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Il frutteto dell’“ebreo”. Un racconto fuori dai social

A scriverci è Fabio Lopez, direttore del Parco delle Groane dal 1982 al 2005 e attuale presidente del Comitato Pietre d’Inciampo Monza e Brianza. Un racconto ricco e prezioso, che pubblichiamo per intero: un tassello importante per fare memoria e ricordare chi è stato Giorgio Wischkin

Generico 31 Jul 2023

La storia dell’ebreo che sparava alle nuvole dal frutteto di Ceriano Laghetto ha risvegliato una serie di ricordi e siamo ben felici di pubblicarne un altro dopo quello di Giulio Starinieri che ci ha aiutato a delineare la figura del proprietario di quell’attività, il signor Wischkin.

A scriverci è Fabio Lopez, direttore del Parco delle Groane dal 1982 al 2005 e attuale presidente del Comitato Pietre d’Inciampo Monza e Brianza. Un racconto ricco e prezioso, che pubblichiamo per intero


Nel 1982 quando fui nominato direttore del Parco delle Groane la mia attenzione si concentrò su quel frutteto che si trovava proprio al centro del parco, l’unico in tutta la Brianza, circondato da boschi di querce e di pini, nonché sulla Polveriera, deposito militare allora ancora attivo, che fu usato anche dalla Wermacht, posto a meridione, nel medesimo comune.

Il frutteto di Ceriano era un podere cintato che custodiva il laghetto il cui nome è associato a quello dell’abitato. Vi producevano grosse pere per l’industria conserviera, e, quando c’era rischio elevato di grandine, effettivamente il fattore, un omone ben in carne dai metodi sbrigativi, azionava la bombarda citata che avete riportato. Sia come sia, il metodo funzionava; semmai, quello che funzionava meno bene era la quantità di antiparassitari che venivano irrorati prima e dopo la fioritura (sovente egli irrorava anche la vicina strada provinciale e i boschi sul lato opposto).

A Ceriano era detto “il frutteto dell’ebreo”, così, senza altra aggiunta. “Quello lì – dicevano in paese – si è impossessato del Laghetto, el noster laghétt, è un ebreo con un nome strano”. A me, da ebreo cresciuto con l’eredità del pesante fardello sopportato dai nostri genitori, quell’atteggiamento proprio non andava giù. Il nome strano era Giorgio Wischkin. L’ho conosciuto la prima volta a causa di un contenzioso per un verbale d’accertamento proprio per quell’uso eccessivo degli antiparassitari del suo fattore. Tutte le volte che sentivo la gente, anche gli amministratori, parlare dell’ “ebreo” ribattevo che si trattava di una persona con un nome e un cognome, un imprenditore come altri. Wischkin era effettivamente ebreo, nato a Riga in Lettonia nel 1912, ma venuto a Merano nel 1918 e poi trasferitosi a Ceriano nel 1939 (il frutteto era già stato avviato qualche anno prima); di mestiere primario era commerciante di pellicce, aveva avviato quella attività agricola credo per passione e sfida d’impresa. Durante la guerra si rifugiò in Svizzera, e gli furono confiscate le proprietà in quanto beni ebraici.

Il Comune aveva, negli anni ’70, intentato una causa possessoria del laghetto, sostenendone la demanialità, in quanto acque interne. Andò buca e perse la causa; questo aumentò l’insofferenza fra gli abitanti locali verso “l’ebreo”.

Venni a sapere che Wischkin, nell’immediato dopoguerra, aveva aperto le porte della sua tenuta a gruppi di ebrei reduci dalla Shoah o da nascondigli di ogni tipo, in supporto a al centro di raccolta dei profughi che si trovava a Milano, i cui spazi erano limitati. Andai un giorno a trovarlo, rivelandogli il mio interesse personale e umano; instaurai con lui un ottimo rapporto di conoscenza e di rispetto reciproco. Era un signore d’altri tempi, sempre elegante e gentile, ma, giustamente, insofferente per come era visto in paese. Mi fece vedere l’edificio in cui era stato allestito l’alloggio, minimizzando l’aiuto importante che aveva fornito alla causa dei reduci dalla persecuzione.

Nel 1946 il frutteto di Ceriano ospitò il primo campeggio dei giovani ebrei milanesi e del nord Italia: qui nacque la Hashomer Atzair, l’organizzazione scautistica degli ebrei, e le ragazze e i ragazzi presero i soprannomi degli animali del bosco circostante; qui nacquero grandi amori, sfociati talvolta in nozze, in diversi scelsero la via della Terra Promessa.

Nel 1990 la Polveriera sottostante venne dismessa e il Parco delle Groane avviò la trattativa per averne possesso; alle soglie del nuovo millennio riuscimmo a trasformarla da luogo di guerra a luogo di pace, quale sede dell’ente, centro visitatori e convegni, su progetto del sottoscritto.

Nel 2002 organizzai alla Polveriera di Ceriano il Giorno della Memoria; volli come ospite d’onore proprio Giorgio Wischkin. Fu l’occasione per una riconciliazione con il paese, l’incontro e la stretta di mano con la giovane sindaca Antonella Ferrario, il ricordo di quegli anni terribili e della ripresa, con il ritorno degli ebrei dalla Shoah e dalla clandestinità. Giorgio è scomparso nel 2007 ed è seppellito nel cimitero ebraico di Merano. Il pereto è divenuto meleto, salvo un lembo tutelato come memoria del paesaggio, ed è stato acquistato dal consorzio Melinda.

Abbiamo cercato di mantenere vivo il legame fra questi luoghi e le vicende di quegli anni. Nella Polveriera, per iniziativa della Associazione Senza Confini di Seveso, è stato creato il Bosco dei Giusti, in memoria di coloro che si sono spesi per salvare le vite, in accordo con Gariwo.

Nel 2017 è stato organizzato un grande raduno scout, riuscendo a far convergere centinaia di giovanissimi al Centro Parco, appartenenti alle organizzazioni cattoliche (Agesci), laiche (CN Gei), musulmane (Assim), ebraiche (Hashomer Atzair). Era previsto di andare al frutteto e innalzare la bandiera degli scout proprio in ricordo di quegli eventi del 1946, ma il gestore del frutteto la domenica si riposava, e, salvo congruo compenso, non avrebbe aperto il cancello. Rimase chiuso, e la bandiera sventolò fra le riservette delle munizioni.

Fabio Lopez, direttore del Parco delle Groane dal 1982 al 2005; attuale presidente del Comitato Pietre d’Inciampo Monza e Brianza

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Pubblicato il 02 Agosto 2023
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