – spiega – Durante il Covid ci siamo reinventati, mantenendo il contatto con le persone anche a distanza».
Eva, la figlia minore, e un futuro radicato
La voce finale dell’intervista è quella di Eva, la figlia minore, che con semplicità e orgoglio racconta la vita tra gli animali, la scuola e il formaggio. Un tassello che completa il quadro: “Capre e Cavoli” è più di un’azienda agricola, è un modo di vivere che intreccia scelte personali, sostenibilità ambientale e radicamento locale.
Una crescita silenziosa ma tenace, come quella di un bosco di montagna: nata da un piccolo seme familiare, nutrita da studio e fatica, e capace di resistere ai venti del cambiamento senza mai spezzarsi.
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